Coltivare il futuro: clima, tecnologia e gestione del rischio al centro del Festivalmeteorologia 2025
Il 22 novembre Rovereto ha ospitato una giornata interamente dedicata al mondo agricolo all’interno del Festivalmeteorologia, l’appuntamento nazionale dedicato alla cultura del clima.
L’evento, dal titolo “Coltivare il futuro: agricoltura, clima e nuove frontiere dell’innovazione”, è stato promosso da Agriduemila Hub Innovation, Co.Di.Pr.A., Condifesa Bolzano, Asnacodi Italia, e sostenuto da Itas Mutua e da un ampio network scientifico e istituzionale. L’obiettivo: creare un luogo di confronto tra chi studia il clima, chi produce innovazione e chi ogni giorno lavora la terra.
La mattina, ospitata al Teatro Rosmini, si è aperta con un richiamo forte al titolo del Festival 2025: “Generazione Meteo”. Un concetto che non riguarda solo i giovani, ma una nuova cultura trasversale che deve permeare tutto il settore agricolo: dalla meteorologia alla gestione del rischio, dalla ricerca al lavoro quotidiano nei campi.

Nel suo intervento di apertura, Giovanni Menapace, presidente di Co.Di.Pr.A., ha ricordato come l’agricoltura sia la prima attività a vivere gli impatti del cambiamento climatico, ogni giorno: “il clima sta cambiando più velocemente delle nostre abitudini. Per questo dobbiamo costruire insieme strumenti nuovi, knowledge condivisa e una vera rete di competenze. Il futuro dell’agricoltura si costruisce così: con dati, collaborazione e responsabilità verso le nuove generazioni”. Secondo i dati presentati (CREA–ISTAT), negli ultimi dieci anni gli eventi estremi sono più che triplicati, causando oltre il 60% delle perdite economiche nelle aziende agricole a livello nazionale. Un quadro che rende evidente la centralità dei Condifesa e della gestione innovativa del rischio.
Ricerca, meteorologia e tecnologia: confronto per capire dove stiamo andando
La mattina ha visto il susseguirsi di una tavola rotonda e quattro focus tematici. La tavola rotonda, moderata da Antonio Boschetti, direttore de L’Informatore Agrario, ha visto confrontarsi sul palco del teatro Rosmini Gianluca Barbacovi (Federforeste, Coldiretti Trentino-Alto Adige), Maurizio Bottura (Fondazione Edmund Mach), Andrea Piazza (Meteotrentino), Loris Bonato (Itas Mutua), Giovanni Martinelli (Aral Lombardia) e Yuri Narozniak (Datafolio), in un dialogo aperto che ha approfondito come l’evoluzione climatica stia già modificando gli ecosistemi e le pratiche agricole in ambiente alpino. Il progetto Agriclima, il primo focus, è stato presentato da Samuele Trestini, Università di Padova, e da Fabio Antonelli, Fondazione Bruno Kessler, che hanno mostrato come l’intelligenza artificiale possa aiutare le aziende agricole a interpretare i dati climatici e supportare le decisioni quotidiane. Il focus sulle api sentinella, con Simone Cerroni, Università di Trento-C3A, Alessandro Zorer, Melixa, e Luca Toldo, Fondazione Edmund Mach, ha mostrato come il comportamento degli alveari possa diventare un indicatore sensibile della salute dell’ambiente e della sostenibilità delle filiere. Il panel dedicato ai dati e alla digitalizzazione in campo ha evidenziato il ruolo crescente delle piattaforme tecniche, della consulenza digitale e degli strumenti di monitoraggio continuo grazie agli interventi di Romano Masè, Agrilogia, Salvatore Parlato, Diagram Group, Tullio Degiacomi, Hypermeteo, e Silvio Chistè, agricoltore e rappresentate Ordine Periti Agrari di Trento.

Clima e competitività: la parola alla gestione del rischio
Il quarto focus, dedicato alla gestione del rischio in agricoltura, presentato da Andrea Berti, Asnacodi Italia, Marica Sartori, Co.Di.Pr.A. e Lorenza Michelon, FuturAgri, hanno presentato il cambio di passo nazionale e locale in atto con i fondi mutualistici, le tecnologie digitali e modelli innovativi, orientati a rendere più efficienti e trasparenti i sistemi di protezione. Un mosaico di esperienze che mette in luce una direzione chiara: l’agricoltura del futuro non potrà prescindere da dati, tecnologia e collaborazione tra enti.
I partecipanti di questo focus hanno indirettamente dato qualche forte risposta con contenuti frutto di analisi e studi economici, rispetto al recente approccio dei massimi responsabili politici del Ministero dell’Agricoltura, Masaf. Il clima è già cambiato è necessario investire in soluzioni di adattamento, aumentando il budget delle risorse pubbliche disponibili, analizzando le effettive nuove esigenze delle imprese, considerando indispensabile una vera ed ampia partnership con tutti gli stakeholders che possono contribuire a portare le competenze per pianificare per tempo soluzioni che non possono che essere un ampio ventaglio di azioni coordinate, sinergiche e coerenti. Non esiste la soluzione semplice a problemi complessi. Il mondo agricolo è favorevole all’innovazione ritenendo però necessario partire dall’analisi di quello che hanno effettivamente bisogno le imprese. Un studio del sistema Condifesa, ha sottolineato Berti, evidenzia come vi sia una diversa sensibilità ed esigenza fra diversi macrocluster di imprese, sintetizzabili in almeno due principali gruppi: le imprese che hanno un importante livello organizzativo, con significativi investimenti in competitività e attività innovative aziendali, che sopportano alti costi ad ettaro per coltivare le produzioni (dagli indici di costo ad ettaro deliberati dal Masaf si evincono chiaramente tali macro differenze fra diverse produzioni), con maggiori difficoltà ad esternalizzare parte delle attività produttive… Tendenzialmente questa tipologia di imprese è quella oggi maggiormente aderente alle polizze assicurative.
Vi è poi da considerare che questi costi ad ettaro, sopportati dalle stesse, hanno immediata e diretta ricaduta sulle economie dei territori in cui operano, consentono di mantenere viva la loro filiera agroindustriale, la comunità rurale e tutte le esternalità positive tipiche dell’attività agricola. Un coerente sistema assicurativo completo e strutturato è condizione indispensabile per consentire un corretto livello di protezione e di pianificare la sostenibilità anche economica del loro futuro. Per le imprese più semplici e meno esposte al rischio sarà necessario ragionare su schemi fortemente semplificati, non coerenti con quelli frettolosamente proposti dal legislatore con la polizza semplificata. La semplificazione dovrà essere trasversale, nei contenuti, nelle soluzioni per l’accesso al contributo pubblico e di garanzia del livello di aiuto, nelle condizioni di polizza e nel sistema di rilevazione e di distribuzione, evidentemente tali prodotti dovranno essere a costi minori, contenuti e sopportabili rispetto alla marginalità.
È stato inoltre confermato da un questionario somministrato agli agricoltori, che il primo elemento di criticità verso gli strumenti assicurativi, vera barriera per le imprese a minor percezione del rischio, sono l’incertezza ed i tempi di liquidazione dei contributi pubblici. Qualche riflessione anche su AgriCat che doveva essere lo strumento per il cambio di approccio ma, nella sua fase iniziale ha incontrato parecchie difficoltà, nel trovare un assetto stabile e nella piena percezione di validità da parte delle imprese agricole. Anche in questo caso la condivisione con tutti gli stakeholders avrebbe consentito un maggior coinvolgimento indiretto delle imprese ed un più proficuo livello di confronto e di pianificazione nella fase di setup dello strumento. In sintesi è emersa la necessità di mettere a fattor comune tutte le esperienze, con senso di responsabilità e rispetto dei ruoli, per traghettare in una logica di assoluta partnership pubblico/privato, un sistema che la Comunità Europea ed i suoi consulenti considerano il migliore d’Europa, verso la sua evoluzione futura, evitando di compromettere l’esistente con proclami di riforme spesso solo annunciati nell’ultimo biennio. Le imprese che con il clima sudano tutti i giorni nei campi sono consapevoli che senza tali strumenti, le avversità climatiche degli ultimi lustri avrebbero cambiato i connotati del sistema agricolo e dei territori stessi interessati dalle bizze del clima.
Il pomeriggio: l’innovazione in movimento
Il pomeriggio ha portato i partecipanti al Progetto Manifattura, incubatore dell’innovazione green trentina. Qui, accanto a uno spazio dedicato a startup e soluzioni emergenti, si è svolta la Demo Live “L’intelligenza in campo”. Trattori a guida autonoma, sensori avanzati, sistemi di riconoscimento degli ostacoli e piattaforme digitali di gestione aziendale hanno mostrato come l’automazione stia entrando concretamente nelle pratiche agricole. Gli imprenditori presenti hanno condiviso esperienze dirette: le nuove tecnologie non sono solo strumenti, ma una risposta alle sfide del clima, alla carenza di manodopera, alla necessità di lavorazioni più precise e sostenibili.
Un territorio che fa rete
L’evento ha confermato il ruolo del Trentino come laboratorio dell’innovazione agricola, grazie al lavoro integrato tra Condifesa, realtà scientifiche, imprese e istituzioni. Come ha sottolineato Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A.: “la sostenibilità è un percorso che richiede visione e strumenti concreti. Il nostro compito è accompagnare gli agricoltori con soluzioni moderne, accessibili e fondate sui dati. È così che si costruisce un’agricoltura più resiliente e competitiva”.
La giornata ha lasciato un segnale forte: l’agricoltura del domani richiede una visione condivisa tra chi studia il clima, chi innova e chi produce. Quella che il Festivalmeteorologia 2025 chiama “Generazione Meteo” non è solo un pubblico giovane, ma una comunità che decide di crescere insieme, integrando conoscenza, tecnologia e responsabilità. Come evidenziato anche da Andrea Berti, direttore Asnacodi Italia, “la gestione del rischio sta vivendo una trasformazione profonda: oggi non basta più proteggere le aziende agricole dai danni, dobbiamo aiutarle a prevederli, a leggere il clima e a prendere decisioni più consapevoli. Progetti innovativi, come Prudent e Agriclima, dimostrano che innovazione, dati e collaborazione possono rendere il sistema realmente vicino agli agricoltori”.

