‘La famiglia Rizzi di Malè e Cavizzana’

‘La famiglia Rizzi di Malè e Cavizzana’

Dalla Lombardia alla val di Sole, all’Anaunia, con uno stemma inedito

La famiglia Rizzi di cui parleremo, molto diffusa nel nord Italia, ha un ceppo importante in Lombardia e Valtellina e da lì derivano proprio i Rizzi, stabilitisi poi in val di Sole (Cavizzana, ma anche Caldes e Malè) ed in seguito anche in val di Non, primariamente a Cloz, ma anche a Brez e Bresimo. Anche i ‘Ricci’ di Denno, quindi con la variante del cognome a doppia ‘c’ al posto delle ‘z’, provengono grossomodo dallo stesso luogo. Il cognome trae origine dalla caratteristica fisica di possedere, da parte del capostipite, dei capelli ricci, per cui per sostituzione del raddoppio in ‘c’ con ‘z’, cosa non infrequente, otteniamo prima un soprannome e poi il cognome trasmesso a tutti i discendenti, pur qualche volta con la variate ‘Ricci’ appunto.

Dalla lettura e ricerca di molti documenti, atti amministrativi o notarili, stipulati in Trentino nei secoli del Medioevo, si incontra in effetti anche il nome ‘Rizius’, ma certo è portato spesso, come detto prima, a significare più un ‘soprannome’ che il nome di battesimo vero e proprio. Specifichiamo qui, però, come possa esistere, in certi casi, anche un’analogia col nome ‘Brizius’, poi trasformato per caduta della prima lettera (aferesi).

Interessante è poi notare, come ci siano cognomi del genere simili o uguali in Trentino e nelle valli del Noce per quell’epoca, ma riferibili a ceppi diversi. Leggendo le antiche pergamene, ad esempio, notiamo come esistano famiglie notarili ‘Rizzi’ a Stenico e ‘Ricci’ a Trento, tra ‘400 e ‘500, mentre nel 1447 è menzionato un ‘Andrea Ricci di Preghena, giurato della chiesa di san Leonardo’, che non sembra centrare con i Ricci/Rizzi degli altri paesi. Poi, ancora, nel 1463 un Matteo fu Nicolò ‘Ricius’, abitante a Revò e nel 1472 un ‘ser Antonio Ricci da Calavino, abitante a Rallo’, sempre con funzione di notaio, oppure i Rizzi di Toss, poi estinti.

Anche nel caso della famiglia, prima solandra e poi nonesa, di cui stiamo parlando, comunque, ci furono all’inizio forme cognominali diverse, pur riferite allo stesso personaggio; ad esempio un ‘Nicolò Rizzi’, procuratore della comunità di Cavizzana nel 1569, ma lo stesso è poi citato anche come ‘Ricci’, in una pergamena del 1570, ove compare come stimatore di terreni e pure come ‘del Riz’, in altra pergamena del 1577, riguardante un censo dovuto ai signori Thun, sempre nel territorio di Cavizzana. Quindi, mai come in questo caso, abbiamo trovato forme diverse del cognome, ma che sono varianti e possono benissimo indicare i personaggi di una stessa famiglia. I Rizzi della val di Sole appaiono come famiglia distinta, con titoli come ‘ser’ e ‘dominus’, sia a Caldes, che a Cavizzana, mentre nel 1692 e 1760 appaiono tra i nobili gentili, nel territorio di Livo. L’origine probabile dalla Valtellina o Valcamonica, come nel caso comprovato dei Ricci di Denno, possiamo però dedurla in questo caso dallo stemma, più che dai documenti. Quelli di Denno ottennero la nobiltà imperiale infatti nel 1643, portando uno stemma arricchito e migliorato, ma con al centro l’antico stemma del riccio passante nero, in campo argento.

I Rizzi della val di Sole, poi trasferitisi a Brez e Cloz, hanno anche uno stemma molto simile, comunque con elemento di base sempre il riccio (animale). A questo proposito, specifichiamo come altri stemmi di famiglie diverse, sempre però con questo cognome, possano avere anche l’elemento base delle spighe di riso (‘Riz’, tradotto in francese), oppure i ‘ricci’ appunto, intesi come involucri della castagna. L’animale riccio, invece, ma soprattutto con i colori che riportiamo qui, è caratteristico di questi ceppi parenti della Valtellina e Valcamonica. Per venire quindi alla scoperta dello stemma di questi Rizzi, effettuata dallo scrivente, dobbiamo parlare di membri della famiglia (6 a Cavizzana e 6 a Cloz), che ebbero facoltà di studiare ed accedere al sacerdozio, quali don Giovanni Rizzi, parroco a Cles e don Stefano Rizzi, pievano di Cloz, che rispettivamente nel 1660 e 1664 scrivono al conte Cristoforo Riccardo Thun, portando sulle lettere il medesimo sigillo e qui, essendo due personaggi diversi, possiamo essere sicuri che questo sia proprio lo stemma della famiglia e non personale, con due ricci rampanti ed affrontati, mentre come cimiero uno dei due ricci nascente, tra due corna di bufalo.

A tal proposito, fu proprio don Stefano Rizzi ad ‘importare’ la famiglia dalla val di Sole a Cloz, tra l’altro anche con la forma del cognome ‘Ricci’. Rami della famiglia si stabilirono poi anche in altre località della val di Non, quale Cavareno ed a questo ramo appartenne il medico Candido Rizzi, convinto irredentista, che fu scarcerato nel 1915, quando già molto malato ‘scambiava’ il posto in carcere con la figlia Bice, eroina anch’essa dell’irredentismo trentino, grande amica di Cesare Battisti, la quale fu tra i fondatori e prima direttrice del Museo Storico del Risorgimento di Trento, oltre che storica di grande valore. Sempre dello stesso ramo, menzioniamo un francescano, frate Grisanto, al secolo Vigilio Rizzi, nato nel 1864, che operò prevalentemente nella Provincia Tirolese e morì a Bolzano nel 1934.

Infine, altro sacerdote distinto della famiglia fu don Domenico Rizzi (o ‘Ricci’), nato a Cavizzana nel 1738 e parroco di Mezzolombardo dal 1773 al 1809, che viene ricordato nelle ‘memorie di Mezzolombardo’ del noto Francesco Filos, il quale lo descrive come generoso d’animo e pronto all’ascolto di tutti, anche se altrettanto energico e determinato. Si formò a Venezia, avendo come amico e condiscepolo il futuro patriarca Federico Maria Giovanelli, fu poi investito per quasi quarant’anni della parrocchia di Mezzolombardo, si mantenne sempre moderato e conciliante, di fronte ai nuovi fermenti filo-napoleonici, svolgendo davvero un ruolo encomiabile per la comunità, ma negli ultimi anni di vita subì comunque un ‘barbaro trattamento da banda di sozzi croati’, come sottolinea il Filos nelle memorie, citate sopra.

Paolo Turri