I TRE MARTIRI ANAUNIESI: la sagra di settembre

I TRE MARTIRI ANAUNIESI: la sagra di settembre

SANZENO – Domenica 6 settembre tradizionale festa in onore dei Ss. Martiri Sisinio, Martirio e Alessandro. Si tratta della seconda sagra dedicata ai tre Santi anauniensi nel corso dell’anno: la prima, che cade il 29 maggio, ricorda il giorno esatto in cui avvenne il martirio nel 397 d.C. La seconda, che si celebra la prima domenica di settembre, commemora invece la restituzione da parte della Basilica di S. Simpliciano a Milano di alcune reliquie dei ss. Martiri. Tali reliquie furono infatti riportate a Sanzeno nel corso di una solenne celebrazione avvenuta il 15 settembre del 1927.

Si tratta delle reliquie più grandi di cui ora dispone la basilica di Sanzeno: parti di costole, conservate in un prezioso antico reliquiario.

A Milano erano state inviate dal vescovo Vigilio per riconoscenza a quello che poi diventerà sant’Ambrogio, perché era stato lui a destinare a Trento questi tre generosi missionari che provenivano dalla Cappadocia, attuale Turchia. A Milano i Martiri anauniensi sono perciò ben conosciuti ed esiste di loro pure la memoria nei testi liturgici del rito ambrosiano.

Le cronache del 1927 hanno riservato grande eco all’arrivo in valle di Non delle reliquie, avvenimento che vide accorrere una folla numerosa per onorare i Ss. Martiri sia a Sanzeno, sia, due giorni prima in quel di Trento, ove l’urna fu accolta dall’allora vescovo monsignor Celestino Endrici e da una grande folla accorsa per venerarle nel loro passaggio in cattedrale.

Fino a un ventennio fa a presiedere a Sanzeno la festa di settembre per il ritorno delle reliquie dei tre Martiri d’Anaunia erano a turno i decanati della Val di Non: Cles, Taio, Livo e Fondo.  Dopo la soppressione dei decanati che sono stati convogliati nella nuova organizzazione ecclesiale denominata “Valli del Noce”, l’iniziativa è partecipata e animata in pratica da tutte le parrocchie delle due valli di Non e di Sole.

L’importanza del ritorno delle reliquie a Sanzeno quasi cent’anni fa si ricollega ai fatti che avvennero immediatamente dopo il martirio del 397 d.C., un evento che si intreccia con l’origine stessa della Diocesi di Trento.

Giacomo Eccher

Martiri d’Anaunia: la storia (*)

La storia dell’evangelizzazione del Trentino passa inevitabilmente dall’istituzione dell’autorità vescovile nella città di Trento e quindi di una Diocesi vera e propria, poco dopo la metà del IV secolo, dunque già vari decenni dopo l’accettazione della religione cristiana come lecita da parte di Costantino (“Editto di Milano” – 313 D.C.) e più o meno negli anni dell’“Editto di Tessalonica” di Teodosio (380 D.C.), che istitutiva il Cristianesimo quale religione ufficiale di Stato. Certo però un apporto decisivo a tale fenomeno lo diede in particolare la figura del terzo vescovo, San Vigilio, morto tra 400 e 405 D.C. e oggi patrono della Diocesi, il quale si adoperò anche personalmente alla cristianizzazione soprattutto delle valli periferiche alla città, luoghi più restii alla nuova conversione, specie le Giudicarie/Rendena e la valle di Non. Anzi, si potrebbe dire che questa fu l’impresa più grande del noto vescovo e patrono: ce lo dicono in buona parte le lettere da lui lasciate, ricopiate da amanuensi dei secoli successivi e già citate comunque dallo storico Gennadio Scolastico, prete e monaco di Marsiglia morto nel 496, che ‘rifece’ il ‘de Viris Illustribus’ di Svetonio, includendo le vite di 90 illustri figure di cristiani della propria epoca, tra cui appunto San Vigilio, vissuto poco prima. Parla in particolare di due lettere scritte dal santo vescovo, la prima a San Simpliciano di Milano, la seconda a San Giovanni Grisostomo, in cui esalta la figura proprio dei martiri Sisinio, Martirio e Alessandro, che su sua richiesta gli furono inviati dal vescovo di Milano Sant’Ambrogio, predecessore tra l’altro di San Simpliciano, sul finire del IV secolo e allo scopo di evangelizzare la terra d’Anaunia. Lo stesso Vigilio, che risponde sembra alla richiesta dei due presuli, ansiosi di ottenere delle reliquie dei tre martiri, data la loro impresa eroica, riferisce dell’origine degli stessi dalla Cappadocia, del fatto che Sisinio sembra essere stato il più anziano, mentre gli altri due più giovani erano probabilmente fratelli, seguivano l’usanza di evangelizzare prima di tutto col battesimo diretto, non con l’imposizione dei riti e che generalmente erano persone celibi. Sembra avessero fondato una prima ‘cellula monastica’, cioè di vita in comune, nell’antico villaggio di Mecla (attuale Sanzeno) e che una volta attratti molti al cristianesimo, ‘consegnarono le pecore al pastore’, ovvero allo stesso San Vigilio.

Molti però non li vedevano di buon occhio e così il venerdì 29 maggio 397 furono trucidati e poi arsi sul rogo, in occasione della festa pagana delle Ambarvali, dove presero il posto di 3 animali e sacrificati al loro posto.

Lo stesso San Vigilio si sarebbe poi recato a Sanzeno, per raccoglierne i resti e portarli nella neo-costruita basilica vescovile, avviandone così ufficialmente il culto e la venerazione.

La nuova edificazione della basilica di Sanzeno, sul luogo del martirio, sarebbe invece da ascrivere al vescovo Johannes Hinderbach, a fine del ‘400, in occasione comunque del ritrovamento all’epoca di una cassa di legno antichissima, contenente terra e resti umani, sul posto della costruzione del futuro abside. Da qui, anche il forte legame, sempre esistito, tra le diocesi di Trento e Milano.

Interessante è anche aggiungere come, successivamente, da figure come Massimo vescovo di Torino, Gaudenzio di Brescia, o persino lo stesso Agostino di Ippona, il martirio fu raccontato come scaturito da forti attriti con la comunità locale, quasi voluti e provocati dagli stessi martiri, mentre la figura di Vigilio appare come grande mediatore e uomo di diplomazia, per cui riuscì nell’intento cristianizzatore, cosa che smentisce tra l’altro la leggenda del suo martirio in val Rendena.

I martiri anauniensi divennero comunque da quasi subito molto famosi, dato che Paolino vescovo di Milano attribuì l’ultimo dei miracoli di Sant’Ambrogio all’intercessione proprio degli stessi martiri e, inoltre, entro il V-VI secolo, tutto l’occidente cristiano fu edotto alla figura di questi tre grandi, basti citare per questo la loro menzione nel ‘Martirologio Geronimiano’, il più noto dei primi testi sui martiri cristiani, scritto nel V secolo da anonimo e in precedenza attribuito a San Gerolamo.

Paolo Turri

*(estratto da una lezione del prof. Emanuele Curzel di Trento)

Paolo Turri