La riscoperta della Cappella di Sant’Anna a Roverè (Da ripostiglio dimenticato a gioiello d’arte sacra)
In tempi non sospetti nessuno, o quasi, ci ha fatto davvero caso alla cappelletta nel pieno centro storico dell’abitato di Roverè della Luna, che, se le cose fossero andate diversamente, non esisterebbe più da alquanti decenni.
La struttura di cui si racconta è la Cappella di Sant’Anna, oggi conosciuta dalla maggior parte del paese come uno degli edifici religiosi più antichi e significativi inseriti in questa piccola realtà rurale. Fino a non moltissimi anni fa, però, era utilizzata come un semplice ripostiglio, tanto da essere declassata anche catastalmente a “casetta”.
È necessario fare un passo indietro lungo una quarantina o forse più anni, prima che qualcuno si mettesse concretamente di traverso all’idea della sua demolizione, dovuta ad un progetto di ampliamento urbano e della viabilità. Quel qualcuno era l’architetto Bruno Pedri, che ricorda con precisione l’inizio di quella che poi sarebbe diventata una vera e propria riscoperta culturale.
«In quegli anni stavo seguendo il restauro del Palazzo Firmian (attuale sede del Municipio ndr) a Mezzocorona. Con il mio gruppo di restauratori decidemmo di fare una verifica anche su quella struttura abbandonata – confida l’architetto -. C’era calce ovunque sulle pareti, tanto che sembrava solamente un vecchio locale senza valore. Invece, grattando con delicatezza e con le giuste tecniche, emersero degli affreschi e quindi la grande sorpresa che avevamo davanti un’opera d’arte.»

Una scoperta inaspettata
Il recupero fu avviato coinvolgendo la Soprintendenza ai Beni Culturali. Pedri ricorda di un processo lento ma condiviso. Importante fu anche il sostegno di Arrigo Dalpiaz, allora presidente della Cassa Rurale e anche lui tra i pochi ad opporsi con fermezza alla demolizione. «All’epoca sedevo in consiglio comunale, all’opposizione, e avevo presentato una relazione. In maggioranza c’erano due miei coetanei che mi avevano dato ragione – racconta -. La prima intenzione dell’amministrazione dell’epoca era di buttare giù tutto. Poi era stato proposto d’imbragarla e spostarla dietro la chiesa, però era fantascienza.»
A salvataggio compiuto, un ruolo fondamentale è pure del professor Pietro Marsilli, studioso e docente di lungo corso, autore di uno studio iconografico completo sugli affreschi interni e curatore di una pubblicazione bilingue (italiano e tedesco) dedicata alla storia di questa cappella.
Un lavoro sviluppato dietro mesi di ricerca tra archivi, fonti storiche e confronti iconografici. «La parte più complessa fu tentare di decifrare alcune scritte in gotico tedesco. Ci provai a lungo, purtroppo erano illeggibili – ci spiega -. Però fui fortunato nell’interpretazione delle immagini. Tra le più importanti ci sono Santa Barbara, un San Cristoforo sbiadito e due figure eleganti, di un uomo in rosso e una donna in blu rappresentativi dei conti Firmian, probabili committenti della cappella.»
La funzione originaria e la rinascita
Secondo gli studiosi si tratta del primo edificio sacro costruito a Roverè della Luna, legato alla richiesta degli abitanti del XVI secolo di avere un luogo per il culto e la sepoltura, senza dover per forza raggiungere Mezzocorona. Il legame con la morte si vede molto chiaramente anche negli affreschi, come quello raro ed affascinante di richiamo alle danze macabre del 1431, tema ricorrente nella pittura gotica nordalpina.
All’esterno, come detto, si trova un’immagine ormai sbiadita di San Cristoforo, protettore dei viaggiatori e dei viandanti, testimonianza del fatto che la strada accanto alla chiesa era un’antica via di comunicazione tra nord e sud, pare, percorsa fin dai tempi dell’Impero romano.
L’anno scorso, a quasi 40 anni dalla prima riscoperta, la cappella ha beneficiato di un nuovo intervento di manutenzione e di restauro condotto dall’architetto Enrico Pedri, figlio di Bruno, in collaborazione con la restauratrice Enrica Vinante, una delle figure di riferimento nel panorama trentino.
L’intervento ha interessato sia la struttura sia gli affreschi, facendo mantenere dignità storica ed artistica al piccolo edificio.
Un futuro di valorizzazione
La Cappella di Sant’Anna, pur se aperta solo nelle grandi occasioni, rimane un luogo di culto e un simbolo della memoria storica ed artistica di Roverè della Luna. Oltre ad una testimonianza viva dell’importanza di salvaguardare anche ciò che sembra dimenticato, marginale o come in questo caso “nascosto”. Forse proprio per questo, come ricorda il professor Marsilli «se non ci fossero storia ed affreschi sembrerebbe solo una vecchia struttura. Ma è proprio lì che si nasconde la bellezza dell’arte popolare e della fede di un tempo.»




