RENZO PELLEGRINI – Un piccolo museo di ricordi e testimonianze, …per non dimenticare

RENZO PELLEGRINI – Un piccolo museo di ricordi e testimonianze, …per non dimenticare

La casa è bella e ristrutturata, illuminata dal primo sole di una primavera che porta ancora con sé, l’aria fredda dell’inverno lasciato alle porte.

Lungo la via che attraversa il paese di San Michele all’Adige, si apre un piccolo piazzale con una breve scalinata che porta su un terrazzino all’entrata della casa e un’altra, che scende nella cantina. È li, illuminati da questo sole di primavera, che salutiamo Renzo

Pellegrini, classe ‘49 detto “Jerri”.

Siamo venuti a trovarlo in quanto sappiamo della sua passione per la storia trentina, soprattutto riguardante le vicende della grande guerra. Quella sconvolgente vicenda che ha visto la nostra realtà, martoriata allora da tante perdite umane ed oggi forse, dal disinteresse delle nostre generazioni. Ecco che allora, quando Renzo ci apre la porta della sua “cantina” (bunker) comprendi che la memoria c’è.

Il locale è interamente tappezzato da fotografie, articoli di giornale, cartelli scritti a pennarello che sono lì, per ricordare da dove veniamo, e forse anche dove possiamo andare, facendo tesoro del passato dei nostri “vecchi”.

Ma andiamo con ordine

È da una vita che Renzo Pellegrini, raccoglie testimonianze relative ai trentini nella prima guerra. Lo stesso nonno Onorio Pellegrini, con altri sei fratelli, sono partiti tutti e hanno con orgoglio indossato la divisa dei Kaiserjäger dell’impero austro-ungarico e sono, fortunatamente ritornati vivi, dalla catastrofe umana.

Proprio quello è il tema dominante dei discorsi. Non finisce mai di ringraziare il nonno, ricordandolo per quanto ha fatto nella vita, in quei tempi di estreme difficoltà. Non si dà pace nel sapere ignorata una realtà storica tremenda di morti trentini e di storie mai raccontate di prigionieri, deportati, mai riconosciuti dalla storia ufficiale. Saltano fuori così discorsi relativi ad esempio, ai campi (sconosciuti ai più) di prigionia sull’isola Asinara in Sardegna, a cimiteri di guerra, dove riposano nostri trentini, mai visitati ne ricordati.

Lui, ora in pensione, come carabiniere per trent’anni, in val di Non (autista-capopattuglia del nucleo radio mobile di Cles), si fa voler bene da tutti. È in quel tempo, un rappresentante dello stato che sta col popolo e cerca di gestire meglio che può, il periodo pionieristico dello sviluppo agricolo della valle. Non è facile, nell’immediato, rapportarsi con i caratteri forti dei nonesi, ancor più, quando si ha una divisa; ma lui, riesce sempre a mantenersi in giusto equilibrio, fra rispetto e accoglienza. Per questo gli vogliono bene, vi si affezionano, trovando in lui un riferimento capace e affidabile (lo chiamavano “…quel gros da San Michel”) e, quando va in pensione, riceve una targa dai contadini abitanti della zona in cui opera, che lo riconoscono come amico.

Ricorda spesso la mamma Valeria Loner classe 1909, che, quando andava al lavoro in divisa, gli raccomandava di non fare del male e di non fare multe alla povera gente! Sorride intenerito lui. Certo che le multe le doveva fare quando c’erano le infrazioni ma, usando sempre la bontà e il senso paterno che lo stato dovrebbe, dico io, avere nei confronti dei cittadini.

Dopo la pensione soprattutto, inizia a riordinare il materiale che ha raccolto e integrandolo con nuove ricerche mette insieme un piccolo museo che si trova al piano terra della sua abitazione.

Nel 2007 sposa Irina, cittadina Ucraina. Coincidenza; l’Ucraina ed in particolare Leopoli, è proprio il capolinea del treno che portava i nostri nonni, richiamati dal Kaiser, nell’agosto del 1914, a combattere sul fronte orientale. È lì che i giovani trentini, hanno combattuto contro i russi, dall’agosto del 1914, nel pantano e in condizioni disperate in trincea. Migliaia di trentini sono morti e, per moltissimi di essi, non c’è stata degna sepoltura n’è ricordo.

Questo attanaglia il cuore di Renzo; è così, che scopre un piccolo cimitero di guerra, proprio poco lontano da Leopoli, città dove abita la moglie. Il cimitero, è in stato di totale abbandono e li, riposano, finora dimenticate, 75 anime di soldati trentino-tirolesi morti con la divisa austriaca.

Vuole fare qualcosa per dare dignità a quelle anime. Si attiva con il comune, e comincia personalmente a ripulire le povere lapidi. Disbosca intorno al cimitero, aiutato dai figli di Irina, restaura completamente il monumento principale. Prende contatto con l’allora sindaco di Leopoli che gli mette a disposizione un paio di uomini e alla fine ripulisce e porta alla luce tutte le croci ripitturando nomi e cognomi per i quali trentini, sente una profonda commozione. Una simile operazione però, non può restare ufficiosa ma deve essere celebrata come merita: organizza allora là quanto necessario, aiutato dalla moglie e dai figli di lei.

Alla cerimonia sono presenti: rappresentanti della Croce Nera di Innsbruck, una delegazione dei Kaiserschützen di: Innsbruck e Trento, il picchetto d’onore dell’esercito Ucraino tutti in alta uniforme e le autorità civili.

La cerimonia è certamente pregna di una emozione potente, che sta nei cuori dei partecipanti. È il 2017 e lì, in quel piccolo lembo di terra, a più di cento anni di distanza, si è riscattata la sofferenza di migliaia di trentini dimenticati. Tanti nostri nonni che, mai ritornati a casa, possono ricevere la preghiera e la riconoscenza di chi come Renzo, non può e non vuole dimenticare. E allora, gli oggetti che ha nel piccolo museo casalingo, stanno a testimoniare, l’affetto e la riconoscenza nei confronti di chi ha speso la vita per darci il mondo che abbiamo oggi.

Oggi appunto; sembra che la memoria della grande guerra, non abbia quell’effetto deterrente per i nuovi conflitti che si affacciano ahimè all’orizzonte attuale. Per questo, “chi ravviva incessantemente al presente queste grandi tragedie umane, fa un grande servizio al cuore dei cittadini e dei trentini in particolare”.

Grazie Renzo!

Maurizio Paternoster