Agricoltura 2026, l’assessore Zanotelli: “Avanti con ricerca, acqua e lotta agli scopazzi. Il Trentino deve correre”
Il settore agricolo sta operando in un contesto in continua evoluzione. Cambiamento climatico, nuovi fitofagi, trasformazione dei mercati, geopolitica instabile, risorse Pac in discussione, mancato ricambio generazionale sono temi da affrontare per garantire futuro alle nostre aziende. Innovazione tecnologica, agricoltura smart, corretta gestione del rischio, fanno parte della visione politica?
Di questo ne ho parlato con Giulia Zanotelli (Assessore all’agricoltura, promozione dei prodotti trentini, ambiente, difesa idrogeologica e enti locali della Provincia autonoma di Trento). Michele Odorizzi
Assessore, quali sono le priorità per il 2026?
Il 2026 sarà un anno in cui vogliamo far fare un nuovo passo avanti a tutto il sistema agricolo trentino. La manovra approvata a fine anno ci permette di intervenire con decisione in tre direzioni: dare forza alle filiere produttive, sostenere concretamente le imprese in un contesto economico impegnativo e consolidare gli strumenti che garantiscono stabilità al settore. Significa investire sulla qualità del lavoro, sull’innovazione, sui servizi alle imprese e sulle infrastrutture che servono davvero a chi produce.
Come verranno distribuite le risorse e quali ricadute avranno sulle imprese?
L’agricoltura di montagna è fatta di piccole imprese, di persone che ogni giorno scelgono di restare, di investire e di innovare. Con Cooperfidi stiamo portando avanti un lavoro importante per agevolare il ricambio generazionale, ma anche offrendo strumenti finanziari accessibili e percorsi di accompagnamento concreti. Abbiamo previsto un impegno stabile: 500.000 euro all’anno per 10 anni per ridurre gli inte-ressi sui mutui destinati all’avvio o allo sviluppo delle imprese di giovani agricoltori.
La scelta è stata quella di concentrare i fondi dove possono generare un effetto leva di pronta ricaduta: nei consorzi che investono nella realizzazione di nuovi impianti irrigui con oltre 35,5 milioni di euro di nuovi aiuti che si aggiungono agli oltre 10 milioni di euro di investimenti per progetti di completamento degli impianti irrigui, per i quali si stanno completando i lavori; a sostegno di investimenti promossi nella trasformazione e nell’ulteriore sviluppo della commercializzazione; nelle aziende che rinnovano frutteti e vigneti e negli allevamenti che puntano sulla qualità. Abbiamo previsto risorse anche per la gestione del rischio, per la modernizzazione tecnica degli impianti e per supportare i programmi zootecnici. È una programmazione, che sostiene gli investimenti e garantisce resilienza e sviluppo a tutto il sistema.
Il fabbisogno di personale resta un tema sensibile. Come lo state affrontando?
Abbiamo introdotto uno strumento molto atteso: lo scambio di manodopera tra aziende, ora consentito anche alle società semplici agricole che rientrano nella definizione europea di microimpresa. Si tratta di una misura che amplia le possibilità di collaborazione e dà una risposta concreta alle fasi di picco del lavoro agricolo, con disposizioni chiare e piena regolarità. Allo stesso tempo stiamo rafforzando la formazione, perché la competitività si basa su competenze aggiornate e su un sistema che accompagna chi vuole crescere.
Parliamo di acqua, un tema strategico per le nostre valli
Stiamo sostenendo progetti irrigui e interventi sulle reti per renderle più efficienti e moderne. Puntiamo a una gestione sempre più coordinata, capace di garantire alle aziende un approvvigionamento costante e affidabile. È un lavoro che facciamo in-sieme ai consorzi di miglioramento fondiario e di bonifica, perché le scelte sull’acqua richiedono strategia e collaborazione. Per questo abbiamo previsto ulteriori 17,5 milioni di euro (che si aggiungono agli oltre 18 inizialmente stanziati) per il finanziamento di tutte le domande ammissibili riferite al bando irriguo aperto nei mesi scorsi. Dobbiamo puntare a progetti di territorio che portino benefici a tutte le filiere per garantire futuro e sostenibilità socio-economica alle nostre comunità. Vi è ancora un ulteriore elemento di attenzione rivolto al necessario aggiornamento dei processi di rappresentanza e governance degli organi di gestione dell’acqua irrigua che stiamo sviluppando attraverso la revisione della Legge provinciale n. 9/2007.
Le fitopatie, e in particolare gli scopazzi del melo, restano una preoccupazione concreta. Come procede l’attuazione del nuovo piano?
Il contrasto agli scopazzi è una delle sfide più delicate per la nostra melicoltura. Il nuovo piano provinciale, entrato in vigore in autunno, è pensato per essere molto più incisivo del precedente. Agiamo su informazione, monitoraggio e controlli, con un coinvolgimento attivo di tutti: produttori professionali, hobbisti e chiunque possegga anche poche piante di melo. La prevenzione resta l’unico vero strumento, e questo richiede comportamenti responsabili, segnalazioni puntuali ed estirpi tempestivi delle piante sintomatiche. La collaborazione con Fondazione Mach, Apot e associazioni di categoria è continua e sta permettendo di aumentare l’efficacia degli interventi.
Perché la lotta agli scopazzi è così centrale per territori come la Val di Non e la Val di Sole?
Perché gli scopazzi mettono in discussione la base stessa della nostra frutticoltura. Non parliamo solo di una fitopatia: parliamo di un rischio concreto per la produttività, per la qualità e per l’intero equilibrio economico delle zone che vivono di melicoltura. Se anche pochi proprietari non intervengono, l’intero sistema diventa vulnerabile. Ecco perché abbiamo rafforzato i controlli e reso più incisivo il quadro sanzionatorio.
Voglio però sottolineare che i produttori stanno dimostrando grande impegno e professionalità: questo è il valore su cui possiamo costruire la tenuta e il futuro della nostra melicoltura.
PAC 2023 – 2027, quali aggiornamenti e quali aspettative?
Nel 2026 metteremo a disposizione una gamma ampia di interventi. Con scadenze 01 dicembre 2025 – 31 marzo 2026 sono stati aperti due specifici bandi per sostenere investimenti di competitività per le aziende agricole e investimenti per ambiente, cli-ma e benessere animale mentre con scadenza 2 dicembre 2025 – 30 aprile 2026 è aperto un bando per investimenti in infrastrutture, sviluppo socioeconomico delle aree rurali e reti di viabilità rurale. Non ultimo per importanza la proroga di scadenza del bando al 9 febbraio e l’introduzione di alcuni elementi di semplificazione per gli aiuti a sostegno all’insediamento di giovani agricoltori.
Tra le priorità della nostra agenda figura la gestione del rischio, tema centrale in un contesto segnato da eventi climatici estremi sempre più frequenti e instabilità dei mercati. Serve una politica che non sia solo reattiva, ma anche preventiva. Abbiamo espresso contrarietà ai tagli nazionali in questo ambito, consapevoli del ruolo che il sistema assicurativo e dei fondi di mutualità svolgono per le produzioni ad alto valore aggiunto come quelle trentine abbiamo integrato con risorse del bilancio provinciale per oltre 5,2 milioni di euro recuperando i minori aiuti nazionali riservati in particolare per le annualità 2022 e 2023. Stiamo inoltre lavorando a una nuova proposta in grado di integrare gli strumenti assicurativi e mutualistici con azioni di prevenzione, formazione e innovazione tecnologica.
Qual è il messaggio che vuole dare ai produttori all’inizio del 2026?
Continuiamo a lavorare insieme. Le sfide ci sono, ma abbiamo costruito strumenti nuovi, messo in campo risorse importanti e rafforzato il rapporto con chi opera quotidianamente nei campi, nelle stalle e nelle cooperative. Il Trentino agricolo ha dimostrato di sapere affrontare le difficoltà con serietà e visione: sono convinta che anche quest’anno dovremo e sapremo essere all’altezza.

