Due nonesi premiati con l’Ambrogino d’oro
di Andrea Graiff
Nel 1946 il Comune di Milano istituì la cerimonia di assegnazione dell’Ambrogino d’oro, la massima onorificenza civica, a cittadini, associazioni e organizzazioni, milanesi per nascita o di adozione, che si sono particolarmente distinti per impegno civico e hanno dato lustro a Milano. Il conferimento della medaglia d’oro che rappresenta una antica moneta milanese, l’Ambrogino, avviene ogni anno il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio patrono della città.
Nel 2025 il prestigioso riconoscimento è stato assegnato dal Sindaco Sala, insieme a molti altri, alla memoria del clesiano Professor Ivo de Carneri.
Ivo de Carneri nacque a Cles il 12 giugno 1927. Laureato in Chimica all’Università di Pavia nel 1950, iniziò nel 1951 a lavorare all’Istituto Carlo Erba di Milano divenendone direttore nel 1960.
Nel 1958 si laureò con lode in Biologia a Pavia. Da subito iniziò ad interessarsi di Parassitologia frequentando all’estero le prestigiose scuole di Parassitologia e Medicina tropicale di Amburgo, Londra e San Paolo in Brasile.

Nel 1959 ottenne la cattedra di Parassitologia a Pavia dapprima come incaricato poi come professore ordinario, insegnando nelle Facoltà di Medicina, Farmacia e Veterinaria e nei corsi di Specialità. Iniziò presto a girare il mondo studiando le malattie parassitarie endemiche in Brasile, Paesi arabi ed in Africa per conto dell’OMS e del Ministero degli Esteri. è stato autore di 345 pubblicazioni scientifiche.
Nel 1961 pubblicò il testo universitario Parassitologia generale ed umana che, venendo continuamente aggiornato, è arrivato ormai alla 14a edizione ed è tuttora adottato nelle Università italiane. L’ultima missione scientifica lo vide nell’isola di Pemba, nell’arcipelago di Zanzibar in Tanzania, dove era stato incaricato di studiare un progetto per la prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie parassitarie che affliggevano quella popolazione.
Alla vigilia della partenza per una missione in Eritrea, Ivo de Carneri morì improvvisamente il 20 novembre 1993 a Milano. Ora riposa nella tomba di famiglia del cimitero di Cles. Il 27 ottobre 1994 la moglie, dott. Sandra Carozzi e i famigliari, hanno dato vita alla Fondazione Ivo de Carneri, allo scopo di ricordare la vita e l’opera di Ivo de Carneri, e sopra tutto di realizzare sull’isola di Pemba il laboratorio di Igiene e Sanità Pubblica che Ivo de Carneri aveva progettato. Nel giugno 2000 la Fondazione ha inaugurato finalmente il Public Health Laboratory nella cittadina di Chake Chake, capoluogo di Pemba. Il laboratorio è gestito dal Ministero della Sanità di Zanzibar e costuisce il centro di riferimento per lo studio delle malattie parassitarie dell’Africa subsahariana. La Fondazione continua ad operare nell’isola di Pemba anche con progetti volti al miglioramento delle condizioni sociosanitarie ed economiche della comunità di Chake Chake che fra l’altro ha firmato un patto di gemellaggio con il Comune di Cles.
Anche la comunità di Romeno può vantare di aver avuto un concittadino insignito dell’Ambrogino d’oro: è il dottor Arturo Attilio Zucali. Nato a Romeno il 6 novembre 1898, qui crebbe e frequentò la Scuola elementare. Successivamente frequentò il Collegio Arcivescovile di Trento dove si diplomò nel 1919. Si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell’Università di Torino laureandosi brillantemente nel 1925. Iniziò la carriera ospedaliera al Policlinico Cà Granda di Milano.
Nel 1932 si specializzò all’Università di Roma in Tisiologia. I suoi interessi furono volti allo studio e la cura della tubercolosi (TBC) che all’epoca era diffusissima. Dopo una breve successiva esperienza nel Sanatorio di Garbagnate (MI) entrò come Aiuto nel Sanatorio di Vialba (MI).
I risultati del suo lavoro e l’alta professionalità lo portarono a raggiungere l’apice della carriera direttiva: nel 1938 fu nominato Primario del Sanatorio di Vialba, posto che manterrà fino alla pensione. Qui riuscì a creare un gruppo di medici altamente qualificati e impegnati in una difficile lotta contro una malattia che mieteva tante giovani vittime. Curioso e brillante scienziato è stato autore di numerose pubblicazioni scientifiche nonché uno dei pochi esperti del trattamento della TBC con la tecnica della frenoexeresi, utilizzata nel trattamento delle lesioni della base del polmone. In quei tempi non c’erano cure farmacologiche antibiotiche per guarire la TBC.

Il dottor Arturo Zucali può giustamente essere considerato un pioniere della lotta contro la tubercolosi in Italia ed un maestro per tanti medici. Il riconoscimento per questo gli fu dato nel 1959 quando fu insignito della Medaglia d’argento di benemerenza “Carlo Forlanini” da parte della Federazione Italiana contro la Tubercolosi. Il dottor Zucali si distinse per la modestia, per la passione e l’instancabile dedizione profusa nell’attenzione al paziente. Tornava volentieri regolarmente per le vacanze a Romeno dove si era costruito una casa. Per i suoi meriti professionali ed umani, negli anni ‘60 il Sindaco di Milano gli conferì l’Onorificenza dell’Ambrogino d’oro nel corso di una cerimonia al Teatro Nuovo, gremito di cittadini milanesi affettuosamente vicini ai premiati.
Nel 1963 si ritirò dalla vita lavorativa, accompagnato da una dolorosa malattia delle mani causata dalla esposizione alle radiazioni cui era stato esposto per tanti anni maneggiando gli apparecchi a raggi X che utilizzava per esaminare i polmoni dei suoi pazienti. Morì improvvisamente a Milano il 2 giugno 1978 all’età di 79 anni. Per suo espresso desiderio fu sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Romeno.

