Storia della croce di Roccapiana (m. 1864) … Nel 60° dell’inaugurazione

Storia della croce di Roccapiana (m. 1864) … Nel 60° dell’inaugurazione

L’automobilista che scende dalla Val di Non per recarsi in Rotaliana, oppure percorre la statale n° 12, nei pressi di Salorno, scorge sulla montagna un profondo avvallamento chiuso da un lato dal MONTE CUCO (m. 1807) e dall’altro dalla cima ROCCAPIANA (m. 1864).

Quest’ultima sommità è la cima più alta dei monti Anauni che costituiscono un naturale spartiacque tra la Val di Non e la Val d’Adige.

La cima Roccapiana è raggiungibile in circa un’ora partendo da malga Bodrina (m. 1540), percorrendo un comodo sentiero panoramico (SAT 504), oppure, impiegando un’ora e tre quarti, da Malga Kraun, (m.1222)

Il paesaggio che si gode dalla sommità ripaga ampiamente la fatica del viaggio. Da lassù, infatti, la vista spazia per trecentosessanta gradi: dal gruppo Brenta, all’Ortles-Cevedale, dalle catene della val di Fiemme alla valle di Non e dell’Adige.

Proprio sulla vetta si erge, alta, bella, maestosa ed imponente, una croce di ferro inaugurata sessant’anni fa, esattamente nel maggio del 1966.

Il tutto era iniziato l’anno prima, mentre era parroco di Toss don Enzo Lucchi, appassionato di musica classica, di fotografia, ma soprattutto di montagna.

Il prete, grande trascinatore di giovani, appena possibile, si levava la tonaca e zaino in spalla, partiva con loro verso mete sempre diverse. Un giorno, sulle cime di Vigo, in località “Palustele”, il gruppo da lui guidato, notò un vecchio palo, lavorato a mano, quasi decomposto, ma ancora infisso nel terreno. Intuirono subito che quel legno non si trovava in quel luogo per caso ma, probabilmente, una volta doveva avere una funzione ben precisa.

Dopo una breve indagine presso gli anziani del paese, risultò che quel pezzo di legno altro non era che un vecchio piantone, residuo di una croce issata in quel posto nel 1933, a ricordo dell’Anno Santo della Redenzione.

Nacque subito l’idea di ripristinare l’opera per non perdere la memoria di quell’evento. Prima di iniziare il lavoro i giovani si confrontarono a lungo e, alla fine, decisero di realizzare la nuova opera in ferro per aumentarne la durata. Stabilirono, inoltre, di posizionarla sulla cima di Roccapiana, punto maggiormente visibile sia dalla Valle di Non, sia dalla Bassa Atesina.

Questo spostamento originò un nuovo problema: cima Roccapiana non era proprietà dell’ASUC di Vigo, ma apparteneva al bosco demaniale della Provincia Autonoma di Trento.

Purtroppo, questo Ente, alla richiesta di autorizzazione, rispose negativamente adducendo che l’erezione di una croce avrebbe comportato un maggior transito di persone e, conseguentemente, anche un maggior rischio di incendi boschivi.

I giovani non si persero d’animo e riformularono la richiesta facendo presente che era ben vera l’ipotesi della Provincia, ma era vero pure che assieme alla croce essi avrebbero ripristinato il vecchio sentiero, unica via d’accesso alla vetta che, in quel momento, era inaccessibile in caso d’incendio (allora non si usavano gli elicotteri). Finalmente dopo una lunga diatriba giunse la tanto sospirata autorizzazione.

Adesso si potevano incominciare i lavori. Mancava, però, la cosa più importante: i soldi per comperare il materiale necessario.

I giovani non si persero d’animo e chiesero aiuto ad una anziana signora, oriunda di Vigo e residente a Nave san Felice. Questa si dimostrò subito entusiasta dell’idea e regalò ai giovani una bella somma di denaro con l’impegno di aggiungerne dell’altro se quello non fosse stato sufficiente. Ma non ce ne fu bisogno.

Con quei soldi i giovani comperarono il ferro, il materiale per saldare, il colore e quanto era necessario per realizzare l’opera.

Gentilmente, un artigiano di Castelletto mise a disposizione la sua officina e lì, dopo cena, per tutto l’inverno, i volonterosi giovanotti lavorarono alacremente a tagliare il ferro, saldare, imbullonare ed a colorire il manufatto.

In primavera la croce era pronta. Adesso mancavano solamente i lavori in quota necessari per issarla. Questi, però, erano i più difficoltosi essendo condizionati dalle bizzarrie del tempo e dalla distanza dal paese. La strada per la malga, allora, non era transitabile con i mezzi meccanici e tutto doveva essere

portato fino alla vetta esclusivamente a spalla, dopo un percorso di circa tre ore per arrivare a Bodrina ed un’altra ora per raggiungere la cima di Roccapiana, superando un dislivello di oltre 1400 metri.

Appena fu possibile s’incominciò a riaprire il sentiero d’accesso alla zona, ormai reso quasi impraticabile dai pini mugo che avevano invaso il tracciato. Arrivati alla cima, vista la limitatezza del posto, si dovette spostare una piccola edicola dedicata a san Bernardo di Mentone patrono degli alpinisti, contenente il libro di vetta.

Iniziò, quindi, lo scavo in roccia necessario per inserire il basamento della croce e questo lavoro durò diverse domeniche. Questi volonterosi giovanotti, ogni volta che salivano da Vigo verso la cima, nello zaino, oltre al pranzo, si caricavano sulle spalle anche diversi chili di cemento necessario per impastare la malta. La sabbia fu recuperata in loco tritando delle rocce friabili.

Rimaneva ora il problema dell’acqua necessaria per impastare il cemento. Tale problema fu facilmente risolto sciogliendo in capaci pentole la neve ancora presente nelle buche poco esposte al sole.

Finiti questi lavori preliminari restava il grosso problema di come trasportare il manufatto fino alla cima della montagna. Per fortuna la famiglia di Riccardo Marcolla, abitante a Masi di Vigo, si prestò gratuitamente a condurre con il trattore il traliccio da Castelletto di Ton fino all’inizio della salita, in località “Valcava”.

Da qui si poteva continuare solamente a piedi. La croce, non essendo trasportabile tutta intera, sia per il peso, sia per la difficoltà del tragitto, fu nuovamente smontata e divisa in sei parti.

Quindi, caricati in spalla i vari spezzoni, s’iniziò, a coppie, il lungo Calvario. Con molta fatica e tanta buona volontà, ma soprattutto con operoso entusiasmo, finalmente, la croce giunse a destinazione.

Ormai il più era fatto. Con poche domeniche di lavoro fu bloccata al terreno, riassemblati i vari spezzoni ed ancorato il tutto con dei robusti tiranti. Si passò quindi a dipingerla con un colore argentato, mentre alla base venne interrata una bottiglia contenente i nomi di coloro che avevano collaborato alla realizzazione dell’opera.

Adesso il lavoro era finito; mancava solo l’inaugurazione e così, ai suoi piedi don Enzo Lucchi celebrò una Messa dando inizio alla ormai annuale e tradizionale “Festa del Rododendro”.

E da quel maggio del 1966, sessant’anni fa, la Croce di Roccapiana, con i suoi dieci metri d’altezza, svetta sulla cima più alta dei monti di Vigo, quasi come una sentinella posta a guardia della Val di Non e la Val d’Adige.

Piero Turri