Ospedale di Cles, una storia secolare

Ospedale di Cles, una storia secolare

Cles possiede da secoli un ospedale: quello a cui era annessa la cappella di S. Rocco. Esso risale al 1350, quando la Confraternita dei Battuti fondò nel paese la “Casa di Dio” e la chiesetta di S. Maria Nuova.

Facile immaginare che il primo ospedale fosse in realtà un lazzeretto per ricoverare i malati di peste. Fra il 1348 ed il 1349 anche nel Trentino infuriò l’epidemia che si portò via più di un terzo della popolazione europea (è famosa la descrizione che ne fa G. Boccaccio nel suo Decameron).

Anche da noi il flagello, di cui non si conosceva l’origine e contro il quale non v’erano rimedi, suscitò le iniziative della carità cristiana, che non trovò di meglio che il raccogliere gli infetti in uno spazio dedicato a S. Lazzaro (da qui il nome di “lazzaretto”).

I Battuti, così chiamati perché usavano flagellarsi durante le loro preghiere e litanie, erano allora guidati da un Priore (originario di Pez).

L’opera dei confratelli flagellanti, che si erano fatti infermieri, si rivelò indispensabile nella lunga serie di pestilenze che contrassegnarono i secoli successivi.

Quando alla metà del 1400 cominciò la venerazione a S. Rocco, che aveva assistito gli appestati ed aveva sofferto per una piaga incurabile, il piccolo luogo di cura, con la cappella che manteneva il titolo di Chiesa Nuova, fu piano piano affidato al patrocinio del Santo di Montpellier (vissuto nel XIV secolo).

Nel 1502 la chiesetta fu provvista d’una campana, distrutta poi nell’incendio che colpì l’ospedale durante l’800.

Nel 1509 il lazzaretto fu ingrandito. Il Cardinal Bernardo Cles, nel suo Privilegium Clesianum del 1535, rendeva autonoma l’amministrazione dell’ospedale.

Nel 1576 venne fondata la Confraternita di S. Rocco, dedicata al Santo intercessore, la cui devozione si era oltremodo allargata tra i fedeli. Nella domenica dopo la festa di S. Rocco i confratelli facevano un grande banchetto, pagato da loro stessi e con le elemosine che venivano raccolte in tutta la valle.

A quel tempo nell’ospedale si ospitavano gratuitamente per tre giorni anche i poveri di passaggio. Frattanto molte persone lasciavano dei beni all’ospedale di S. Rocco. Esso aveva cosi rendite sicure.

Nel 1597 era fornito di 8 letti di piuma, 6 lettiere, 2 piatti di portata, 42 piatti di legno, 6 scodelle e 79 cucchiai.

L’edificio era una specie di grande maso, con cantonali in muratura e tamponamento di assi. II tetto era coperto di scandole. II 22 agosto 1608 la Confraternita dei Battuti dovette lasciare il posto a

quella di S. Rocco, secondo un decreto di Papa Clemente VIII; da allora in avanti, fino al 1810, i confratelli ebbero la cura dell’ospedale di Cles, anche durante la peste del 1630, quando il Vescovo Madruzzo se ne stava rinchiuso nel castello di Nanno.

S. Rocco divenne compatrono del paese. Grosse eredita aumentarono il patrimonio dell’istituzione nel 1634 e nel 1644. Nel 1810 furono soppresse tutte le Confraternite e quella di S. Rocco lasciò ogni avere alla Congregazione di carità.

La notte fra il 27 e 28 novembre 1824 un incendio, appiccato da uno squilibrato di Sfruz, devastò S. Rocco. Nel luglio 1836, ormai, l’ospedale non funzionava in occasione del colera il comune fece allestire letti e ricoveri per gli ammalati nel Palazzo Assessorile. Nel 1855, durante un’altra epidemia, venne destinata a lazzaretto la canonica; nello stesso anno si cominciò il restauro di S, Rocco.

Nel 1868 però il vecchio e fatiscente ospedale con la cappella fu ceduto a privati.

Solo nel 1875 si diede inizio alla costruzione della nuova chiesa di S. Rocco, completata nel 1880 e totalmente diversa dall’originale.

Cles, chiesa di San Rocco

L’attività ospedaliera passò da lì in poi al vero ospedale. Esso veniva inaugurato, a cura della Congregazione di carità, il 10 dicembre 1888, col sostegno di molti benefattori (fra i quali Francesca de Miller, che legava all’ospedale tutti i suoi beni).

A metà dello scorso secolo, dopo due guerre mondiali, il nosocomio aveva però bisogno d’una ristrutturazione e di un adeguamento.  Sul finire dell’estate 1950 se ne intraprese la costruzione, con la benedizione del cooperatore Don Enrico Niccolini. II nuovo edificio oggi è detto Ospedale Civile.

Trascrivo alla lettera il testo della pergamena cementata nella prima pietra: “Oggi 18 settembre 1950 dell’Era Cristiana è stata collocate e benedetta la prima pietra del Nuovo Ospedale di questo capoluogo delle due Valli del Noce. Alla costruzione di questo complesso ospedaliero hanno concorso in parte lo Stato con il contributo previsto dalla legge Tupini 3 ag. 1949 n° 589 e in parte l’Amministrazione preesistente, con fondi all’uopo accantonati. La costruzione avviene essendo: Sindaco il sig. Fiamozzi Francesco, Presidente dell’E.C.A. e dell’Ospedale il dott. Ezio Fondriest, Decano della Parrocchia di S. M. Assunta Mons. Agostino Malfatti; L’attuazione dell’importante opera è stata attivamente favorita e appoggiata da: l’On. Alcide Degasperi Capo d. Governo, l’On. Tupini e dott. Aldisio Ministri dei LL.PP. rispettivamente del 6° e 7° gabinetto Degasperi; l’On. Enrico Conci Sen. d. Rep.; Bisia dott. Edoardo Comm. del Governo per la Reg. Trentino e Alto Adige; Odorizzi dr. Tullio Pres. della G. Reg.; Di Marco dr. Sergio Medico Pr., Tomazzolli dr. Carlo Vicesegr. del C.I.R., l’On. Renzo Helfer e dr. Elsa Conci Membri del Parlamento. Il progetto dell’imponente edificio è dovuto all’Arch. Keller Carlo e ing. Eugenio Taddei. La costruzione è stata affidata all’Impresa Germano Ravanelli di Trento. Voglia il Cielo che tutti i sofferenti che a questa Pia Casa ricorrono, possano uscire benedicendola”.

Nell’aprile del 1967 l’E.C.A. si interessò all’acquisto di una particella di terreno (di proprietà della Fondazione “Maso del Toro” di Spinazzeda) in località Moie, vicina all’ospedale. Negli anni ‘70 a poca distanza dal Civile venne inaugurata la sede della Geriatria. Per un secolo (in pratica dal 1888) nei reparti lavorarono le Suore di Maria Bambina. Attualmente il nosocomio di Cles, oltre che un centro ben attrezzato per la cura dei malati, è anche l’azienda che impiega più personale nelle Valli del Noce.

Da “Storia e storie nelle Valli del Noce” ed. dicembre 2001

Don Fortunato Turrini