‘LA FAMIGLIA DAL LAGO DI CLES e VAL DI NON’
Un cognome unico, in forme diverse e un’antica storia
La formazione del cognome Dallago, che si trova spesso nei documenti antichi anche nella forma separata ‘Dal Lago’ o latina ‘A Lacu’, piuttosto che l’aggiunta di ulteriore particella ‘de’ per i rami nobiliari, è legata con evidenza all’esistenza di un lago. Questo si è scoperto essere un tempo limitrofo al borgo di Cles, nella parte ora a sud-est, verso la zona delle Quattro Ville, dove esisteva anticamente proprio una depressione, che ospitava uno specchio d’acqua, dato confermato anche da studi storici ed archeologici. Di fatti, la famiglia mostra avere da sempre proprietà per lo piú in quella zona: le stesse posizioni di ubicazione degli attuali due palazzi Dallago lo dimostrano, essendo posti nella parte immediatamente a sud-est del centro storico, seppur non completamente distaccati da questo.
La famiglia, connotata presto con tale cognome, compare con alcuni personaggi fin dal 1356-58, per poi rivelare in altri documenti di metà ‘400 la professione antica prevalente in famiglia, ovvero il fabbro, con un ‘Antonio’ ed infatti talora sono indicati anche col cognome ‘de Ferrari’, in particolare per il ramo stanziatosi a Vigo di Ton: il primo membro qui registrato fu ai primi del ‘600 ‘Giovanni Domenico’, detto figlio di maestro Paolo, ‘ferar’ di Cles, da cui appunto il successivo cognome.
La genealogia ininterrotta invece, per il ramo clesiano, la si può iniziare con un Domenico, vissuto nella prima metà del ‘500. Nel 1514 un Antonio era citato col titolo di ‘ser’, indicando condizione libera e benestante, magari anche legata alla gestione di piccole investiture e alla nobiltà gentile. È però in effetti da metà ‘600 che con Lorenzo, nato nel 1603, la famiglia si espanse e si arricchì ulteriormente, con l’esercizio della professione di mercante, ed infatti egli è citato col titolo ulteriore di ‘magnificus’, come il figlio Leonardo, due nomi propri anche tipici in famiglia, da lì in poi, mentre un altro figlio, Romedio, nato nel 1640, diventerà arciprete di Cles. Altro ancora, Lorenzo II, nato nel 1660, intraprese invece la carriera di notaio e fu anche cancelliere criminale e attuario del massaro delle valli del Noce (colui che confermava le investiture e contribuiva alla contabilità pubblica): fu particolarmente in vista, in quanto, assieme al nipote, Lorenzo III, nato nel 1669, ricevette dal Principe Vescovo nel 1718 la nobiltà vescovile, con il diritto di sepoltura nella chiesa arcipretale e uno stemma, probabilmente conferma di uno già usato ‘ab antiquo’, in cui compare un cavallo marino alato, sorgente dalle onde e mirante una stella nel cantone in alto a sinistra dello scudo.

Fu proprio Lorenzo III a stabilizzare la professione mercantile di tale ramo della famiglia, facendo costruire poi il palazzo di corso Dante (vicino al Comune) nel 1729, dove quasi un secolo dopo sarà ospitata Maria Elisabetta, arciduchessa d’Austria, in visita in Tirolo, suggellando così la tradizionale fede ‘tirolese’ della famiglia. Sarà infatti il primogenito di Lorenzo III, Leonardo II, nato nel 1706, ad ampliare ancora l’attività di famiglia, col dedicarsi alla bachicoltura, allora molto in voga ed ottenendo così nel 1781 la nobiltà del Sacro Romano Impero, col predicato ‘von Sternfeld’ e un miglioramento dello stemma, che reca in due quarti il cavallo marino dell’antica insegna e negli altri due le tre stelle d’oro, sempre in campo azzurro, mentre il cimiero (parte alta sopra la corona) è uguale a quello antico, ovvero un leone nascente d’argento, ma questa volta tra due semivoli (ali) di nero.

Tale blasone è quello che compare sulla facciata dell’altro palazzo Dal Lago, quello di via Trento, all’ingresso del paese e realizzato dal celebre architetto del ‘900 trentino Giorgio Wenter Marini. Bartolomeo, un fratello di Leonardo e nato nel 1724, fu minore riformato col nome di frate Arcangelo e per alcuni anni ministro e confessore delle Clarisse di Napoli.

Il figlio di Leonardo, invece, Lorenzo Francesco, nato nel 1740, raggiunse l’apice dell’attività commerciale, ricoprendo più volte la carica di console del Magistrato Mercantile di Bolzano, ma tale attività dovette cessare con la generazione successiva, perché curiosamente lo stesso diploma nobiliare prevedeva appunto la cessazione dell’attività di mercante, che male si addiceva (pensiamo al clima e mentalità dell’austero Impero Asburgico di allora) al nuovo titolo acquisito.
Il fratello Giuseppe, nato nel 1746, fu medico e collaboratore per un periodo dell’Università di Padova, allo Studio Anatomico. Già però uno dei nipoti di quest’ultimo, Gerolamo Romedio, nato nel 1818, fu grande irredentista e simpatizzante dell’Italia unita, rompendo così la tradizione di assoluta fedeltà a casa d’Austria degli avi.
Le ultime generazioni furono anche dedite alla cultura e all’arte. Il palazzo di via Trento, comunque, assunse l’assetto attuale verso il 1860, quando ci fu la bonifica proprio della zona paludosa, più sotto, ovvero il ‘lago’, che diede il cognome alla famiglia, come spiegato più sopra. Infatti precedentemente, il fronte principale dell’edificio, con l’ingresso, era rivolto verso la chiesa e da tale lato scendeva una scalinata verso il lago costituendo il punto per l’attracco delle imbarcazioni che questa famiglia possedeva, per poter trasportare le merci e le persone attraverso tale antica via d’acqua.
Dal Gerolamo di prima nacquero poi: nel 1867 Isabella de Dal Lago Sternfeld, che sposò il noto pittore solandro Bartolomeo Bezzi, il quale morì proprio a Cles nel 1923; nel 1855 Luigia, primogenita di dieci fratelli, che sposò il barone Bernardo De Cles, omonimo dell’illustre avo e studioso di botanica. Ma il palazzo del capoluogo anaune pervenne alla famiglia De Cles tramite la nonna degli attuali baroni, figlia di Beniamino Dorna e della moglie, Margherita, cugina delle già nominate Isabella e Luigia e figlia di Carlo Lorenzo de Dal Lago e dell’ultima dei De Scari di Mezzolombardo, in modo che anche il palazzo De Scari venne in proprietà alla stessa famiglia De Cles.

