Pejo. Il museo delle streghe

Pejo. Il museo delle streghe

Vittorio Pirri (*)

Il Museo delle Streghe di Pejo apre nel 2019 con lo scopo di salvaguardare e valorizzare le tradizioni immateriali della magia popolare. É il settimo in Europa a trattare una tematica archeo-etnografica ed etnologica il cui studio sistematico sorse non più di una cinquantina di anni fa.

Il museo è il più piccolo del Trentino (40 m. quadri), ma indubbiamente il più singolare, accogliendo oltre 600 reperti non solo di provenienza regionale, ma anche di altre zone italiane e del mondo. Attraverso le collezioni esposte si accede ai numerosi aspetti del mondo di coloro che furono denominate streghe, aventi la sola colpa di non appartenere alla cultura dominante di quelle epoche: la loro iconografia nella cultura popolare, l’influenza che ebbero nel mondo agricolo-pastorale, i loro luoghi di culto, i metodi di divinazione, gli incantesimi, gli amuleti.

In questo campo di studio i termini “immaginario” e “superstizione” non sono contemplati poiché autorizzano a non approfondire le origini di queste antichissime tradizioni ed a porle alla mercè di inquinamenti culturali, teologici e, al peggio, di moderne improvvisazioni.

Per tale motivo le testimonianze dei fatti e delle leggende nel contesto popolare, anche se spesso collegati ad ambiti di povertà e degrado, mantengono per molti aspetti quel sincretismo tra paganesimo e cristianesimo che ci hanno permesso di risalire almeno in parte, alle realtà originarie sottraendole all’astrazione delle versioni documentarie inquisitoriali.

Per tale motivo l’approccio di studio storico è preso con le dovute cautele nei riguardi dei pur preziosi documenti di archivio, per la maggior parte forzati allo schema teologico della stregoneria e della demonologia cattolica.

Dai risultati delle ricerche a carattere archeo-etnografico, appare in realtà chiaro che in tutta la cultura popolare le streghe non ebbero mai bisogno del diavolo per ottenere i loro poteri secondo la versione dei documenti inquisitoriali. In effetti come dominatrici dei segreti della Natura, esse non necessitavano di un signore del male. In pratica le ricerche del museo sono improntate alla versione storico-culturale dei vinti; quella dei vincitori, anche se più semplice nella ricerca, ci riguarda relativamente.

Adottando una chiave di lettura multidisciplinare, in Val di Non sono risultati interessanti parecchi luoghi citati nei documenti inquisitoriali, ma soprattutto recuperati dalle preziose interviste sul territorio che le tradizioni vogliono frequentati da streghe o altri esseri mitici, in tempi passati.

Affascinanti si sono rivelati, tra gli altri, il Monte Ozol, il Monte Roen, i paesi di Salter di Romeno, i dintorni di Scanna e inaspettatamente il santuario di San Romedio. In Val di Sole ecco rivelarsi, ad esempio, Cusiano, la località Derniga presso Ossana, Montes, la Val de la Mare presso Cogolo e il mitico Passo del Tonale.

Con tali metodi di ricerca si ha la netta sensazione dì non guardare semplicemente un luogo in cui si ambientava la leggenda, ma di vedere le realtà cultuali e culturali che lo legavano alla magia e alla stregoneria di quelle lontane epoche.

I consensi ricevuti in questi primi anni dai visitatori del Museo delle Streghe, sono stati motivo di grande soddisfazione e hanno ampiamente ripagato le dure critiche di coloro che ancora faticano ad interpretare la tematica esclusivamente come materia di studio scientifico. Rimane comunque interessante nell’ottica antropologica capirne le motivazioni.

I numerosi reperti hanno spesso annullato il tempo di coloro che li osservavano facendo riemergere i sopiti e preziosi ricordi delle pratiche magiche delle nonne, prontamente annotate come rara documentazione etnografica. Il riscontro di pratiche ed oggetti magici comparati dai visitatori provenienti da tutte le regioni italiane, ma anche estere, hanno spesso meravigliato come accomunassero contesti sociali distanti e culturalmente diversi tra loro.

In tal senso il museo si dimostra una realtà viva, dinamica, dove l’interazione non è affidata ad un video o ad un computer, ma nasce spontaneamente tra le persone. I numerosi reperti esposti ed il continuo recupero di nuovi, ha portato piacevolmente parecchie visitatrici e visitatori a tornare più volte a farci visita il che fa del Museo delle Streghe di Pejo un piccolo-grande museo.

(*) Vittorio Pirri, nato a Verona nel 1961, Illustratore grafico-pubblicitario. Svolge un percorso di studio accademico volto all’acquisiz dell’Archeologia preistorica. Nel 1986 e presidente dei Gruppi Archeologici della sezione di Verona. Nel 1987 e organizzatore del gruppo giovanile dell’Archeoclub d’Italia e collaboratore della Soprintendenza di Verona. Nel 1993 si dedica alla ricerca archeologica di superficie in Val di Sole e consegue nuove scoperte archeologiche sul territorio vallivo, rivalutando la materia di studio nel settore turistico.

Approda all’archeo-etnografia come conseguente evoluzione degli studi storico-archeologici. Nel 2007 pubblica il libro “Tra stue e stale”, frutto di una approfondita ricerca sulle tradizioni popolari nel paese di Pejo. Nel 2025 pubblica “Caterina e le altre streghe”, una ricerca sulle tradizioni magiche nel contesto del paese di Vermiglio. Fonda il museo a carattere etnografico ed etnologico “Il Museo delle Streghe”. Attualmente continua le ricerche per il recupero delle tradizioni sulla magia popolare in diversi contesti culturali.

Il Museo delle Streghe è a Pejo paese in via XXIV maggio n 22. Aperto dal 6 luglio al 26 settembre con orari 10.00/12.00 — 16.00/19.00.

Per info 340 2311537.

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Museo delle streghe di Pejo.

Redazione