Le meridiane delle valli del Noce
Andrea Graiff
Da quando l’uomo ebbe coscienza dello scorrere del tempo, manifestò subito la necessità o anche la curiosità di misurarlo. L’alternanza del giorno e della notte, così come l’alternarsi delle stagioni rappresentarono i primi criteri di misura del tempo. Fu immediata l’esigenza di misurarne lo scorrere nell’arco di una giornata. Probabilmente l’osservazione del mutare dell’ombra sul suolo di un albero portò alla realizzazione dello strumento in grado di suddividere il giorno in unità più piccole: l’orologio solare. La conoscenza della matematica e dell’astronomia nelle antiche civiltà mesopotamiche ed egizie pose le basi dell’arte della costruzione degli orologi solari: la gnomonica. In epoca greca e poi romana la scienza gnomonica perfezionò l’orologio solare, la meridiana, che scandì il tempo per molti secoli. In realtà era chiamata meridiana lo strumento che serviva a definire esattamente l’ora di mezzogiorno. Successivamente il termine venne esteso a qualsiasi orologio solare, in particolare a quello verticale.
Tecnicamente la meridiana è costituita da un quadrante, verticale od orizzontale, e da uno stilo detto gnomone che proietta l’ombra sul quadrante.
Sul quadrante sono disegnate delle linee disposte a raggiera che indicano le ore. Possono esservi disegnate altre linee rette o curve che definiscono i solstizi e gli equinozi o altre dette lemniscate che consentono una lettura più precisa. Ne sono esempio la meridiana del convento dei Frati cappuccini di Terzolas e quello della chiesa parrocchiale di Taio.
Lo gnomone può assumere diverse forme e posizioni: esso è infisso nella parte superiore del quadrante. La lettura del tempo è data dall’ombra di tutto lo stilo o del suo apice proiettato sul quadrante in corrispondenza dell’ora indicata. Nella meridiana della chiesa parrocchiale di Marcena di Rumo lo gnomone è rappresentato da una spada che fuoriesce dalla mano di San Paolo dipinto in affresco. In altre sull’apice dello gnomone vi è un disco forato attraverso cui passa un raggio di luce che cade sull’ora. A Caltron se ne osserva una con lo stilo a bilanciere.
Il quadrante può avere forme diverse: “quadrato, rettangolare, rotondo, irregolare; può essere semplice o decorato da simboli zodiacali, grafici, stemmi nobiliari, scene religiose.” Frequentemente riporta motti, proverbi, citazioni bibliche, frasi ermetiche o scioglilingua. Nelle nostre valli le scritte sono in italiano o latino. Raramente in greco. Curiosamente la meridiana di Villa Canestrini nella valle di San Romedio riporta un motto in francese. A volte è riportata la data di realizzazione o di restauro.
Le meridiane non adottano tutte lo stesso criterio di computo orario. Infatti esistono quattro tipi di meridiane:
1) ad ore canoniche
(bibliche, giudaiche, ineguali, temporali);
2) ad ore italiche;
3) ad ore babiloniche;
4) ad ore francesi
(moderne, astronomiche).
La realizzazione di una meridiana non è semplice: presupposto essenziale è la conoscenza delle coordinate geografiche del luogo (latitudine e longitudine) e la misurazione dell’angolo di declinazione della facciata dell’edificio ovvero l’angolo formato dal piano del muro con la direzione Est-Ovest. Con complicati calcoli matematici si ottengono le indicazioni per disegnare le linee orarie e la direzione che deve avere lo gnomone. Al giorno d’oggi si usano programmi per computer che realizzano il progetto grafico in pochi secondi.
É ovvio che la meridiana deve essere rivolta verso sud affinché possa ricevere l’irradiazione solare. Possono esservi peraltro meridiane esposte a sud-est o sud-ovest. In tal caso misurano solo o le ore del mattino come le due meridiane di Malè, o quelle del pomeriggio. Vi sono anche meridiane disposte in coppia su due facce di uno spigolo come a Sfruz, a castel Caldes e a Maso Zimana presso Denno: in tal modo la lettura dell’ora è possibile da due direzioni.
Nelle valli del Noce si possono osservare un buon numero di meridiane: un attento osservatore può trovarne almeno una in quasi tutti i paesi. Da un censimento con documentazione fotografica portato a termine dall’autore negli anni 1995-1998, risultavano esservi infatti almeno 90 meridiane in Valle di Non e almeno 35 in Valle di Sole: molte sono in buono stato, alcune sono prive di gnomone o con le linee orarie cancellate, poche restaurate, qualcuna di recente costruzione (Magras, Fondo, Salobbi), di poche altre ne rimangono solo tracce come sul palazzo Assessorile di Cles o sul Palazzo della Torraccia di Terzolas.

Ai tempi nostri l’orologio solare non costituisce più uno strumento necessario, avendo perso la sua funzione con l’invenzione dell’orologio meccanico generalmente posizionato sul campanile o sulla torre civica. Se realizzata recentemente la meridiana costituisce esclusivamente un elemento decorativo, sia pur funzionante, che orna gli edifici al pari di un murale. Così infatti è avvenuto nei paesi di Monclassico e Presson in Valle di Sole dove si contano circa una sessantina di meridiane, realizzate sulle facciate di edifici pubblici e privati grazie ad un progetto avviato dall’associazione “Le Meridiane” fra il 2002 e il 2013. Ogni anno, nel mese di luglio sono state realizzate cinque nuove meridiane, con un tema specifico. La realizzazione è stata affidata ad artisti ed esperti di gnomonica di fama nazionale ed internazionale. Monclassico e Presson sono divenuti famosi proprio per la presenza di così tante meridiane in una galleria d’arte a cielo aperto, che attira turisti e cultori di gnomonica.
Chi osserverà con un pizzico di curiosità ed attenzione una meridiana sia essa antica o moderna, saprà ricavarne delle suggestioni che lo riporteranno indietro nel tempo e contemporaneamente gli ricorderanno la brevità dell’esistenza terrena come si arguisce dal motto che spesso vi è riportato, tratto da un verso delle Georgiche di Virgilio: “tempus irreparabile fugit”.


