Volevo fare il pilota

Volevo fare il pilota

Quando il sogno diventa realtà…

Dai prati in Alta Anaunia a giramondo come pilota dei colossi dell’aria e, da felice pensionato, skipper della sua barca transoceanica.  È come un romanzo la vita di Alessandro Plaga, 77 anni di Salter, costruita sul sogno cullato da bambino dopo aver visto nell’oratorio del paese, il film “Inno di battaglia” con Rock Hudson pilota di P51 Mustang nella guerra in Corea. “Allora ho deciso che da grande avrei fatto il pilota”.

Quando passava qualche aereo sopra Salter, correvo per arrivare nel punto più alto e poterlo vederlo da vicino. Poi ho incominciato con qualche esperimento sul volo. “Prendevo i pulcini e li mettevo in una gabbia, che poi lanciavo in alto pensando che i pulcini volando avrebbero fatto volare anche la gabbia”.

A 10 anni, come tanti all’epoca, è entrato in Seminario a Trento ma è durata poco. “Per mia fortuna sono stato espulso e ho finito le medie a Cles. A mio padre ho detto che volevo fare il pilota, il camionista o il cameriere”.

Non il maestro nonostante il diploma magistrale conseguito su insistenza del genitore che per lui voleva un impiego fisso. Dovendo ‘smarcare’ il servizio di leva allora obbligatorio ha approfittato di un corso ASUP (Allievi Sottufficiali Piloti) per entrare in aeronautica. “Stavo per realizzare il sogno della mia vita: ricordo ancora il primo volo da solista sul T6 e l’ebrezza di una cloche in mano”.

La disciplina militare non faceva per lui e così ha deciso di continuare come pilota civile. Dovendo completare il ciclo di studi ha lavorato come cameriere, operaio, autista: un mese di stipendio finiva in poche ore di volo nel fine settimana. Grazie ad un prestito della Cassa Rurale di Sanzeno ha potuto frequentare a Bologna l’unica scuola per piloti professionisti nel Nord Italia e nel 1974 ha avuto i brevetti. L’anno dopo si è sposato con Rosanna prendendo qualsiasi lavoro che gli veniva offerto, anche quelli che altri rifiutavano. 

Il primo impiego come pilota è stato con “Ala Agricola”: all’alba si andava ad irrorare gli ulivi in Calabria prima che si alzasse il vento.

Finita la stagione è stato assunto da un imprenditore di Bologna che aveva un suo aereo privato e poi dall’importatore in Italia dei velivoli Cessna per affiancare gli acquirenti finché raggiungevano l’autosufficienza nel pilotaggio. Da Vicenza accompagnava un imprenditore calzaturiero a vendere scarpe in Africa e quando l’industriale ha dovuto cedere il suo velivolo gli ha detto: “il compratore te lo trovo io…” 

La soluzione Plaga l’ha trovata in Trentino alla Grundig Italia di Lavis: il presidente, un tedesco brizzolato sulla quarantina, stava già pensando all’acquisto di un aereo per poter visitare le filiali in Italia e la casa madre a Norimberga.

Per farla breve, a mezzogiorno ero a pranzo con tutti i dirigenti Grundig al Grand Hotel Trento, poi li ho portati a fare un giro sulle Dolomiti e hanno deciso di comprare l’aereo a condizione che io fossi il pilota.”

Finalmente le cose si erano sistemate, lavorava in Trentino, con un bell’aereo ed un buon stipendio. A Trento ha studiato tutte le planimetrie delle montagne circostanti la vallata e questo gli avrebbe salvato la vita di lì a poco. Trento era però troppo stretta per le sue ambizioni e volendo migliorare e passare su un jet si è trasferito a Milano.

A febbraio 1981 ha iniziato per la CIGA Hotel’s Aviation una compagnia di aerotaxi di base a Linate sul Cessna Citation, un reattore da 8/10 posti con il quale Plaga è stato il primo in assoluto ad atterrare con un jet a Trento. Poi il passaggio come comandante alla TEA, una compagnia low cost. Di quel periodo ricorda i voli in Africa con la Croce Rossa – voli a rischio che nessuno voleva fare – a prendere i bambini del Burundi dove c’era in atto una rivoluzione con massacri per le strade tra le etnie Hutu e Watussi.

Poi è arrivato il pilotaggio su linee a lungo raggio come comandante del Boeing 767 un aereo da 300 passeggeri più l’equipaggio con la Lauda Air. Le destinazioni erano in tutto il mondo dall’Australia, Africa, Medio ed Estremo Oriente, Giappone, India, Nepal, America del Nord, Centro, Sud, Caraibi, Maldive ecc…

In Lauda Air ha fatto carriera diventando prima istruttore, poi esaminatore, poi responsabile dell’addestramento e vice direttore delle Operazioni Volo; nel 2003 è approdato al gruppo Livingston del tour operator Ventaglio che aveva rilevato la Lauda Air passando dalla linea Boeing ad Airbus. “L’Airbus 330 è stato l’aeroplano che ho pilotato di più, circa 6000 ore a fine carriera. Era ed è un aereo fantastico, pesa circa 40 tonnellate in più del B767” – ricorda Plaga.

Raggiunti i 60 anni, che ai tempi era l’età massima ammessa dalla normativa italiana per un pilota, con poco più di 20.000 ore di volo, è andato in pensione e ha vinto un concorso per Ispettori in ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile).

Sono sempre stato un po’ zingaro e a 65 anni ho preso una barca a vela di 12m dove ci vivevo e con la moglie ho girato tutto il Mediterraneo: le figlie erano autonome e ci raggiungevano per le vacanze”.

Dopo aver definitivamente chiuso con l’aviazione ha comprato una nuova barca a vela di 15mt con cui voleva fare il giro del mondo. L’idea era di portare moglie e famiglia a vedere i posti (Caraibi, Panama, Australia, Sud Africa) dove lui era già stato in aereo. Nel 2019 con la moglie Rosanna è salpato dalla Sicilia passando per Tunisia, Sardegna, Minorca, Palma di Maiorca, Ibiza, Spagna, Gibilterra e ad ottobre sono arrivati a Portimao nel sud del Portogallo.

Dovevano partire il 1º di dicembre per attraversare l’Atlantico (cosa che in aereo ha fatto centinaia di volte) per le Canarie e la Martinica. Ma il COVID e una figlia incinta che prevedeva il parto li hanno bloccati a terra. Poi sono arrivate 4 nipotine che hanno cambiato le priorità nella vita.

Portimao vivendoci mi è piaciuto molto.  Così ho pensato che, anche vista la età e qualche acciacco nel frattempo arrivato, per bere il mio rum preferito “IL Leggendario” non necessariamente dovevo essere ai Caraibi su una spiaggia davanti ad un falò ma potevo farlo anche qui”.

Ha raggiunto da poco i 51 anni di matrimonio con Rosanna (“cosa strana per un pilota che ha vissuto in un ambiente molto promiscuo dove le tentazioni non mancavano …”), ma è rimasto quel ragazzino che portava le mucche al pascolo a Salter con il sogno di diventare pilota.

Giacomo Eccher