Seminario agronomico: la potatura del melo
Conoscenze fisiologiche tradotte in concetti pratici di potatura
Il Trentino è una provincia notoriamente vocata per la produzione di vini riconosciuti a livello internazionale ma anche di mele di elevata qualità. La melicoltura si estende su una superficie che sfiora i 10 mila ettari, concentrati per lo più nelle Valli del Noce, Valsugana e Val d’Adige. È proprio grazie alla diversità degli ambienti in termini di altitudine, esposizione e caratteristiche pedologiche, che abbiamo differenti peculiarità sia dal punto di vista organolettico della frutta, ma anche del comportamento vegetativo delle piante stesse.
In particolar modo si fa riferimento alla gestione della vigoria dei frutteti che può essere repressa o incrementata tramite la potatura.
Con questa pratica, infatti, andiamo a riequilibrare la pianta dal punto di vista vegeto-produttivo, garantendo la massima durata economica dell’impianto.
La potatura in generale richiede la conoscenza dei principi fisiologici fondamentali utili a rispettare l’habitus vegetativo ed evitare squilibri: spuntare un brindillo, eliminare una branca, accorciare un ramo… sembrano tutte operazioni innocue e spesso spontanee, ma è necessario considerare che, se mal gestite, possono avere ripercussioni negative sull’accrescimento durante il periodo estivo.
Gli interventi molto drastici, che portano ad una riduzione eccessiva sia del numero di rami che di gemme, non rappresentano una pratica fisiologicamente corretta, poiché si va a modificare l’equilibrio tra radici e chioma: si rischiano riscoppi vegetativi, con l’emissione massiva di “succhioni”, creando così microclimi favorevoli alle malattie fungine e agli insetti dannosi.
Per aiutare gli agricoltori a gestire al meglio i propri impianti, durante la scorsa settimana è stato realizzato dalla Fondazione Mach un seminario riguardante la potatura del melo, al quale hanno partecipato numerosi agricoltori provenienti da tutto il Trentino. L’apertura dell’evento ha visto come primo intervento la relazione del professor Davide Neri, docente presso l’Università politecnica delle Marche, che ha fornito un breve ma esaustivo quadro d’insieme in merito alla fisiologia della pianta.
L’intento era quello di fornire agli agricoltori una chiave di lettura scientifica in ciò che succede quando si effettuano delle operazioni sulle piante, puntando l’attenzione ovviamente sulla pratica della potatura.
Gli stessi concetti sono poi stati ripresi da Michele Mariani, ricercatore presso la Fondazione Navarra in Emilia-Romagna, che ha portato la sua esperienza nella gestione di meleti in condizioni di terreni molto fertili, dove certamente la vigoria non manca.
Vero è che l’ambiente di lavoro e l’impiantistica dei meleti emiliani sono molto diversi dai nostri e quindi alcune pratiche non si adattano alla frutticoltura intensiva presente nelle nostre vallate.
Tuttavia, l’obiettivo principale non era tanto quello di insegnare la potatura in sé, ma di fornire degli strumenti, degli spunti e dei concetti che i frutticoltori possano applicare durante le principali pratiche colturali. La mattinata si è poi conclusa con la relazione di Paul Pertner del Centro di consulenza per la frutticoltura dell’Alto Adige, con la quale si sono valutate le diverse tipologie di potatura del melo “intensivo” spaziando da metodi più conservativi a metodi più drastici. I risultati sperimentali di prove pluriennali da loro condotte hanno confermato ancora una volta i vantaggi a lungo termine (sia gestionali che produttivi) di una potatura più conservativa. La pianta ideale gestita con questo metodo presenta delle strutture produttive rinnovate ed integre; si evitano quindi deviazioni brusche, raccorciamenti eccessivi e spuntature sistematiche del legno dell’anno.
Due edizioni, una per la Val d’Adige e dintorni e una per le Valli del Noce, che hanno occupato intensamente le giornate. Il programma prevedeva al mattino un approccio didattico-scolastico in aula e nel pomeriggio una parte pratica in campo, dove si sono potuti osservare realmente i principi fisiologici discussi in sala.
Questo evento ha permesso di approfondire scientificamente i più importanti concetti fisiologici spesso ignorati, sottolineando ancora una volta l’importanza dell’agronomia e della sua influenza nella coltivazione del melo. Grazie all’ottima partecipazione e all’argomento molto attuale, si è creato un interessante dialogo e confronto tra relatori e frutticoltori, fatto di domande, dubbi e curiosità agronomiche.
Si ringraziano i tecnici della FEM Gabardi e Marcolla per il report della giornata.

