Vivere l’artigianato oggi “Albino Odorizzi: artigiano per scelta, documentarista per passione”

Vivere l’artigianato oggi “Albino Odorizzi: artigiano per scelta, documentarista per passione”

Il suo nome forse dice poco, ma la sigla “GA gli artigiani” è un’insegna nota: un piccolo mantra che da quasi mezzo secolo risuona nella parlata popolare della Val di Non. Parliamo di Albino Odorizzi, 72 anni, che abbiamo incontrato nel suo laboratorio a Cles dove confeziona oggetti e articoli personalizzati in pelle e cuoio. Chiacchierando con lui siamo partiti proprio da GA, la sigla diventata “nome proprio” che lo identifica da quando poco più che ventenne ha mosso i primi passi nel mondo del cuoio e delle pelli lavorate.

“GA sono le iniziali dei due soci fondatori, “G” sta per Giovanni Bentivoglio e “A” per Albino, il mio nome” – ci spiega. Dopo qualche anno Bentivoglio cambiò lavoro e Albino rimase da solo a portare avanti l’attività. La marca GA è in ogni caso rimasta immutata e dal 2010 è tornata a pieno titolo anche nella terminologia con la “G” di Giordano che si è affiancato al padre aprendo un secondo laboratorio nella casa paterna di Sanzenone, ora frazione di Ville d’Anaunia.

Parlando di passione, è curioso capire come è nata l’idea di lavorare il cuoio in una valle dove a farla da padrone erano le mele.

“Era il gennaio del 1976. Davanti a una pizza, nella tavernetta-balera del Nobile a Tuenno — all’epoca ritrovo serale per giovani e meno giovani — Giovanni parlò di un artigiano che realizzava sandali e oggetti in cuoio. L’idea ci incuriosì ed abbiamo deciso di provarci, anche perché nessuno in valle lo faceva”.

Detto e fatto, quattro mesi dopo, il primo di maggio, a casa Tapana a Cles, a due passi dalla chiesa parrocchiale, è partito il laboratorio “GA gli artigiani” spostatosi poi successivamente nella vicina via Martini, dove opera tutt’ora.

Erano gli anni di radio Venere, la piccola emittente privata che trasmetteva da Sanzenone e che è stata uno dei primi canali a far conoscere l’attività con la pubblicità messa in onda tra un intervento e l’altro del DJ Mario Faes, un amico di gioventù.

Nel 1985 il matrimonio a Rallo con Carla Corradini, che lo supporta anche nell’attività artigianale. “Dovevamo sposarci un anno prima ma è stato rinviato per la morte del fratello di lei, Giorgio, vittima di una tragedia alpinistica sull’Himalaya”.

“GA gli artigiani” è un laboratorio con vendita diretta, dove il cliente può assistere alla nascita dell’oggetto che desidera. E si lavora rigorosamente a mano, in tempi in cui la globalizzazione punta ad appiattire tutto quanto.

“Grazie alla qualità e al comportamento di responsabilità che abbiamo con i clienti, curando, se c’è bisogno, la manutenzione degli oggetti acquistati, il lavoro non manca. Poi ci sono le fiere, ma evito le campionarie: troppa gente e spesso scarsa qualità. Nel complesso non posso che dirmi soddisfatto anche se non sono mancati momenti spiacevoli” – Il riferimento è alla spaccata notturna di pochi giorni fa con l’intrusione di ladri nel laboratorio di Cles che cercavano cose che forse non hanno trovato. Ma il danno c’è ed è la quarta volta che gli succede.

“Lavorare il cuoio e la pelle – spiega Albino – è un’attività che può avere una grande importanza nel campo dei lavori educativi, visto lo stimolo che provoca ed induce ad inventare e costruire oggetti di varia forma e utilizzo grazie anche agli svariati sistemi per lavorarlo. Con il cuoio c’è la soddisfazione che si ricava dalla ricerca artistica e da un sempre maggiore arricchimento nella manualità che sta diventando cosa veramente rara. Il nostro lavorare il cuoio è fatto interamente a mano: una mosca bianca di fronte all’industrializzazione del gusto”.

Nel suo laboratorio prendono forma borse, borsoni da viaggio, cartelle da lavoro e portadocumenti, cinture, portafogli, astucci e contenitori di varia forma – parure complete da scrittoio – cinghie fucile – cartucciere di varia natura e calibro – cravattini western e tirolesi – oggettistica varia – abbigliamento – agende – album – diari, anche di piccole dimensioni – articoli per tesi di laurea ed altro ancora.

Un’attenzione particolare la riserva al mondo venatorio perché è anche negli accessori indossati od esibiti durante le battute di caccia che si riflette la personalità del cacciatore.

“Lo ‘sparo’ è un dettaglio ma c’è tutto un mondo che ci ruota attorno tra tradizione, ambizione, voglia di condividere una passione ed un’esperienza e le manifestazioni venatorie sono l’occasione per proporre e recepire nuove idee”. C’è anche un campionario diciamo “di base” che crea sempre interesse ma a fare la differenza sono sempre le lavorazioni personalizzate, ed è lì che si vede l’anima del vero artigianato.

Tante le persone che sono passate nel laboratorio, anche personaggi noti dello spettacolo e dell’economia. Ne ricorda qualcuno? “Quelli che entrano qui per me sono tutti importanti nessuno escluso” – afferma.

Nel corso degli anni Albino ha preso parte ad innumerevoli manifestazioni venatorie in Italia (spingendosi alcune volte fino a Gubbio, in Umbria) in particolare Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Friuli. Tra le fiere a cui abitualmente prendeva parte c’era l’ExA, appuntamento internazionale a Brescia riservato al mondo della caccia e delle armi con visitatori da mezza Europa. Ha sempre puntato molto, e lo fa tuttora, anche a nord verso il mondo tedesco, Alto Adige ed oltre, territori dove l’uso del cuoio nell’abbigliamento è più tradizionale.

Fiere dedicate dunque ma basta campionarie. “Troppo dispersive e gente che curiosa senza sapere cosa cercare o cosa acquistare, e dove ad essere affollati sono gli stand gastronomici. Artigiano non è solo vendere ma dimostrare, spiegare, far vedere come nasce l’oggetto che si propone: è solo così che l’acquirente comprende la differenza con un prodotto di serie”.

A proposito di fiere e mostre, Albino si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “Tra poche settimane ad inizio dicembre a Milano c’è “Artigiano in fiera”, ma io ho smesso di andarci. Dovrebbe essere sotto i riflettori soprattutto l’artigiano tradizionale, quello che lavora con mani e cervello e crea il vero made in Italy. Invece, ci sono ormai più commercianti e gastronomia”.

Odorizzi è artigiano vero in un settore dove cresce a vista d’occhio il “made in Cina” e non nasconde la preoccupazione: «Una prassi che droga il mercato, avvilisce le professionalità vera e rischia così di annullare l’artigianato come espressione di creatività».

Tanto lavoro ma anche un bellissimo hobby, le video riprese della natura selvatica, passione condivisa fin dall’inizio con il fotografo naturalista Mauro Mendini e Daniele Prevedel.

I documentari di Albino, realizzati in ambiente alpino con postazioni avventurose e tanta pazienza per riprendere gli animali senza interferire nel loro habitat sono stati trasmessi più volte in programmi sulla piattaforma Sky. In particolare, la scena di un’aquila che preda un capriolo. Tutte le immagini sono frutto di innumerevoli appostamenti, pazienza e rispetto per la natura: lo stesso spirito che Albino mette ogni giorno nel suo lavoro artigianale.

Giacomo Eccher