La più antica carta geografica delle Valli del Noce (*)
La prima raffigurazione geografica delle valli di Sole e di Non (che misura cm. 65 x 42) ha il suo originale al Ferdinandeum di Innsbruck, mentre alla Biblioteca Comunale di Trento si trova una copia fedele del 1889. Altre copie tratte dall’originale sono invece andate perse.
il disegno è a penna, con una leggera coloritura. L’autore è di sicuro un eminente naturalista senese, trapiantato a Trento al tempo del cardinal Bernardo Cles, di cui fu medico personale, nel 1527: si tratta di Pier Andrea Mattioli (Siena 1500 – Trento 1577). Lo studioso ebbe vasti interessi nella botanica e raccolse i suoi studi in un’opera famosa (Commentari a Dioscoride).
La ricerca portò il Mattioli in lunghe escursioni nel Trentino, ma in modo particolare nella Val di Non e nella Val di Sole.
Verso il terzo decennio del 1500 egli soggiornò spesso a Cles ed ebbe modo di approfondire la conoscenza della regione circostante. II frutto della curiosità geografica è la carta, da lui disegnata prima del 1542.
La carta è testimone della passione botanica di Mattioli e della fedele presentazione di vegetali ed animali, che compaiono numerosi nell’ambiente descritto attraverso la raffigurazione.
Si leggono i nomi delle valli, latinizzate in ANANIA (la Val di Non) e PHAEBEA (la Val di Sole). Può destare un legittimo interrogativo questo secondo nome, non usuale per la valle. Ma bisogna ricordare che Pier Andrea Mattioli è uno scienziato del 1500, informato ben più di noi sulla cultura classica.
Febea deriva da Febo, nome mitologico del dio greco Apollo. Cosa c’entra Febo-Apollo con la Val di Sole?
Nella tradizione classica Apollo e la sorella gemella Artemide (o Diana) nascono da Zeus (Giove) e Latona nell’isola di Delo.
Le aree di competenza di Febo-Apollo sono la profezia, la medicina (e forse per questo Mattioli lo sente con simpatia), tutte le arti, il tiro con l’arco (ma ne era maestra anche la sorella Artemide), la bellezza, i greggi e gli armenti, la legge, il coraggio, la sapienza.
Apollo ha il compito di condurre il carro del sole nel firmamento, e per questa ragione venne confuso con il dio Sole. Per tale motivo la valle che porta il nome del Sole viene da Mattioli chiamata col nome di Febea (la valle di Febo-Apollo, la Val di Sole appunto).
II dio è raffigurato generalmente con vari simboli: i più usati furono il tripode (a ricordo dell’oracolo di Delfi), la lira (lo strumento musicale dei poeti classici), l’arco e le frecce (chi non ripensa ai dardi che Febo-Apollo scaglia sui Greci accampati davanti a Troia, quando offendono i suoi sacerdoti Crise?), il tralcio d’alloro, la palma, il lupo, il falco, il vitello, il corvo. Nell’arte antica Febo-Apollo è sempre un tema molto amato dagli artisti. Le mura del tempio di Delfi, città a lui consacrata, portavano due scritte: “Conosci te stesso” (la massima fatta propria da Socrate) e “Nulla in modo eccessivo”: parole non trascurabili neanche oggi.
Nella carta geografica in questione, nell’angolo basso a sinistra, e disegnata l’aquila tirolese, che a destra ed a sinistra affiancata da due personaggi.
A sinistra c’è una dea, con la cornucopia segno di abbondanza (Anaunia); a destra dell’aquila invece c’è una figura maschile, appunto Febo-Apollo, che stringe nella destra un ramoscello di alloro ed ha ai suoi piedi un vitello: esattamente come vuole la tradizione. II riferimento alla Val di Sole chiarissimo per Mattioli, studioso di letteratura classica.
I nomi riportati dalla carta di Mattioli per la nostra valle sono molti; alcuni approssimativi, altri invece esatti. …
Da Cogolo a Caldes corre la scritta: VAL DE SOLE; la valle è suddivisa in tre regioni, numerate X fra il Noce di Vermiglio, il Noce, il Meledrio; IX fra il Noce di Pejo, il Noce e il Rabbies; VIII fra il Rabbies, il Noce e il Barnes (qui chiamato Prenese T. “torrente”). Sono in tutto 58 toponimi, un numero davvero abbondante per un periodo che non ha altre raffigurazioni geografiche per la Val di Sole.
I cinque castelli della valle (Caldes, Rocca, Croviana, Ossana, Cogolo) sono dipinti con discreta approssimazione, come i profili delle varie chiese e dei campanili dei paesi solandri. È molto interessante scoprire la quantità di ponti sul Noce: almeno dieci, più quello sul Rabbies al Pondasi, tutti segnati col loro nome (il più strano e Mirandel).
Oltre alle varie essenze arboree locali (si notano con evidenza i larici nella bassa valle), sono dipinti in Val di Pejo un cervo (con l’annotazione del nome, non comprensibile) e un grosso uccello (forse un corvo o un’aquila), e tra Menas e Montes un camoscio (con la scritta: camozzo).
Per la Val di Non sono indicati soltanto quattro ponti: P. de le Scale, un ponte sotto Castel Cles, Ponte Alto, Ponte della Rochetta.
Vi sono delle annotazioni: fra Bresimo e Proves: “Qui si cava argento”; al santuario di S. Romedio: “Qui sono li Corpi del Glorioso Santo Romedio et delli Compagni”; a sud di Banco: “Qui si trovano medaglie antiche d’Oro, argento e metallo”; a Sanzeno: riposano i Corpi delli Gloriosi Martiri Sisinio, Martirio et Alessandro”. Sui monti del Brenta è dipinto un grosso orso, fra boschi di conifere e di latifoglie. Al lato opposto, sopra Vervò è disegnato un cervo.
Compaiono diversi laghetti: Lago di Tovello, due laghi fra Pavillo e Cles, ed il Lago Senalis. Oltre al Noce, che percorre tutta la valle segnata VAL DE NON, sono tributari di sinistra i torrenti Prenese, Soslara, Novella, S. Romedi, Verdese, Ponajola; a destra: Treseneg, Lovernadesi, Sporregio. Sulla carta campeggiano i 21 castelli più noti: Alta Guardia, Castelfondo, C. Cagnò, C. Vasio, Coraizzo Clozio, C. de Arsio, C. de Malosco, il Palazzo Nero di Coredo (senza nome), C. Rugier, C. S. Pietro, C. Ton, Visione, C. de Cles, C. Mechel, C. Valer, C. de Nan, C. de Flavon, La Corona, C. Belasi, C. Spor, C. Belfort.
L’Anaunia come la val di Sole è divisa in zone segnate con numeri romani….
Molti nomi, come avviene per la Val di Sole, sono approssimativi. Va notato che la carta di Mattioli servì pure come base per la grande carta geografica murale, dipinta nel 1581 (con gli stessi errori nei nomi) da Egnazio Danti nella Galleria delle carte ai Musei Vaticani.
(*) Da “Storia e storie nelle Valli del Noce” ed. dicembre 2001

