SONO IN POCHI A CONOSCERE LA SITUAZIONE DEL PROPRIO FONDO PENSIONE

SONO IN POCHI A CONOSCERE LA SITUAZIONE DEL PROPRIO FONDO PENSIONE

Alla fine del 2024, secondo la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), il numero di iscritti alla previdenza complementare in Italia aveva raggiunto i 9,95 milioni, con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente. Questo dato rappresentava circa il 38,3% della forza lavoro italiana, comprendendo sia gli occupati che i disoccupati con almeno 15 anni di età.

In dettaglio, gli iscritti sono così suddivisi tra le diverse tipologie di fondi:

– Fondi negoziali: 4,1 milioni, in crescita del 5,5% rispetto al 2023.

– PIP “nuovi”: 3,7 milioni, in crescita del 2,5% rispetto al 2023.

– Fondi aperti: 2,0 milioni, in crescita del 7,0% rispetto al 2023.

– Fondi preesistenti: 660 mila, in crescita dello 0,9% rispetto al 2023.

– PIP “vecchi”: 282.000, in leggero calo rispetto al 2023.

È importante notare che il numero di posizioni in essere (cioè il numero totale di posizioni in fondi pensione, anche considerando le adesioni multiple) è superiore al numero di iscritti e pari a 11,1 milioni nel 2024. Questo perché si può essere iscritti a più di un fondo pensione.

In realtà, a fronte di questa massiccia adesione alla previdenza complementare, sono veramente pochi coloro che conoscono concretamente la situazione del proprio accantonamento previdenziale. Questo aspetto è decisamente negativo, perché stiamo parlando di posizioni che costituiranno una parte della pensione futura o, comunque, se si dovesse optare per il riscatto del capitale si tratta di una forma importante di accantonamento di risorse per molti anni che deve avere la giusta considerazione.

Purtroppo, accade di frequente che assume più importanza la leva fiscale rispetto alle motivazioni del servizio sottoscritto. Mi riferisco al grande vantaggio dato dalla deducibilità dei premi versati: infatti, al momento del versamento si “scarica” dalle tasse alla propria aliquota IRPEF, mentre al momento della pensione viene tassato con una percentuale decisamente inferiore e compresa tra il 15% e il 9%.

In alcuni casi c’è chi pensa persino che il vantaggio fiscale derivi dalla banca o dall’assicurazione che ha proposto l’investimento fondo pensione, mentre in realtà si tratta di un beneficio legato alla normativa italiana che ha voluto incentivare la previdenza complementare dal momento che le prestazioni pensionistiche pubbliche sono destinate a calare considerevolmente nei prossimi anni.

Cerchiamo quindi di approfondire il tema indicando quali sono i punti fondamentali che un aderente alla previdenza complementare deve sapere:

– dove può reperire le informazioni sul suo fondo pensione;

– qual’è la linea d’investimento scelta e se soddisfa le proprie esigenze;

– quanto ha investito, prelevato, maturato;

– quali sono i costi direttamente e indirettamente sostenuti;

– quanto ha reso negli anni la linea d’investimento scelta;

– se è possibile cambiare fondo pensione prima della scadenza e a quali condizioni.

Gran parte di queste informazioni si possono ricavare da un documento standard:

IL RENDICONTO ANNUALE, che deve essere inviato a tutti gli aderenti in forma cartacea oppure con procedura online.

Per facilitare la lettura e l’apprendimento di questo documento, ne riportiamo le schermate originali.

La figura 1 riporta i dati essenziali della posizione: importo versato, eventuale importo prelevato, il rendimento conseguito dalla gestione dall’inizio del rapporto e l’importo totale maturato.

La figura 2 riepiloga nel dettaglio a che titolo sono stati versati i contributi previdenziali ed eventuali richieste di riscatto anticipato. Entrambi i dati sono divisi per competenza: ultimo anno e dall’iscrizione. In questo modo si può agevolmente controllare le singole voci per capire se vi sono delle esclusioni.

La figura 3 ci dà una chiara lettura su come sono investite le somme in base alla linea d’investimento scelta. Capita speso di trovare posizioni relative a giovani lavoratori che hanno scelto, o sono stati consigliati a scegliere, una linea prudente o garantita. In questi casi è molto probabile che i costi applicati siano superiori al rendimento ottenuto e quindi alla scadenza la prestazione pensionistica sarà molto penalizzata.

La figura 4 riepiloga quali sono stati i rendimenti effettivi ottenuti dalla linea d’investimento sottoscritta. Sono riportati più dati: quelli dell’ultimo anno, ma anche quelli relativi agli ultimi 3, 5, 10 e 20 anni. In questo modo il sottoscrittore di un fondo pensione può:

a) prima di sottoscrivere il fondo, vedere quale sia stato il rendimento effettivo ottenuto negli anni precedenti da tutte le linee d’investimento proposte;

b) nel corso degli anni in cui versa, tenere monitorato il rendimento per confrontarlo con quello dei mercati e degli altri fondi pensione.

La figura 5 riporta i costi sostenuti direttamente e indirettamente dal sottoscrittore. Questo aspetto è spesso sconosciuto dagli aderenti dei fondi pensione, in quanto spesso non viene fornita da parte del soggetto collocatore una sufficiente spiegazione. Ci sono casi come i PIP (le polizze assicurative che adottano la stessa normativa dei Fondi Pensione Aperti), in cui il sottoscrittore arriva a pagare dal 3 al 5% come costo sulle somme versate, oltre ad un’ulteriore commissione di gestione che si aggira tra il 2 e il 3% applicata ogni anno sulla somma totale. Chiunque comprende che simili costi possono condizionare negativamente il risultato finale ottenibile dall’accantonamento previdenziale. Pertanto, è fondamentale fare un confronto tra il rendimento ottenuto ed i costi sostenuti per capire la bontà del fondo scelto.

Per quanto riguarda la possibilità di trasferire un Fondo Pensione Aperto o un PIP durante il periodo di versamenti, la risposta è sì, purché siano trascorsi almeno due anni dalla sottoscrizione.

Per concludere si può affermare che gli strumenti di valutazione e verifica ci sono, ma vanno utilizzati come auspicato dalla normativa sulla trasparenza. Se invece si intende avere delle informazioni più dettagliate per capire ad esempio quale potrebbe essere il Gap Previdenziale e come riuscire a colmarlo, si devono fare degli approfondimenti più tecnici con il supporto di Consulenti.

Paolo Leonardi