Chi beve birra… campa cent’anni

Chi beve birra… campa cent’anni

Chi beve birra… campa cent’anni recitava lo slogan di una fortunata campagna promozionale del secolo scorso. Che ci sia del vero lo avvalora un illustre medico, alchimista e astrologo svizzero, Paracelso (Einsiedeln, 1493, Salisburgo 1541) che nei suoi scritti in latino citava la birra come rimedio divino contro tutti i mali: “Cerevisia malorum divina medicina”. Una bevanda naturale, dalla storia millenaria, estremamente versatile anche a tavola, compatibile con la dieta mediterranea e con il concetto di una sana e corretta alimentazione.

Fino a metà del secolo scorso era prassi comune produrre in casa una birra artigianale, per uso familiare, e così molti cultori dell’antica bevanda divennero dei veri e propri “mastri birrai”. Il fenomeno della birra artigianale in Italia è riespoloso una ventina di anni fa sviluppandosi in numerose località del territorio nazionale al punto che l’Italia è diventata il punto di riferimento nel panorama brassicolo internazionale. Un boom che ha visto emergere alcuni pionieri, artefici di una birra diversa, del tutto nuova se paragonata alla birra industriale che siamo abituati a bere. Questi “mastri birrai” hanno voluto riscoprire i tradizionali metodi di produzione, la cura e la scelta delle materie prime, l’attenzione nei processi produttivi e hanno deciso di lasciare alla birra il tempo necessario per la sua maturazione per far sì che fossero esaltate al massimo le caratteristiche organolettiche dei malti d’orzo e del luppolo che conferisce alla birra quel suo inconfondibile e tipico gusto amarognolo.

Quei santi patroni e la festa del 17 marzo

L’antica bevanda che vanta dei patroni illustri (da Sant’Agostino a Santa Ildegarda di Bingen, da San Colombano a San Patrizio, il patrono d’Irlanda che i birrai di tutto il mondo festeggiano in pompa magna il 17 marzo) oggi sta vivendo una seconda giovinezza grazie all’esplosione dei birrifici artigianali che in pochi anni sono addirittura triplicati: 1.326. Un trend supportato anche dai consumi in vertiginosa ascesa: 30 litri pro capite, percentuale che supera i consumi del vino crollati al di sotto di tale cifra dopo le cifre record (120 litri) registrate negli anni Sessanta quando il vino era un vero e proprio alimento e non un piacere edonistico come è considerato oggidì.

Il ruolo dei monaci e le birre delle Abbazie

Il merito di aver creato e promosso la cultura della birra in Italia spetta sicuramente ad alcuni marchi storici (Forst, Moretti, Poretti, Peroni, Wührer, von Wünster, Dreher), ma non vanno dimenticati i piccoli produttori sparsi un po’ ovunque lungo la Penisola. Eppure, anche in un Paese a vocazione

prevalentemente vitivinicola come l’Italia, la tradizione birraria vanta secoli – se non millenni – di storia. I suoi primi estimatori furono gli Etruschi, poi i Romani, infine i monaci del Medioevo che consideravano la birra un medicinale dagli elevati poteri terapeutici, in particolare se aromatizzata con erbe e radici. In pratica, dove c’era una fonte d’acqua pura, sorgeva un convento e la sua birreria. In questo campo l’Italia può vantare un primato europeo: furono infatti i monaci di Montecassino i primi a produrre le birre d’abbazia, creando una tradizione che ancora oggi sopravvive nelle celebri birre Trappiste olandesi e belghe.

La diffusione nel Nord Italia

Le radici brassicole italiane si devono ricercare principalmente nelle regioni alpine e nel Triveneto. Qui lo “straniero” introduceva la birra dal suo paese natale e ne incentivava la produzione in loco con l’aiuto degli esperti “Braumeister” d’Oltralpe. Esemplare è il caso della Theresianer, la “birra della lanterna” che sorse a Trieste oltre duecento anni fa quando le Venezie erano ancora sotto la dominazione austriaca.

Il fenomeno dei microbirrifici artigianali ha interessato in epoca più recente anche il Trentino ed in particolare alcune località delle Valli di Non e Sole.

I micro birrifici della Val di Non e Sole: i pionieri a Tres

Uno dei pionieri dell’arte brassicola in Val di Non è Alberto Corazzola, che a Tres (Predaia), con il figlio Matteo e la moglie Lucia Maria Melchiori, negli anni Novanta del secolo scorso ha sposato la filosofia del biologico, sia per quanto riguarda la produzione della birra “Val di Non” sia per la trasformazione delle mele in succhi, aceti e sidro. Numerose le tipologie: si spazia dalle classiche filtrate alle non filtrate, includendo l’intramontabile Bionda, la tradizionale Weiss e la ricercata Hoppy Pilsner. La produzione avviene in stretta collaborazione con produttori locali di luppolo e prevede l’imbottigliamento con un processo isobarico, che riduce l’ossigeno per garantire una qualità superiore. Le birre, che nel 2025 vedono un restyling completo dell’intera gamma, presentano il nuovo brand registrato “Tovel Lake – birrificio di montagna” e beneficiano dell’importante ingresso in azienda del mastro birraio Andrea Bombonato. Sono prodotte con l’acqua purissima delle nostre valli, lievito italiano e un processo innovativo che conferisce al prodotto un gusto pulito e un profilo aromatico accattivante, garantendo ripetibilità e costanza.

Il Birrificio artigianale km8 di Contà

Singolare è la storia del “Birrificio km8” che nasce nel 2016 per la passione di Carlo Martini e del figlio Michele. Prende il nome dal chilometro 8 della Strada provinciale numero 73 della Val di Non. È ubicato nella minuscola frazione di Terres, comune di Contà. L’impianto da 250 litri consente di produrre in doppia cotta 500 litri di birra al giorno. La produzione si avvale dell’utilizzo di materie prime locali.

Attualmente la linea si compone di diverse tipologie di birre: dalle classiche alle stagionali e da una linea con utilizzo di mosto di vino (Italian Grape Ale): la più rappresentativa è la “Gropale” con mosto di Groppello della Val di Non. Il birrificio dispone anche di un BrewPub nel vicino paese di Cunevo da dove è possibile godere di una fantastica vista sulla Val di Non gustando una birra fresca e passare piacevoli serate con della buona musica dal vivo.

Il Birrificio artigianale di Fondo

Il birrificio artigianale “BirraFon” nasce a Fondo nel 2017 per la passione e alla creatività di cinque giovani amici. La ricerca e l’utilizzo di materie prime (orzo e luppolo) Trentine sono i punti fermi della filosofia di questo microbirrificio. Le prime “birre Fon” proposte sul mercato sono la “Rio Saaz, la Grhop e la Sweet Dream”. Nel 2018 BirraFon trasferisce la produzione nel nuovo stabilimento di Fondo, in via Mazzini. Così

alle birre storiche si aggiungono nuove creazioni: “Ampome, Bianco Cavallo Galattico, Arioma, Genomimo, Sedruna, Agra, Agra Raspberries e, ultima creazione, la Ezze Weizen”. Numerosi i premi e i riconoscimenti ricevuti.

Il Birrificio artigianale di Pejo

Altro birrificio artigianale in Val di Sole, a Cogolo per la precisione, paese natale della famiglia Framba, un birrificio incastonato tra le montagne della Val di Pejo, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. “Tutte le nostre birre – confessa con giustificato orgoglio Marco Framba che dopo aver terminato gli studi di Enologia all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige ha viaggiato in Italia e all’estero per maturare esperienza nella produzione di vini e birre – sono prodotte artigianalmente, utilizzando come materia prima la rinomata acqua delle nostre sorgenti, valorizzata da malti e luppoli di qualità, con il metodo della rifermentazione in bottiglia. Ciò significa che dopo una prima fermentazione nel serbatoio, la birra viene imbottigliata, non filtrata e non pastorizzata, per permettere ai lieviti di compiere la seconda fermentazione, il che garantisce lo sviluppo di aromi fermentativi unici. I lieviti che permangono in bottiglia conferiscono il tipico aspetto velato e garantiscono una straordinaria longevità viste le loro proprietà antiossidanti”.

4 le birre prodotte: “la bionda Pejo (Golden Ale) con le sue piacevoli note agrumate e di mela, la Lynx (American Pale Ale) ambrata che ricorda i fiori e il miele della Val di Sole, la Aqvila (Belgian Dark Strong Ale) birra scura dalla schiuma bruna fine compatta, dal gusto speziato di caffè con “nuances” di frutti di bosco e la Goji, birra ambrata prodotta con l’aggiunta di bacche fresche di Goji biologico coltivato in Val di Sole”. Un esempio encomiabile che esalta la creatività e valorizza il territorio. Chapeau!

Casagrande Giuseppe