Le “sommeliere” del miele
Anna Benedetti, direttrice del Museo di Croviana dedicato all’apicoltura, ed Elisa Zorzi responsabile dell’Associazione L’Alveare hanno conseguito il titolo accademico di “Ambasciatrici del Miele” istituito dal Ministero dell’Agricoltura. Un albo professionale riservato ad una ristretta élite di esperti del settore apistico. Un motivo di orgoglio per le Valli del Noce.
Le hanno ribattezzate “sommelier” del miele accostandole ad una delle figure più affascinanti del mondo del vino. Un ruolo importante, quello del sommelier, di cui si ha traccia fin dai tempi dell’Antica Grecia, ruolo esercitato dal famoso “simposiarca” che in occasione dei fastosi banchetti si occupava della mescita del vino che, all’epoca, non si beveva in purezza, ma mescolato sapientemente con l’acqua.
Una figura simile era presente anche nell’Antica Roma, mentre nel Rinascimento comparvero altre figure: il “cantiniere”, responsabile dell’acquisto del vino, il “bottigliere” cui era affidato il compito di assaggiare la bevanda per verificare che non contenesse del veleno, infine il “coppiere” che serviva il vino a tavola.
Il termine sommelier deriva dal francese “saumalier” che significa letteralmente “conducente di bestie da soma”. Nel Medioevo si occupava del trasporto di provviste, acqua e vino, ruolo che in epoca moderna ha consacrato la figura dell’esperto di vini e del degustatore professionale.
Il primo sommelier della storia fu Sante Lancerio, “bottigliere” di Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, che nel 1545 convocò a Trento il Concilio della Controriforma per confutare le tesi di Martin Lutero e arginare il dilagare della dottrina protestante. Uomo di profonda cultura, geografo, enologo, Sante Lancerio dedicava ore e ore di studio al vino, all’analisi delle sue proprietà e ai possibili abbinamenti a tavola. È grazie a lui che l’arte di servire il vino si è trasformata in una vera e propria professione, frutto di studi approfonditi e di un’accurata preparazione professionale.
Gli esperti del miele, un’élite di professionisti
Parlavamo di preparazione professionale: è la stessa che ha portato due giovani amanti delle api e del miele delle Valli del Noce, Anna Benedetti ed Elisa Zadra, a conseguire il titolo di Ambasciatrici del Miele, una ristretta élite di esperti assaggiatori. Un riconoscimento prestigioso che rappresenta il coronamento di un percorso formativo dedicato all’analisi sensoriale del mitico “cibo degli dei”. Un riconoscimento che assume un significato ancora più rilevante se si considera che attualmente in Trentino Alto Adige sono pochissimi, una decina, gli esperti iscritti all’Albo nazionale degli Ambasciatori del Miele istituito dal Ministero dell’Agricoltura. Un motivo d’orgoglio non solo per le due giovani professioniste del miele, ma per l’intero territorio delle Valli del Noce.
I corsi di formazione che consentono di fregiarsi del titolo accademico di “Ambasciatore del Miele” sono quanto mai impegnativi e prevedono tre livelli di apprendimento. L’ultimo “step” consiste nell’analisi sensoriale delle diverse tipologie di miele così come avviene nella degustazione dei vini, dei distillati, delle acque minerali, del caffè, del cioccolato. Parlando di analisi sensoriale, l’esame finale consiste nella prova regina di riconoscere (al naso e in bocca) la tipologia di miele, di individuarne le caratteristiche organolettiche e di identificare eventuali difetti o alterazioni del prodotto. Compito non facile poiché in natura esistono migliaia di tipologie di mieli.
In Italia una cinquantina sono mono floreali, estratti da un singolo fiore, mentre innumerevoli sono i mieli millefiori: la biodiversità del nostro Paese genera, infatti, un numero infinito di combinazioni. In Trentino i più diffusi sono i mieli di: acacia, tiglio, lavanda, rododendro, corbezzolo, edera, tarassaco, erba medica, trifoglio, girasole, melo, castagno, la melata di abete oltre ai nettari figli del cosiddetto nomadismo apistico (il trasferimento delle arnie in altre regioni): i mieli di eucalipto, di sulla, di coriandolo, di agrumi.
L’antico Mulino di Croviana oggi sede del Museo dell’apicoltura
Per Anna Benedetti, originaria di Montes, minuscola frazione del comune di Malè, ed Elisa Zadra di Sfruz il riconoscimento accademico rappresenta un motivo di grande soddisfazione che premia anni di passione e di studio a contatto con il fantastico mondo delle api. Entrambe sono figure importanti come responsabili del Mulino Museo dell’Ape di Croviana, una delle realtà più apprezzate in Trentino dal punto di vista didattico (e non solo) che consente di conoscere da vicino i segreti di quello che è considerato un miracolo della natura, il miele, in particolare quello di montagna.
Anna Benedetti ricopre il ruolo di direttrice del Museo, mentre Elisa Zadra è vicepresidente dell’Associazione di Promozione Sociale L’Aveare che ne cura la gestione. Entrare nel Museo dell’Ape di Croviana è come compiere un affascinante viaggio sensoriale alla scoperta del dolce nettare degli dei: dall’alveare al prodotto finale che è il frutto del lavoro delle api e della passione degli apicoltori locali. Nelle sale del Museo si può assistere al processo di smielatura e si possono assaggiare, degustare ed acquistare le diverse tipologie di miele assieme ad altri prodotti del territorio. In Val di Sole sono più di 140 i piccoli apicoltori, riuniti in un’Associazione che ne sostiene e promuove l’attività.
Elena e Francesca Paternoster sulle orme del papà
Parlavamo di nomadismo. Uno dei pionieri in Italia era stato Andrea Paternoster, il “poeta sognatore”, figlio della Val di Non, che un destino crudele ci ha strappato prematuramente. Ogni anno da Vigo di Ton spostava i suoi alveari nei luoghi più vocati della Penisola: “dal Trentino alla Sicilia, dal Friuli al Cilento, dalla Lombardia alla Maremma, dal Polesine alla Sardegna”. Un amore infinito, il suo, per le api e per un’apicoltura responsabile.

Un’eredità che le figlie Elena e Francesca, giovani imprenditrici, portano avanti con professionalità, passione e lungimiranza seguendo le orme del papà. Una storia che le accomuna alle ambasciatrici del miele di Croviana. Un poker di benemerite “sentinelle” dell’ambiente di cui il Trentino può andar fiero.

