Revò e la sagra del Carmen

Revò e la sagra del Carmen

All’inizio della “Terza Sponda”, ai piedi del monte Ozol, sorge l’abitato di Revò.

Il paese conta circa 1.200 abitanti e dal 1° gennaio 2020, assieme a Brez, Cagnò, Cloz e Romallo, fa parte del neocostituito comune di “Novella”.

La sua felice posizione geografica, simile a un balcone posto sulla valle di Non e sul lago di santa Giustina, rende fin dai tempi passati questa località particolarmente vocata all’agricoltura

Infatti, qui, ancora nel 1778, fu costruito uno dei primi acquedotti irrigui della zona. Attualmente l’agricoltura si basa per gran parte sulla produzione delle mele. Inoltre, sui declivi che sovrastano il lago si coltivano pure delle viti di ottimo vino “Groppello”. Nei decenni scorsi, a causa della più remunerativa diffusione della frutticoltura, questo vitigno venne quasi abbandonato ma, attualmente, è stato in parte reintegrato con dei buoni risultati.

Il settore agricolo assieme a quello artigianale consente agli abitanti di questo borgo un buon tenore di vita.

Ma non sempre fu così. Il Trentino verso la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del secolo scorso fu caratterizzato da una profonda crisi economica causata dal distacco dalla Lombardia (1859), dal Veneto (1866) ed al crollo della Borsa di Vienna (1873).

A quanto sopra si aggiunse pure la crisi dell’agricoltura devastata dalla crittogama della vite e dalla pebrina che dimezzò la produzione serica.

Infine, la malattia della pellagra contribuì ulteriormente a peggiorare le già difficili condizioni di vita della popolazione trentina.

Tale pesante situazione innescò in tutta la provincia un pesante movimento migratorio.

Inizialmente il flusso si diresse verso il centro Europa dove erano in corso delle grandi opere ferroviarie (sui monti Tauri, nell’Arlberg, il Sempione ed il Brennero).

Erano i nostri giovani chiamati Aizimpòneri (traduzione popolare dal tedesco “Eisenbahner” vale a dire operai addetti alla costruzione di strade ferrate).

Questi lavori, però, erano stagionali, molto precari ed insufficienti per un decente mantenimento della famiglia.

S’impose quindi la necessità di cercare altrove un’occupazione più sicura e redditizia. Per questo motivo tanti nostri compaesani emigrarono verso il continente americano reclamizzato dalle Compagnie di Navigazione come un vero Eden. Infatti, dagli atti ufficiali risulta che in Trentino tra il 1868 e il 1915 furono presentate ben 60.000 richieste d’espatrio verso questa meta.

Tale fenomeno coinvolse pesantemente anche il paese di Revò. Per avere una dimensione dell’evento basti ricordare che fra gli anni 1892 e 1915 ben 362 persone (circa un quarto degli abitanti) si traferirono negli Stati Uniti in cerca di fortuna.

Essi, però, non trovarono l’Eden. Giunti sul posto dovettero affrontare una vita molto dura e faticosa, spesso lavorando nelle miniere fra gente con cultura diversa ed una lingua sconosciuta.

Ma con costanza e tenacia i bravi revodani s’adattarono alla realtà locale. Essi, comunque, portarono sempre nel cuore il ricordo dei loro cari e della loro casa. Per tutti il richiamo del paese natio rimase sempre indelebile. Allora i contatti con i parenti potevano avvenire solamente via lettera o per telefono.

Fortunatamente ora le cose sono migliorate e l’accorciamento dei tempi di percorrenza rendono più facili i vari rientri.

Ora esistono occasioni più favorevoli per un temporaneo rimpatrio. Esso avviene principalmente in occasione della Sagra del Carmine.

Infatti, per Revò, questa festa non è solo un momento di devozione, ma un’occasione per rafforzare i legami tra i vari membri della comunità.

In questo paese il culto verso la Madonna del Carmine affonda le sue radici in tempi molto antichi. Esso fu codificato per la prima volta ancora nel 1651 quando il conte Carlo Cipriano Thun fondò la Confraternita del Carmine disciplinando in tal modo una pratica religiosa già presente in loco per iniziativa dei Padri Carmelitani Scalzi.

Da allora questa devozione continua ininterrottamente fino ai tempi nostri.

Ne è prova la costruzione di una cappellina, sempre intitolata alla Madonna del Carmine, lungo la strada per Tregiovo.

Essa venne innalzata nel 1904 con il denaro dei carrettieri di Revò e dei dintorni con lo scopo di ottenere una protezione durante la pericolosa discesa lungo la strada dove sorge l’edicola.

Inoltre, sempre a Revò, a pochi passi dalla Pieve di Santo Stefano, sorge la piccola chiesa dedicata sempre alla Vergine del Carmelo.

All’interno si trova una pala d’altare raffigurante la Madonna che consegna lo scapolare a San Simone Stock.

Inoltre, custodisce una statua della Madonna donata nel 1928 dai minatori revodani occupati nelle gallerie di Hazleton in Pennsylvania (America). È la stessa che viene portata in processione il giorno della sagra.

La statua più antica, risalente al XVIII secolo è posta all’interno della Pieve. La tradizione vuole che lo scultore abbia proposto l’immagine di Maria ricalcando le sembianze di una popolana locale.

La comunità di Revò festeggia ogni anno la tradizionale Sagra del Carmine nella domenica successiva al 16 luglio. Questa celebrazione non è solo un momento di preghiera, ma anche un’opportunità d’incontro perché, come detto poc’anzi, in occasione di tale ricorrenza tornano in paese molti emigranti soprattutto provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada. E con loro vengono invitati anche i figli degli emigranti revodani appartenenti all’annata dei coscritti.

A Revò questi giovani sono protagonisti attivi durante tutta la festa del Carmine portando avanti una tradizione che unisce fede, cultura e identità locale. In occasione della festa, i coscritti costruiscono sulla piazza principale del paese un grande arco in legno ricoperto poi con muschio e paglia. La sagra viene preannunciata già una settimana prima con il quotidiano suono del “campanò” (snegrezar) proveniente dai campanili di entrambe le chiese.

Quindi il giovedì i coscritti portano in processione la statua della Madonna del Carmine dalla chiesa di Santa Maria fino alla pieve di Santo Stefano e dopo un triduo, alla domenica mattina, viene celebrata una Messa solenne.

Quindi nel pomeriggio si cantano i Vespri durante i quali l’officiante consegna ai coscritti lo scapolare.

Segue poi la processione per le vie del paese con la statua della Madonna del Carmine portata a spalla dai coscritti ed accompagnata dal Corpo bandistico e dal coro parrocchiale.

Dopo alcune tappe arriva fino alla piazza principale dove la statua viene sistemata sotto l’arco. Qui il parroco, dopo una breve omelia, benedice tutta la popolazione.

Per Revò la Festa del Carmine è un’occasione che unisce fede, cultura e tradizione lasciando nel cuore dei ricordi indelebili.

Partecipare a questa devozione significa condividere un patrimonio di valori e di spiritualità che rende Revò un luogo speciale, dove la fede si vive intensamente e si tramanda con tanto amore e rispetto.

Piero Turri