Tra santi, chiese e rovine
I tre eremi: San Gallo, Santa Giustina, San Pancrazio
Val di Non, terra di meleti, di castelli e anche di eremi: luoghi fuori dal tempo, sperduti e solitari; pievi secolari e rovine di antiche costruzioni incastonate nella roccia, un tempo rifugio di eremiti e viandanti, che mantengono ancor oggi un’atmosfera mistica. Abbiamo scelto di presentarvi un trittico di eremi immersi nella natura e raggiungibili attraverso suggestive passeggiate: l’eremo di San Gallo, sotto Cagnò, quello di Santa Giustina ai piedi della diga cui dà il nome, e l’eremo di San Pancrazio, poco sopra Campodenno. Vanno poi senz’altro menzionati, oltre al ben noto eremo di San Romedio, anche quelli di San Biagio (sulla strada che scende da Revò nel canyon del Novella) e di Santa Emerenziana (lungo la strada per Tovel), due particolari chiesette ancora oggi integre e visitabili.
Eremo di San Gallo
(facile – circa 2 h)
Semplice escursione la cui partenza si trova subito dopo il ponte del Castelaz: dal piccolo parcheggio sulla sinistra (provenendo da Cles) scende verso il lago di Santa Giustina una stradina di campagna, con segnalazione per “S. Gallo”.
Il percorso (circa 3 km) si inoltra nel “fiordo” del torrente Pescara, tra meleti e boschi, con qualche saliscendi (e alcuni scaloni inadatti ai passeggini) sul finale, per arrivare ai ruderi dell’antico eremo (menzionato dal XV secolo ma probabilmente ancor più vecchio), formato da una semplice chiesetta riparata sotto una grotta rocciosa, che un tempo doveva ospitare anche una piccola cella di abitazione. Dedicato a San Gallo, monaco irlandese del VI secolo, l’eremo versava in stato di abbandono già nel ‘700, ma regala ancora un’atmosfera suggestiva. La comoda escursione si copre in 2 ore scarse (per il rientro si segue a ritroso la via dell’andata). Un percorso alternativo, più corto ma più ripido, parte dalla “Terrazza dei Sapori” e scende fino all’eremo (circa 200 m di dislivello) attraverso una stradina cementata.

Eremo di Santa Giustina
(medio-facile – circa 2 h)
Dal parcheggio della stazione ferroviaria di Tassullo ci si incammina lungo il percorso segnalato che scende all’inizio lungo una strada di campagna, costeggiando brevemente i binari, per imboccare poi un sentiero abbastanza ripido in fondo al quale si attraversa – su comodo ponte – il torrente Noce; si risale poi per circa 200 metri verso l’eremo di Santa Giustina, incastonato ai piedi di uno strapiombo roccioso: risalente al XIII° secolo, oggi ne rimangono solo le mura diroccate e i consunti gradini di accesso, i resti della chiesetta dedicata ai santi Cipriano e Giustina e dell’annesso romitorio, abbandonati dalla fine del ‘700.
Da qui si risale la forra del Noce dal lato di Dermulo per riemergere tra i meleti; seguendo i segni bianco-rossi sui pali di cemento si arriva al ponte di Santa Giustina e, attraversatolo, tagliando per la località commerciale si torna sulla stradina di campagna che riporta alla provinciale e alla stazione di Tassullo.
L’itinerario è piuttosto facile, con un unico tratto (quello appena sopra l’eremo, scavato nella roccia) in cui prestare più attenzione, e si completa in circa 2 ore. In alternativa lo stesso anello è percorribile in senso opposto con partenza da Dermulo.


Eremo di San Pancrazio
(medio-facile – circa 3 h)
Dalla pineta di Cunevo si prende il sentiero Margherita (che segue il solco pianeggiante del vecchio “Lez”) in direzione sud; giunti alla pineta di Termon tenere sulla destra una forestale all’inizio in leggera salita, poi più ripida e lastricata, per circa 1 km. Alla fine della strada si sbocca su un altro sentiero: attenzione a non andare a destra, scendere invece a sinistra per circa 5-10 minuti, finché si arriva in vista del piccolo parcheggio dell’Eremo di San Pancrazio.
Il complesso, posto in posizione panoramica a monte di Campodenno, è costituito da un’antica chiesa medievale (la prima menzione risale al 1361) e dai ruderi del romitorio che un tempo la affiancava; è dedicato all’omonimo Santo, vissuto alla fine del III secolo e martirizzato in giovanissima età, che il 12 maggio di ogni anno viene qui celebrato con una messa ed il tradizionale “pranzo dell’Eremita”.
Per il ritorno, prendere il sentiero di destra che scende ripido in mezzo al bosco (dopo pochi metri si trova sulla sinistra una breve deviazione per un belvedere con panorama su Castel Belasi e la Rocchetta). Dopo 10 minuti di discesa si incrocia il Lez di Campodenno, che prosegue verso Lover; lo si imbocca verso sinistra, passando per un breve tratto di sentiero scavato nella roccia, proseguendo per Cunevo fino alla partenza. L’intero anello dura circa 3 ore; per allungare il percorso si può prendere invece il Lez verso destra, in direzione Lover, fino alla località “Pozze” e al ponte sulla sorgente “Busoni” (dove esce il torrente Lovernatico che proviene da Tovel), proseguire fino a Sporminore e rientrare dallo stesso percorso.


