Il Patrimonio Forestale in Trentino
Il patrimonio forestale in Trentino occupa una superficie intorno al 60% dell’intero territorio. Questa enorme estensione boschiva costituisce un patrimonio naturale dal valore straordinario. Ogni anno, per effetto di una gestione attenta e sostenibile, il bosco incrementa di circa un milione di metri cubi di legname.
Questo significa che, accanto al valore ambientale, c’è anche un notevole valore economico nella filiera del legno, che contribuisce in modo significativo all’economia delle comunità di montagna. L’esempio più emblematico è la foresta dei violini a Paneveggio. Liutai da tutto il mondo scelgono gli abeti rossi di questa foresta per la costruzione di questi preziosi strumenti.
Dietro a questa eccellenza che riguarda una nicchia, ci sono circa 500.000 m³ di legname che ogni anno sono destinati alle industrie per la produzione di pavimenti, mobili, case in legno, travature, imballaggi vari ecc. ecc. Dobbiamo però ricordare che l’80% del legno proviene dall’estero, ciò significa che abbiamo ampi margini di miglioramento in questa gestione industriale, senza compromettere il valore naturale del bosco.
La gestione del nostro patrimonio forestale è certificata dal marchio PEFC, che attesta la corretta gestione e utilizzo della risorsa per preservarne la produttività, la capacità di rinnovo, la biodiversità, mantenendo l’ecosistema.
• Circa il 60% del patrimonio forestale è di proprietà privata;
• Il restante è gestito in modo pubblico o demaniale;
• Le ASUC (Amministrazioni Separate di Uso Civico) gestiscono il 15% della superficie.
• La Magnifica Comunità di Fiemme, le Regole Feudali di Predazzo e altre minori controllano il 30% della superficie. Queste realtà hanno una tradizione secolare di regole e di funzionamento.
Il bosco trentino è costituito da tre specie principali: l’abete rosso, il larice ed il pino silvestre; in minor misura sono l’abete bianco, il pino cembro ed il pino mugo.
Il 29 ottobre 2018 è una data che ha segnato profondamente il nostro patrimonio boschivo: venti ad oltre 200 km orari hanno provocato la caduta di 14 milioni di alberi, causando danni per oltre 3 miliardi di euro. Questo evento ha segnato l’inizio della proliferazione del bostrico, che a tutt’oggi non è ancora completamente rientrata. Questo coleottero, dopo aver colonizzato il legname caduto, ha iniziato ad intaccare anche le piante sane causando ulteriori danni.
Su questi temi Coldiretti ha organizzato, nell’ambito dei Giochi Olimpici, un convegno in collaborazione con Federforeste moderato dal direttore dell’Informatore Agrario Antonio Boschetti. Per chi vuole approfondire, gli interventi sono caricati sul canale YouTube.
In estrema sintesi, gli interventi hanno evidenziato la necessità di un impegno comune tra enti locali, proprietà collettive e mondo della ricerca per migliorare la gestione del patrimonio boschivo. Da più parti è emerso che la gestione dei crediti di carbonio e dei servizi ecosistemici potrebbe essere un nuovo modello economico per sostenere lo sviluppo forestale. Anche il contributo della ricerca e dell’innovazione tecnologica possono essere fondamentali nella gestione puntuale e ottimale del nostro patrimonio boschivo.
“Il patrimonio forestale trentino –ha affermato il presidente di Federforeste e di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi- non può più essere considerato solo un paesaggio da cartolina, ma va inteso come una risorsa economica viva che richiede una gestione coraggiosa e dinamica. Dobbiamo superare la logica della pura conservazione passiva: l’abbandono è il vero nemico, poiché rende il bosco fragile dinanzi a eventi estremi come Vaia o all’epidemia del bostrico. È un paradosso inaccettabile che, pur vivendo in un territorio d’eccellenza, l’80% del nostro fabbisogno di legname provenga ancora dall’estero. La vera sfida è la sovranità del legno locale: dobbiamo accorciare la filiera e sostenere le nostre segherie affinché utilizzino prioritariamente la materia prima dei nostri boschi, certificata e sostenibile.
Ma il futuro ci impone di andare oltre il legname, puntando sui servizi ecosistemici e sui crediti di carbonio: chi presidia la montagna e gestisce correttamente il territorio fornisce un servizio di assorbimento della CO2 e di regimazione delle acque che va riconosciuto economicamente a beneficio di tutta la collettività. Il bosco è la nostra cassaforte, ma dobbiamo saperla gestire con innovazione per non ritrovarci, a causa dell’incuria o dei cambiamenti climatici, con le chiavi in mano ma la cassaforte vuota.”
Il grande merito di questo confronto è stato quello di far sedere allo stesso tavolo una pluralità di attori fondamentali: da Federforeste alle ASUC, dalla Magnifica Comunità di Fiemme alla Regola Feudale di Predazzo.
“È solo attraverso questa sinergia – ha sottolineato Barbacovi – che possiamo guardare avanti. È infatti assolutamente necessario trovare forme di collaborazione stabili e concrete tra tutti gli enti coinvolti, partendo ovviamente dalla Provincia, per garantire una gestione del patrimonio boschivo che sia finalmente efficace, omogenea e capace di rispondere unita alle sfide del domani.”

