Caseificio sociale di Romeno

Caseificio sociale di Romeno

 Storia, qualità, passione e fiducia

Radici ben piantate nella storia e nella tradizione della comunità e obiettivi che guardano lontano, con tante buone prospettive.

è questo il Caseificio sociale di Romeno nato come “Latteria sociale” a gestione turnaria nel lontano 1891 (epoca austroungarica), e poi trasformato nella nuova forma giuridica di caseificio nel 1927 operando in affitto in un edificio in centro paese a due passi dalla chiesa parrocchiale.

In quell’anno è stata prodotta la prima forma di formaggio grana, nel corso del tempo si è affermata come la produzione trainante del caseificio.

Nel 1972, quasi cinquant’anni fa, il salto di qualità con la realizzazione della nuova sede lungo la SS 43 dir verso Cavareno, struttura ampliata una prima volta nel 2002 dotandola di un razionale punto vendita ‘fronte strada’  e poi recentemente con una sala lavorazione e un magazzino di stoccaggio  che lo hanno reso uno dei caseifici più razionali e attrezzati del Trentino in grado di lavorare oltre 220 q.li di latte al giorno ed una capacità di stoccaggio di 17.500 forme di Trentingrana.

Ma non è finita perché dopo questo lotto in ampliamento, che ha comportato un investimento di poco superiore ai 2 milioni di euro, se ne sta progettando un secondo più o meno di pari importo per realizzare un nuovo spaccio vendita al minuto ancora più ampio e razionale e quindi dotare la struttura di nuove tecnologie di lavorazione del latte fornito dai 15 soci conferitori e dare così al prodotto finale una tipologia perfettamente in linea con il rigido protocollo di produzione del Consorzio Trentingrana, marchio che rappresenta quasi il 95% della produzione.

Grande attenzione dunque alla qualità che inizia dall’alimentazione degli animali grazie al foraggio che viene tagliato nelle ampie praterie dell’Alta Valle di Non (i Pradiei, il pregiato fieno della frazione di Salter ma anche tanto altro) che rendono gli allevamenti che conferiscono al caseificio quasi completamente autosufficienti per quanto riguarda il foraggio con integrazione di un po’ di erba medica e cereali rigorosamente OGM free.

A rappresentare un ideale trade d’union tra la sede originaria in centro paese e la nuova è rimasto il il bassorilievo di legno dello scultore locale Virginio Francisci che in origine campeggiava sulla vecchia sede e che ora accoglie i clienti nello spaccio che a breve sarà rimodernato ed ampliato per dare il miglior servizio di vendita diretta dei formaggi del caseificio e degli altri prodotti agricoli d’eccellenza dell’Alta valle di Non.

Forte della varietà dei prodotti offerti, della riconosciuta qualità, genuinità e garanzia di origine il punto vendita del caseificio è molto frequentato dai clienti locali e turisti, ma anche di quelli affezionati della confinante provincia di Bolzano che qui possono trovare anche altri prodotti agricoli della zona.

Una storia, quella del caseificio di Romeno, che si intreccia a doppio filo con quella della comunità ed i cambiamenti economici e sociali che si sono succeduti nel tempo.

Fino al ‘72, quando il caseificio era in piazza, i soci erano una sessantina e tutti o quasi erano di Romeno perché all’epoca in ogni casa c’era la stalla con almeno una o due mucche e si lavoravano mediamente 15 quintali di latte al giornoAdesso i soci sono 15, vengono da vari paesi dell’Alta valle di Non e la quantità conferita, nell’ultimo esercizio contabilizzato, ammonta a una media giornaliera di 220 q.li di latte” – ci spiega il presidente Guido Lanzerotti.

Un’evoluzione anche nella tipologia di prodotto guardando lontano. Infatti le prime forme di grana trentino sono uscite dal caseificio di Romeno nel lontano 1927. 

L’attuale caseificio è stato realizzato nel 1972 su progetto del dott. Sergio Rosati durante la presidenza di Marino Zucal.

Oggi il caseificio di Romeno appare fra i più razionali del Trentino in grado di lavorare oltre 200-220 q.li di latte al giorno e destinati soprattutto alla produzione di Trentingrana ma anche di formaggi nostrani di vario tipo, ricotta e i formaggi molli.

Anche i risultati delle varie gestioni succedute negli anni, ma soprattutto negli ultimi, appaiono al top tra tutti i caseifici cooperativi della provincia.

Per le qualità delle produzioni il caseificio di Romeno ha avuto numerosi riconoscimenti nel corso della sua ultrasecolare storia.

Ne ricordiamo due, l’assegnazione del diploma di medaglia d’argento all’Esposizione internazionale di Vienna nel lontano 1894, solo quattro anni dopo la sua nascita e alla XXIV mostra consorzio produzione lattiero casearia di Thiene 1988, una vetrina nazionale di grande prestigio nel settore lattiero caseario.

Attualmente in caseificio lavorano in media 10 dipendenti.

I presidenti che si sono succeduti alla guida della società sono stati: Emilio Zucal, Angelo Asson, Angelo Rosati, Candido Calliari, Cornelio Zucal, Marino Zucal, Elio Graiff, Severino Fattor, e Ivo Zucal

L’attuale presidente è l’allevatore Guido Lanzerotti.

Per quanto riguarda i casari che hanno svolto l’attività nel caseificio di Romeno e dei quali si ha notizia, si parte da Aurelio Luchi di Romallo; Celeste Fattor di Romeno; Dante Polastri; poi Fernando Scopinelli; Augusto Paltrinieri; Felice Tabarelli e Ellero Fornasari (questi due ultimi poi passati, prima uno poi l’altro, al caseificio di Coredo).  Molti di loro erano originari delle provincie di Modena o di Mantova.  Sono seguiti Fausto Francisci, di Romeno che ha operato nel caseificio prima come aiuto casaro e poi come responsabile di produzione.

Attualmente il casaro è Arturo Paternoster, che ha già operato con ottimi riscontri in altri caseifici trentini, e che da vero ‘artista del settore’. 

I segretari contabili dal Dopoguerra ad oggi sono stati nell’ordine: Ottavio Asson, Elia Covi e l’attuale Andrea Rosati.

Spaccista: Valeria Endrici da poco subentrata a Franco Covi per raggiunti limiti pensionistici.

L’attuale Consiglio di Amministrazione è così composto: Presidente, Guido Lanzerotti; Enrico Zucal, vicepresidente; Claudio Toller, presidente del Comitato di Controllo sulla gestione; Endrici Francesco, membro del Comitato di Controllo sulla gestione. 

Questi i Consiglieri: Enrico Zucol, Tarcisio Fattor, Vittorio Zucal, Michele Pedrotti, Alessandro Covi, Luigi Tell.

Guido Lanzerotti, 60 anni, da sette è presidente del Caseificio Sociale di Romeno. è un allevatore per passione personale e per tradizione di famiglia (prima di lui il nonno Francesco e il padre Virginio) con una stalla importante.

Presidente, ci faccia in due parole l’identikit del caseificio.

“Il Caseificio sociale di Romeno vanta una lunga tradizione nella produzione di Trentingrana, anzi credo che siamo la cooperativa ne conferisce di più a livello trentino. Il formaggio grana rappresenta più del 95% della produzione, il resto sono formaggi freschi e molli con le erbe di montagna che sono acquistati da clienti locali venduti nel nostro spaccio, a km zero. La nostra forza è la serietà e la professionalità dei soci. Forniscono al caseificio un latte di qualità e questo è la vera garanzia per il nostro futuro.

Cerchiamo di evitare il fieno in balle, tagliamo e secchiamo l’erba in due tempi, sul prato e nell’essiccatoio, e questo ci dà un foraggio di qualità che è la base per avere un buon latte e un ottimo formaggio. Abbiamo soci preparati e molti anche diplomati all’Istituto Agrario ed il clima di collaborazione di fiducia reciproca con i soci e con i consiglieri è al massimo. Discutere insieme sulle modalità e le tecniche che migliorando il benessere degli animali migliorano il prodotto, è facile perché c’è sintonia e condividiamo l’orgoglio di una professione che è importante per noi ma anche per tutto il territorio”. Inoltre al caseificio  viene accolto latte da un’azienda certificata biologica. Il consorzio Trentingrana in collaborazione con il nostro caseificio stà valutando l’ipotesi di introdurre una fattibile, se realizzabile linea di produzione biologica.

Quello dell’’allevatore è un lavoro duro ed impegnativo, che futuro si aspetta?

“Sono ottimista perché vedo crescere l’interesse dei giovani per questa professione che fino a non molti anni fa era poco ricercata. Adesso c’è un ritorno alla terra, ai valori ed alla tradizione, e questo lascia ben sperare. Così come ci dà fiducia l’interesse, anche di famiglie giovani e della valle, per il lavoro in malga. Non molti anni fa quello del malgaro era un’attività residuale con pochi che si cimentavano e i malgari si dovevano cercare lontano. Adesso lavorare in malga è una professione dignitosa, apprezzata e rispettata. Ma a proposito degli alpeggi, i Comuni dovrebbero tener presente gli allevatori locali quando affittano malghe ai forestieri per qualche euro in più”.

A proposito di malghe, che rapporto avete con quella di Romeno?

La malga è del Comune ed è in concessione da anni al caseificio. Tutti i nostri soci ci tengono moltissimo per quanto riguarda l’alpeggio per la salubrità degli animali ma anche per la produzione dei formaggi di malga. Non essendo stato possibile, per motivi logistici, realizzare la casara in quota, la malga con un importante investimento è stata dotata di un’attrezzata sala mungitura e sala refrigerazione del latte che giornalmente viene portato a valle nel caseificio. I formaggi di malga sono oggi una ‘preziosità’ dello spaccio, molto apprezzata dalla clientela.

Parlando di territorio. Romeno è una sorta di cerniera tra la zootecnia dell’alta valle e la frutticoltura intensiva, come la sta vivendo il caseificio?

“Con molta tranquillità e con la naturale saggezza del mondo contadino. Molti dei soci (tranne tre, tra cui io stesso) sono ‘misti, insieme frutticoltori (nei terreni dove questo è possibile) e allevatori. A Romeno il problema della convivenza tra zootecnia e frutticoltura è stato risolto, bene secondo me, dal Comune che nel PRG ha delineato le zone vocate all’una o all’altra agricoltura. E’ stato un processo complicato ma è arrivato in porto e la convivenza funziona”. Quanto al latte, mi piace paragonarlo al buon vino: non tutte le annate sono uguali, gli animali in stalla sono soggetti vivi che risentono dell’andamento stagionale. Su questo un’ultima considerazione, noi di regola e a rotazione facciamo pascolare le bovine nei prati vocati a foraggio anche a valle oltre che sull’alpeggio. Questo oltre a favorire il benessere animale contribuisce a dare un’immagine bella e pulita del territorio. è una grossa mano che gli allevatori danno al turismo. Alcuni albergatori già collaborano con noi, e spero che anche altri, passata questa difficile fase della pandemia che ha messo in ginocchio il turismo, scelgano con priorità i prodotti del territorio.

Il presidente Guido Lanzerotti nel nuovo ampliamento

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