La famiglia Bertolini di Vermiglio e Cles
Un’origine solandra, che si afferma in val di Non e oltre
Il cognome Bertolini è rappresentato in Trentino da alcuni ceppi familiari differenti, il più noto dei quali è presente in valle di Non ed è un patronimico, dal nome del primo capostipite Bertoldo, come visto anche per il cognome ‘Bertoldi’ nei mesi scorsi, in questo caso sottoposto poi a diminutivo. Le famiglie omonime più note e facili però da confondere, perché vissero molto vicine a questa, furono i Bertolini di Preore, con uno stemma diverso, così come altri Bertolini a Cles, già presenti qui dal ‘500 e trasferiti poi a Padova, di cui si riparlerà.
I Bertolini di cui parliamo invece si affermarono certo a Cles e in altri luoghi, ma furono oriundi di Vermiglio, ultimo paese all’estremo della val di Sole, prima del Tonale e della vicina Lombardia.
La famiglia era giá facoltosa nel paese di origine, probabilmente tra quelle autoctone, se fra i primi sindaci del posto e con cognome riconoscibile compare proprio nel 1590 un ‘Delei’ Bertolini (probabilmente il nome sta per Delaito in dialetto). In realtà è interessante notare come questo ‘Delei’ possa significare anche un ‘secondo cognome’ usato anticamente e poi unito a ‘Bertolini’, ritrovandosi nell’archivio parrocchiale dei documenti, in cui una certa Barbara, andata in sposa ad un membro della famiglia Vescovi, altro importante casato del paese, viene indicata come ‘figlia di Bartolomeo De Lei’. Probabile che sia così, in quanto quest’ultimo personaggio risulta anche uno dei più facoltosi del paese a quell’epoca, seppur di condizione borghese, quindi può darsi che il cognome successivo origini proprio dalla frequenza di ‘Bartolomeo’ e l’affine ‘Bertolo’/‘Bertoldo’ o ‘Bertolino’, tra gli antenati precedenti. Inoltre, questa alleanza matrimoniale Bertolini/De Vescovi fu importante anche per ricavare la forma esatta dello stemma più antico della famiglia, infatti il figlio più illustre della coppia, Vigilio Vescovi, per anni parroco a Mezzocorona, protonotario apostolico e segretario dell’ultimo Principe Vescovo Madruzzo, fece affrescare sopra il portale della canonica del paese rotaliano i blasoni di entrambe i genitori.

Quello materno, dunque ‘Bertolini antico’ è d’azzurro con una gru ‘in vigilanza’ (cioè tenente un sasso con una zampa sollevata), tutto d’argento. Molti altri poi furono sindaci di Vermiglio nei decenni successivi, tra cui uno Stefano, definito proprio ‘di Delaito’, quindi in seguito ancora altri della famiglia, con gli stessi nomi dei precedenti. Ebbero anche dimore facoltose, tra cui la casa detta proprio ‘Delei’ e nella frazione di Fraviano, accanto alla chiesa e casa ‘Serra’, che in realtà porta in facciata un affresco con la Madonna con bambino, san Carlo Borromeo e santa Barbara, forse perché quest’ultima eponima proprio della sposa del De Vescovi e quindi in possesso della casa, dato anche che al di sopra si vede lo stemma Bertolini leggermente variato, ovvero con la gru che tiene anziché il sasso un pastorale, ad indicare proprio un elemento dello stemma ricavato da quello del marito De Vescovi. Dal possesso successivo di queste case da parte proprio dei De Vescovi, si deduce che le ebbero in eredità quindi dai Bertolini.
La famiglia si trasferì successivamente a Cles come detto, con Giovanni, fondatore di un ramo molto facoltoso, che ottenne già due riconoscimenti nobiliari: prima la nobiltà vescovile nel 1728, dal vescovo Antonio Domenico Wolkenstein e uno stemma leggermente variato, in cui la gru, oltre al sasso, tiene in bocca una serpe. Nel 1729 poi, l’imperatore Carlo VI concesse la nobiltà imperiale a Giovanni, sempre del ramo di Cles e questa volta conferisce uno stemma completamente diverso da quello antico e il predicato ‘de Monte Planeta’. Oggi questo stemma è anche visibile su un’elegante edicola ad angolo di un’antica casa di Cles, sulla strada per la val di Sole, di fronte alla chiesetta all’imbocco della salita al dos di Pez. Qui si nota comunque che il busto di paggio (a volte anche di donna), oltre al leone, compare pure nel cimiero di altro notaio Bertolini di Trento, e recante la gru, per cui forse il paggio sarà sempre stato in effetti un elemento anche nello stemma antico. Il primo a spostarsi a Trento fu peró Stefano Bertolini, che ottenne nel 1669 la cittadinanza e presenta anche uno stemma diverso dall’antico, ovvero troncato, con un cavallo nascente nella parte superiore e sotto tre stelle.

Sarà poi da qui che si formeranno altri rami, uno verso le Giudicarie e Roncone, ove otterranno il vicinato nel 1680 e un altro a Pergine, ove nel 1690 ci sarà l’aggregazione a quella comunità. Questi ultimi rappresentarono una vera e propria ‘schiatta’ notarile, che ritornò a vivere in città, col notaio Stefano, trasferito a Trento da Pergine e morto nel 1779, sepolto nel cimitero di santa Maria Maddalena; il figlio fu Bartolomeo, sempre notaio, che il frate e storico Tovazzi ci dice nato nel 1735, abitante appunto in città, nella casa già dei notai ‘Travaioni’ in piazza Duomo, sposò prima una Casagranda e poi una Riccabona di Cavalese, morì nel 1795 ed ebbe due figli, sempre notai: Stefano Michele, operante in città e Luigi Michele, che fu anche cancelliere del Capitolo del Duomo e reca nel sigillo lo stemma visto sopra, che unisce gli elementi della gru, ma senza sasso e sopra il paggio, presente nel diploma imperiale di quelli di Cles. Poi ci fu anche altro notaio Stefano Bernardino da Pergine, operante nella seconda metà del ‘700.
I personaggi che quindi diedero lustro alla famiglia furono parecchi nel corso dei secoli, dai numerosissimi notai, funzionari pubblici ed anche qualche prelato, ad altri, tra cui citiamo Adolfo De Bertolini nella foto seduto sulla destra (1871-1946), oriundo di Nogarè di Pergine, che fu giurista ed economista, ma anche fervente irredentista, membro di quella Società degli Studenti Trentini, con idee filo italiane, di cui fecero parte anche Cesare Battisti e Giovanni Lorenzoni. Lo stesso si distinse anche nella seconda guerra mondiale, per aver salvato dai lager nazisti alcuni conterranei, assieme al vescovo de Ferrari.


