ARTE E SOLIDARIETÀ
Cristina Waller
Un’interessante mostra di arredi e artigianato delle Ande, voluta e curata dall’associazione di volontariato Operazione Mato Grosso e sostenuta da Aca de Vita di Taio, verrà inaugurata alle 18.00 di sabato 7 marzo 2026 negli spazi messi a disposizione da MondoMelinda a Segno (Predaia). I manufatti, tutti pezzi unici che saranno esposti fino a domenica 22 marzo, raccontano una storia che affonda le radici anche nella nostra Valle di Non.

DON DANTE FRASNELLI
L’immensa figura di mons. Dante Frasnelli, con le sue “mani aperte”, continua a proteggere los últimos dal Perù alla Val di Non. Proprio nella valle delle mele si trova Dardine, il paese oggi parte del Comune di Predaia, in cui questo uomo generoso ha visto la luce nel 1925 e dove si conserva con orgoglio il busto del Padrecito Dante, realizzato in Perù dagli artesanos don Bosco e donato dalla comunità peruviana di Huari, riconoscente per tutto il bene ricevuto nel corso dei decenni di missione. E davvero innumerevoli sono le opere che mons. Frasnelli è riuscito a realizzare (anche grazie agli aiuti raccolti da vari enti, in Italia e nel mondo, ma soprattutto in val di Non e in Trentino) in quelle parrocchie abbarbicate ai piedi delle cime andine. Luoghi abitati da persone poverissime, ma generose nel donare il poco che hanno. E che a Dardine hanno voluto inviare un segno della loro gratitudine ma anche di un legame d’amore che va oltre il tempo.
E il tempo sembra davvero fermarsi quando lo si percorre a ritroso per cercare i segni di presenze luminose come lo sono le esistenze degli uomini, alcune particolarmente belle e preziose. Siamo appunto a Dardine, nell’agosto del 1972, quando da don Dante, già da tempo missionario in Perù e ora in visita ai suoi cari nella casa di famiglia, si presenta un uomo dall’aria semplice e autentica: è padre Ugo de Censi.

PADRE UGO DE CENSI E L’OPERAZIONE MATO GROSSO
Racconta don Dante che il cugino Giampiero (che in seguito avrebbe fatto parte del primo gruppo di volontari dell’Operazione Mato Grosso arrivato in Perù) glielo presenta, convinto che tanto bene possa nascere dall’incontro di due anime attraversate dal desiderio di alleviare le sofferenze di chi è in difficoltà. Durante la conversazione è presente anche il fratello maggiore di Dante, Remo, che gli si rivolge così: “Questo è l’uomo giusto per te, lascia che ti aiuti!”. Inizierà così un prezioso sodalizio, volto alla protezione e al sostegno nei contesti di difficoltà. Padre Ugo era già alla guida dell’Organizzazione chiamata Operazione Mato Grosso (OMG), nata per una sua intuizione nel 1967 e preoccupata di educare i giovani (ispirandosi a don Bosco) attraverso il lavoro gratuito a favore di chi ne ha necessità, portando aiuto soprattutto in alcuni Paesi dell’America Latina. Nello specifico, l’urgenza del momento era la ricostruzione della Regione dell’Ancash, devastata dal catastrofico terremoto del 31 maggio 1970.
Don Dante, preoccupato anche per le condizioni della sua stessa Prelatura dopo il terremoto, capisce che la presenza di questo “grande” uomo può rappresentare una svolta per tante problematiche situazioni.
Verso la fine degli anni Settanta padre Ugo è infatti in Perù e viene accompagnato da don Dante a conoscere Chacas, vicinissimo alla Cordigliera Blanca, dove era rimasta vacante la parrocchia. Chacas è un paese d’incomparabile bellezza, ma la sua gente a quell’epoca era estremamente povera ed emigrava verso altri luoghi in cerca di lavoro, rischiando di perdersi nei pericoli della città o dei campi della coca. Padre Ugo, innamorato di questo bellissimo angolo del Callejón de Conchucos, decide di rimanere. Era arrivato l’uomo inviato da Dio con la missione di risvegliare la fede e la speranza degli umili abitanti di quel paese e iniziare una nuova tappa di ricostruzione, puntando alla promozione umana e alla prosperità spirituale.

I PRIMI TALLERES
Già dai primi anni egli accoglie in casa parrocchiale orfani e ragazzi poveri.
Per offrire loro un’educazione, una formazione artistica e un avviamento al lavoro apre i talleres, cioè scuole di falegnameria e intaglio. Non ha mai pensato però di formare degli artigiani del legno per dar loro un pane e basta, il suo progetto era quello di educare i ragazzi in modo completo, guardando all’arte, al silenzio, alla pazienza, al lavoro fatto a mano, alla generosa spartizione di ciò che si possiede. Contro corrente: in un mondo che rincorre la tecnologia e l’efficienza, padre Ugo accompagna i ragazzi nella scoperta dell’arte, nel valorizzare il lavoro artigianale, insegnando con l’esempio a non calcolare e infine, ma non ultima, la gioia del donare.
Seguendo l’esempio di Chacas, nuovi talleres saranno poi aperti in altri paesini sperduti della Cordigliera delle Ande e anche in Brasile, Bolivia ed Ecuador, grazie ai volontari italiani dell’Operazione Mato Grosso e agli stessi ragazzi che, finendo dopo cinque anni la scuola, diventano essi stessi maestri.
Alcuni punti fermi rappresentano i cardini di OMG e di questa formazione:
èFare fatica
èFare con arte (far bene le cose)
èFare silenzio
èSaper perdere (perdonare)
Di questo, ma anche della maestria nel campo della scultura, pittura, intaglio, restauro… parlano i manufatti creati dall’associazione Artesanos Don Bosco.

L’ASSOCIAZIONE ARTESANOS DON BOSCO
Questa associazione riunisce i giovani artigiani che vogliono rimanere a vivere sulle Ande, nella propria comunità locale, aiutando chi è più povero di loro. Con il tempo i lavori si sono raffinati, inserendo intarsi e dettagli di differenti materiali e prevedendo anche interventi di restauro, doratura e pittura. Per le ragazze si sono aperti talleres di ricamo, gigliuccio e tombolo, telaio e maglia, che hanno permesso alle madri di famiglia di mantenersi senza sconvolgere la loro vita sulle Ande.
Sono i volontari in Italia, a Lima, a Cajamarca, a Cuzco e in altre città importanti dell’America Latina che, con esposizioni permanenti o estemporanee, con mezzi di pubblicità online ma soprattutto con il passaparola tra vari amici e conoscenti, cercano di far conoscere e commerciare i prodotti di questi artigiani, in modo che non siano costretti ad abbandonare la propria terra. Un’ampia vetrina di questi pezzi unici sarà offerta dalla mostra di marzo.
Come non immaginare la soddisfazione di Padre Ugo, che ha tracciato la strada da percorrere e ha aperto una porta che non si è più richiusa?
Ancora oggi vengono accolte le sue preziose indicazioni: “Anziché regalare loro un pesce, insegna ai ragazzi a pescare e, cosa ancora più importante, a commuoversi nel donare il pesce pescato a chi ne ha più bisogno”.
Un messaggio profondo che trasmette il valore immenso della solidarietà.

