CASTEL SAN PIETRO “Passeggiando nella storia…”

CASTEL SAN PIETRO “Passeggiando nella storia…”

Nel 1829 Gioseffo Pinamonti, storico noneso e precettore di Matteo II Thun (1812-1892), parlando dei dintorni del castel Thun scriveva: “Bello è pure a vedersi l’abbandonato castello Sampietro che sulla sommità di una rupe stassi in mezzo a delle ombrose piante di antica selva entro alla valletta d’onde scaturisce il Rinassico”.

Anche Aldo Gorfer, nel 1959, a questo proposito scriveva: “Nella valle del Rinassico, selvaggia e pittoresca, su una lamina rocciosa tra la valle di san Pietro e i Ridi sorgono i ruderi di Castel San Pietro con torre cilindrica più volte mozzata dai fulmini e alta tuttora una quindicina di metri”.

Castel San Pietro si trova nel comune di Ton, in una riserva boschiva di proprietà della Provincia autonoma di Trento, a 864 metri s.l.m.

Costruito nella seconda metà del XIII secolo, tra i ruderi conserva un raro esempio di torre cilindrica. Sorge su uno sperone roccioso sopra la valle del Rinassico, a picco sulla via romana che attraversava la gola della Val Scura, la val dei Pilastri per raggiungere Prà d’Arza e poi scendere a Favogna e quindi a Cortaccia collegando la Bassa Valle di Non con la via Claudia Augusta. Si trattava della cosiddetta via di Santa Barbara.

Probabilmente il castello fu costruito in quella posizione impervia e difficilmente raggiungibile, incombente sulla strada e sul torrente Rinassico, proprio per maggior sicurezza e per presidiare il passaggio di quell’importante e trafficato asse viario (oggi purtroppo impervio sentiero).

Il castello sorge sul fianco della “Dozza”, isolato, ma in contatto visivo con altre fortificazioni della Valle come il castel Corona, castel Belasi e castel Sporo.

Il castello occupava una superficie di circa 3.000 metri quadrati. Ora dell’antico complesso, ancora di proprietà privata, restano solo parecchi ruderi e una torre cilindrica. Purtroppo, oggi, l’avanzato stato di degrado, impedisce di conoscere l’esatta struttura dell’edificio. Tuttavia, osservando alcuni ruderi rimasti ancora in piedi, si può desumere che dopo l’ingresso ci sia stato un piccolo ponte levatoio e una torretta quadrata.

Non è possibile invece conoscere esattamente la struttura interna perché risulta coperta da due metri di macerie. Attualmente resta ancora in bella evidenza una torre cilindrica leggermente rastremata, mozzata dagli uragani e dai fulmini. La torre ha un diametro interno di circa sei metri e delle mura con uno spessore di circa un metro e quaranta.

Inizialmente sarà stata alta una quindicina di metri. Ora, però, è ridotta a poco più dieci metri.

Fu costruita con la tecnica del muro “a sacco” usando dei blocchi di pietra calcarea raccolti sul posto.

Era servita da una piccola porta in stile romanico e verso settentrione presenta ancora una finestrella strombata. Sulla parte opposta, invece, si nota una breccia fatta recentemente dai cercatori di reperti.

All’interno si notano dei fori dove appoggiavano le travi di sostegno ai vari piani.

Fra le cose degne di nota si può segnalare anche una conca simile ad un pozzo che probabilmente serviva per la raccolta e il deposito delle acque piovane.

All’interno del castello si trovava una cappella dedicata a san Pietro e Paolo consacrata nel 1504 dal vescovo Francesco dalla Chiesa, suffraganeo del principe vescovo Udalrico Lichtenstein. Di essa è possibile ancora individuare le fondamenta dell’abside che hanno un diametro di circa tre metri.

Dal 1635, per un legato testamentario del conte Giacomo Annibale Thun, il prete che godeva del Beneficio di San Vigilio, presso l’omonimo maniero, era obbligato a celebrare nella cappella del Castello di San Pietro ben dodici messe all’anno.

Dagli atti visitali del 1742 risultava che la cappella era ancora tenuta decorosamente.

Ma nella successiva visita del 1751 si registrava che: “La cappella di san Pietro sul monte oltre Castel Thun è sempre aperta e manca il cancello. Perciò entrano gli animali e vi dormono gli uomini che lavorano sui monti”.

Attorno al castello furono trovati diversi reperti di ferro appartenenti ad epoche diverse.

Vicino al maniero vi era un pianoro molto soleggiato e riparato dai venti, chiamato “Orti”, dove i servi coltivavano la verdura per i castellani. Purtroppo, l’alluvione del 1966 ne cancellò ogni traccia. I primi documenti che si riferiscono al maniero risalgono al 1338 e riportano l’acquisto dell’immobile da parte dei Thun dal venditore Leonardo del fu Adalpreto Negherle di Trento. Ma i Thun certamente lo abitavano già prima perché furono loro a respingere l’assalto al castello nell’anno 1336-37.

Infatti, in quel periodo i conti d’Arsio assieme ai loro alleati, i conti di Cagnò, Altspaur, Rumo e Tuenno assediarono, ma senza successo, il castello di San Pietro.

Esso fu ulteriormente fortificato nel corso delle “Guerre rustiche” ma, per fortuna, non venne assediato dai contadini rivoltosi.

A partire dal 1500, con la costruzione di nuovi itinerari, l’antico sentiero di Santa Barbara fu meno frequentato e di conseguenza anche il castello perse d’importanza.

Sul posto rimase solo una guarnigione di soldati a guardia della strada. I Thun si ritirarono nella più comoda residenza di Belvesino e utilizzarono il castello solamente come residenza di caccia, posto di guardia e armeria.

Durante il 1600 il maniero venne totalmente abbandonato e, probabilmente, per non pagare la ben nota “tassa sul coperto”, fu privato del tetto.

Questa operazione accelerò notevolmente la sua rovina riducendolo in poco tempo ad un grande ammasso di pietre.

Attorno al castello sopravvivono ancora alcune storie e leggende raccontate dagli anziani del paese.

Una di esse afferma che: “una lunga galleria congiungeva Castello di Visione con castel san Pietro.

Un’altra narra che un gruppo di ardimentosi ragazzi si recarono al castello alla ricerca di un favoloso tesoro ma, dopo aver scavato a lungo, trovarono solamente un forziere vuoto”.

E ancora si racconta che un signore: “mentre stava tagliando la legna nei pressi del castello, vide uscire dalle rovine una bellissima signora con un grande capello bianco. La salutò, ma subito dopo la dama sparì improvvisamente”.

Si diceva pure che il luogo fosse abitato dalle “angane” le quali, di notte, stendevano un filo fra le due sponde del torrente Rinassico per asciugare i panni lavati durante il giorno.

Il castello di san Pietro è raggiungibile a piedi partendo dalla piazza di Vigo Ton, passando accanto al campo sportivo ed imboccando la Valle del Rinassico.

L’itinerario, segnato come sentiero n° 2 dei “Percorsi d’Anaunia”, presenta una lunghezza di 2,2 km. con un dislivello di 365 metri ed un tempo di percorrenza di ore 1.30 per l’andata e di 1 ora per il ritorno. È classificato come percorso escursionistico con una parte ripida nel finale.

Piero Turri