Un secolo di liti (*) Alta val di Non tedesca (2a parte)
Lungo il corso dei secoli, nei vari archivi, si trovano parecchi documenti in cui ricorre il nome dei centri abitati da persone di lingua tedesca in alta Val di Non.
Li cito alla rinfusa, in ordine di tempo.
Nel 1355 Romallo, Tregiovo e Revò, sono in lite con Rumo e Proves per la manutenzione della chiesa pievana di Revò. Nello stesso secolo, durante ii 1394, quelli di Lauregno si vedono contestare dalla comunità di Cloz per una questione di tasse (era in ballo il computo delle famiglie soggette ad imposta). Durante l’autunno del 1405 si appiana una vertenza per boschi e pascoli tra Fondo e Senale; altre contese però nascono nel 1415 per il tracciato dei confini fra Cloz, Lauregno, Revò, Romallo, Tregiovo e Cagnò. Durante il 1447 il massaro vescovile Antonio di Coredo acquista grossi appezzamenti di terra in quel di Proves; nel medesimo anno, su richiesta dei sindaci delle chiese di Rumo e Proves, il rettore della pieve di Revò (da cui le due cappelle dipendevano) conferma I’uso del fonte battesimale nella chiesa di S. Paolo a Marcena. A Natale del 1475 è registrata a Revò la cessione di un diritto enfiteutico per un maso in muratura e legname “zum Pfeiffhof” a Senale. Qui già nel 1444 era in carica un “sindaco”; il comune e la comunità di Senale sono nominati rispettivamente nel 1530 e nel 1556. Durante il XVI secolo riaffiorano le liti fra Rumo e Proves da una parte e Revò dall’altra, per le contribuzioni alla fabbrica della chiesa (1534): è questo il segno di un progressivo tentativo di autonomia delle sedi lontane dalla pieve.

Alla comunità di Lauregno, nel 1535, viene accordato dal vescovo Cles un cappellano esposto (cioè quasi autonomo) per interessamento di Bernardino Thun; allora nel paese v’era ormai il cimitero; il 3 novembre 1537 venne concesso a Lauregno il battistero.
Nel 1537, nel mese di giugno, arrivano anche nei paeselli germanofoni i visitatori ecclesiastici del cardinal Bernardo Cles. Nel centro di Proves viene visitata la “capella sancti Nicolai” (essa era sorta prima del 1357); nel 1431 il Vescovo di Trento Alessandro di Masovia aveva concesso di erigere una chiesa più ampia, di cui si pose la prima pietra nel 1437 e si ebbe la consacrazione nel 1455; solo nel 1695 Proves ottenne il fonte battesimale, il tabernacolo e lo status di curazia; nel 1876 venne consacrata la bella chiesa attuale.

II 14 giugno 1537 i visitatori vescovili arrivarono anche a Lauregno: nel facile latino di allora essi riferirono al Cardinale: “… et in monte Laureno ubi incolae sunt Germani habet capellam sanctorum Viti et Modesti… provisam de omnibus ornamentis” (e sul monte di Lauregno dove gli abitanti sono tedeschi c’è la cappella dei santi Vito e Modesto, ben provvista delle sue suppellettili). La chiesetta risaliva a qualche secolo prima, quanto e ricordata ormai nel 1412.
Le Carte di Regola del tempo citano spesso i paesi tedeschi della zona: la Carta di Cloz (1551) commina pene severe contro quelli di Lauregno (coi quali si continua solennemente a litigare ancora nel 1595) e Proves per abuso dei pascoli (capp. 12 e 13); nella Carta di Arsio e Brez del 1603 viene nominato il “gazaro”, cioè il guardaboschi, di Lauregno; spesso nella Carta di Regola di Rumo (del 1611) si parla di Proves per le strade ed i pascoli, e si fa cenno al “pigagn” (la passerella sul torrente) di Lauregno.

Un atto del 1579, che tratta d’una riunione di autorità a Cles per questioni di economia e tasse, riporta alcuni nomi di Lauregno: Peter Goscher, sindaco; Nicolò Precramer, regolano; Andrea Onghero e Antoni Toiler. II curato di Lauregno, allora, era un certo Udalrico, di cui si scrive che era “ineptum”.

Nel secolo XVIII Proves contava una ventina di masi. Durante il 1800 la popolazione crebbe in modo sensibile, tanto che nel 1907 si hanno i seguenti numeri per gli scolari di quel territorio: a Senale v’erano 39 scolari, in una classe affidata al maestro Giovanni Kross (nato a Tirolo nel 1853); a S. Felix gli scolari erano 38: la loro classe era diretta dal maestro Leonardo Marzari (nativo di Proves, 1888); a Lauregno funzionavano due classi, con 68 scolari; se ne occupavano i maestri Giorgio Mitterer (Proves 1856) e Teresa Gamper (Rumo 1885); a Proves gli scolari erano 63, in due classi; tre i maestri: Leonardo Marzari (S. Sebastiano, 1857), Maria Gasperi (Luserna, 1880) e Anna Kofler (S. Felix, 1889); a Tonna (chiamata anche Sinablana) l’unica classe aveva 22 scolari, con la maestra Filomena Leiter (Tartschins, 1890).
Si tratta complessivamente di 230 scolari con otto insegnanti. Da notare il fatto che alcuni maestri provengono dalle zone germanofone di Folgaria e Lavarone: il governo tirolese, da circa 40 anni, aveva cercato e protetto con contributi e facilitazioni le isole linguistiche tedesche del Trentino, incrementando la costruzione di scuole appropriate e la presenza di maestri che parlavano tedesco.
II ventesimo secolo registra fatti importanti e talora tragici per la popolazione germanofona dell’alta Anaunia: il passaggio al regno d’Italia, la tirannia fascista, le opzioni – con il loro strascico di polemiche e di incomprensioni – l’occupazione nazista durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale, le vendette reciproche tra filotedeschi e partigiani. Pagine difficili e non del tutto esplorate, dove molte responsabilità sono ancora da attribuire e molti carichi da ridistribuire, nel bene e nel male.
(*) Da “Storia e storie nelle Valli del Noce” ed. dic. 2001


