Coro Lago Rosso, canti, emozioni e memorie

Coro Lago Rosso, canti, emozioni e memorie

Ottant’anni di note

TUENNO. Ottant’anni di canti e di amicizie, una storia che continua e si rinnova con le tante emozioni che solo i canti di montagna sanno dare. Questo è il “Coro Lago Rosso di Tuenno”, un gruppo canoro che quest’anno festeggia l’importante traguardo dei sedici lustri con una serie di eventi e concerti. L’anniversario è l’occasione per riannodare i fili di questa lunga storia ripercorrendone sulle colonne de “Il Melo” i momenti più significativi.

Costituito a Tuenno nel lontano 1946, e rifondato nel 1983 dopo una breve sospensione da un gruppo di appassionati del canto popolare di montagna, il “Coro Lago Rosso” prende il nome dal lago di Tovel, incantevole specchio d’acqua, perla delle Dolomiti di Brenta e famoso in tutto il mondo per la sua particolare colorazione rossa che assumeva nel corso delle estati.

Oggi il gruppo corale conta 28 effettivi con un’età media sui 40 anni e una lunga strada davanti con l’entusiasmo della giovinezza grazie anche al ricambio generazionale. Nel gruppo infatti non mancano nuove leve tra cui un diciottenne da poco entrato come ‘effettivo’, con presenze anche di cantori di paesi vicini a Tuenno, la comunità di cui il coro è testimone di valori antichi e sempre attuali.

“Al Coro si stanno avvicinando ancora dei giovani allievi, come giovani sono il nuovo maestro Davide Iob coadiuvato dal fratello Valentino e all’occorrenza dal maestro Massimiliano Cova e questo ci fa ben sperare per il futuro” – sottolinea il presidente Giulio de Concini, cantore da sempre e presidente da 10 anni. “Le motivazioni – spiega – sono individuabili – oltre che in una sincera predilezione per il canto e nella possibilità di aggregazione offerta dal condividere una sana passione in un bel gruppo – negli eventi e impegni collaterali che mirano a trasportare il canto popolare di montagna nelle contaminazioni della cultura, dello spettacolo, della storia, con riletture, rielaborazioni e attualizzazioni che mirano a stupire e coinvolgere emotivamente gli spettatori e i cantori stessi. Aperti alle varie sensibilità musicali ed al gusto del pubblico rimanendo però sempre nel solco della tradizione trentina del canto corale popolare”.

Un repertorio eterogeneo che riflette gusti e stili diversi ed un brano ‘bandiera’, il canto “Al lac’ da Töel” (tradotto: Al lago di Tovel) scritto dal tuennese Enrico Quaresima (autore tra l’altro del monumentale Dizionario Anaunico e Solandro) e armonizzato da Luigi Pigarelli.

“Il canto – sottolinea de Concini nell’esortare tutti gli appassionati al canto a farsi avanti senza timore – dà l’opportunità di scambi culturali, conoscere nuove realtà crea relazioni ed amicizie. Una “vocazione culturale” che il Coro Lago Rosso conserva nel suo DNA fin dalla nascita ottant’anni fa (ne sono testimoni le tante trasferte in Italia, Europa e oltreoceano), compleanno che condivide con la sezione della Sat di Tuenno a suggello del forte legame che lega il gruppo alla montagna”.

Giacomo Eccher

Le origini del canto popolare a Tuenno

Quando si parla di cori della montagna, di solito, si fa riferimento ai fratelli Pedrotti che nel 1926 fondarono il coro della Sat che si presentò in pubblico nello stesso anno al Castello del Buonconsiglio.

Prima di questa data, comunque, nei paesi, in campagna e sulle nostre montagne i Trentini provavano sempre piacere nel cantare in pochi o in molti, unendo insieme le loro voci, formando coro. È ben documentata, inoltre, l’esistenza di gruppi corali nelle chiese per accompagnare le Messe solenni e le altre funzioni religiose.

Tuenno, una delle comunità più popolose della valle di Non, nei primi anni del ‘900 poteva contare su un congruo numero di uomini che formavano il coro parrocchiale.

Va detto, però, che il piacere di cantare apparteneva al popolo non solo nelle festività ma anche nei momenti del lavoro. I meno giovani certamente ricordano quando, verso luglio, una parte dei contadini si recava sul “mont” per la fienagione di montagna, “La Montesón”. Vi rimanevano a intervalli più o meno lunghi per “segare” e raccogliere il fieno, necessario nelle stalle durante i lunghi inverni di allora. Era un lavoro assai faticoso e talvolta, finita la giornata, dopo aver mangiato qualcosa fuori dalla baita o dalla tenda, il gruppo intonava qualche canzone popolare o canti degli alpini, improvvisando partiture da bassi e baritoni, con le voci femminili che sostenevano i tenori. Questi erano i primi cori di montagna, non preparati musicalmente ma certamente non meno piacevoli.

Fu negli anni del primo dopoguerra ed esattamente nel 1946, che il gruppo dei cantori raccolse maggiori adesioni, tanto da formare un vero e proprio coro di montagna. Un gruppetto di volonterosi formato fra gli altri da Angelo Leonardi, Guido Valentini (tondo), Domizio Valentini, Lino Fedrizzi, Ivo Concini, Federico Borga, diede vita ad alcune iniziative come l’orchestra “Ladina”, che allora allietava numerose feste paesane e accompagnava musicalmente anche alcune operette, animarono la filodrammatica nel teatro dell’oratorio e costituirono una sezione della SAT e un coro di montagna che venne chiamato “Coro della SAT di Tuenno”.

Il primo direttore del coro fu il prof. Lino Borga, uomo di cultura, amante della montagna in tutte le sue forme, cultore della storia locale e poeta soprattutto dialettale; la musica, invece, era insegnata da Enrico Sandri, che era contemporaneamente direttore del coro della chiesa. La prima carica di presidente fu ricoperta da Federico Borga.

Il problema del nuovo coro fu quello di trovare una sede per le prove. Il sig. Cova, titolare dell’osteria conosciuta col nome di “Fosinero”, mise generosamente a disposizione un ambiente nella sua locanda, la casa dove oggi si trova la Cassa Rurale. La prima esibizione in pubblico avvenne nella primavera del 1947 nel teatro parrocchiale, insieme con l’orchestrina “Ladina” e la filodrammatica locale.

Nello stesso anno, i coristi hanno voluto dotarsi di una divisa. Tramite amici, essi acquistarono la stoffa colorata e sportiva a prezzo di costo. Le camice furono confezionate dalla sarta Rina Leita, moglie di un componente del coro. L’anno successivo, alla camicia si aggiunse la cravatta.

Nell’anno 1950, dopo alcuni concerti in diversi paesi limitrofi, il coro modificava la sua denominazione in “Coro Lago Rosso della SAT di Tuenno”. Ricordiamo che il lago allora era veramente rosso tutte le estati.

Alla direzione del complesso subentrò Enrico Sandri, che era dotato di un vero talento musicale e già da tempo operava nel mondo del canto popolare. Infatti, a Trento, per un certo periodo collaborava anche nel coro della SOSAT insegnando la partitura musicale dei settori; nello stesso periodo, contribuì anche alla diffusione della polifonia sacra. Il coro cominciò ad affermarsi a livello regionale, tanto da partecipare, nel 1954, al concorso che si era tenuto al Kursaal di Merano. In questa occasione si classificò al secondo posto.

Il coro sotto questa nuova veste proseguì la sua attività fino alla fine del 1959. Nel dicembre di quell’anno infatti, il maestro dovette trasferirsi a Trento per motivi di lavoro e pertanto lasciò la direzione del coro.

Mancando il direttore, ci fu un momento di sbandamento, ma non venne mai meno la voglia di cantare. Infatti alcuni coristi confluirono nella corale polifonica parrocchiale diretta all’epoca da Pio Tretter, portando in questo complesso nuova linfa.

Con questa composizione il coro, oltre a partecipare ai riti liturgici si esibiva anche in canti della montagna presentandosi talvolta come Corale o Coro Lago Rosso e raggiunse notevoli traguardi di rilievo. La corale partecipò alla quinta Rassegna Internazionale di Cappelle Musicali di Loreto, ottenendo successo e consenso unanimi.

Quindi negli anni ’60, ma anche successivamente, molti cantori di Tuenno migrano verso altri complessi canori della valle, non trovando più in loco un raggruppamento corale atto a soddisfare la loro passione e il loro talento. Questa situazione però, come è evidente, non può durare a lungo. Così, nel 1983, si ha la rinascita del coro che mantiene l’antica denominazione e si inserisce nel solco della tradizione originaria. Da tutti è salutato con grande entusiasmo e soddisfazione.

Da questo momento e sotto la direzione di vari maestri, il coro comincia a crescere. Iniziano i momenti di grande soddisfazione con diverse uscite in tutto il Trentino Alto Adige e in Italia dove il coro si è esibito ed ha partecipato a rassegne musicali in quasi tutte le regioni, dal Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Toscana ma anche in Basilicata, Campania, Puglia e Sicilia. Molto significativi sono i gemellaggi con il Coro di Usini e quello di Arborea in Sardegna.

Negli anni il coro ha partecipato a molte trasferte all’estero con concerti in Austria, Germania, Belgio, Francia, Repubblica Ceca, Svizzera, Romania. Molto interessanti sono stati gli scambi culturali con il coro dell’università di Brnò in Repubblica Ceca, il Coro Angeli di Cluj in Romania ed il Coro M.G.V. Sängerbund di Heidelberg in Germania.

Toccante la trasferta a Parigi nel 2003 che ha avuto il prestigioso avvallo ufficiale della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige in occasione del 105° compleanno di Emanuele Dalpiaz di Flavon sicuramente tra gli ultimi combattenti Kaiserjäger della Prima Guerra Mondiale ancora in vita e residente nella capitale francese.

Il coro ha effettuato due fantastiche trasferte oltreoceano di 10 giorni, la prima in Argentina nel 1998 con concerti per gli emigranti trentini nelle città di Cordoba, Colonia Tirolesa, Rafaela, Rio Cuarto, Sampacho e San Francisco e l’altra in Brasile nel 2006. Anche in questa occasione il coro si è esibito in concerti per i vari circoli degli emigranti trentini nelle regioni di Santa Catarina, Paranà e lo Stato di San Paolo. Nei 1600 chilometri percorsi il coro ha cantato nelle città di Blumenau, Curitiba, Florianopolis, Nova Trento, San Paolo e Taiò.

Il “Coro Lago Rosso”, festeggia quest’anno l’importante traguardo dell’80° di fondazione

Nella vita del paese, ancora oggi come una volta, il canto ha un fascino ed una forza d’attrazione incomparabili; nel mondo frenetico in cui viviamo esso aiuta a creare e mantenere legami di vera amicizia, è un mezzo per superare dissensi, discordie e difficoltà che molto spesso troviamo lungo il nostro cammino.

Pensiamo che tutti, poco o tanto, abbiamo provato qualche volta a cantare da soli in casa, sul lavoro, ma soprattutto nei momenti di festa e di pausa dalle fatiche quotidiane. In gruppo, poi, è ancora più bello. Ciascuno, unendo la propria voce a quella degli altri, sente di non essere solo e sente di poter contare sulla forza e sull’amicizia di tutti. Anche se per poco, si dimenticano i problemi del presente per aprire un varco alla fantasia. Si dà corpo a quelle aspirazioni e a quei sogni per i quali non c’è posto nell’esistenza quotidiana.

Il “Coro Lago Rosso” è arrivato fino ad oggi grazie all’impegno di quei “cantori” che lo avevano già fondato nel primo dopoguerra, esattamente nel 1946, ed all’impegno successivo di quanti, nel 1983, hanno voluto con molta forza ed entusiasmo ripercorrerne le tracce per portare avanti nel tempo questa bella tradizione del nostro paese.

In questa occasione il Coro vuole esprimere il ringraziamento ed i migliori auguri per il bel traguardo raggiunto ai coristi attualmente in forza e all’attuale direttore, Iob Davide. Vuole inoltre ricordare e ringraziare quanti, dal 1946, hanno contribuito alla crescita professionale del gruppo corale e all’espansione della cultura del canto nel nostro paese e in quelli limitrofi, ed invitare le nuove generazioni all’approccio alla coralità avvicinandosi ed a far parte attiva del “Coro Lago Rosso”.

IL CORO, UN GRUPPO DI AMICI

“Quando un gruppo di amici

si ritrova in compagnia

a ricordare i tempi passati

ma anche quelli futuri,

innamorato pazzo per i canti di montagna,

che altro può fare

se non mettere insieme le voci in coro

per cantare la gioia di cantare?

è racchiusa nel canto

la saggezza di un popolo montanaro

che con le sole sette note

ha creato melodie per leggende,

fiabe e storie più lontane,

perché nessuno le dimentichi.”

Claudio Concini

Redazione