MA QUALI CARTELLI! L’UOMO INFALLIBILE NON ESISTE

MA QUALI CARTELLI! L’UOMO INFALLIBILE NON ESISTE

Jacopo Strapparava

Il forestale Matteo Zeni, pro-orso ma senza fanatismi – autore di “L’orso e noi” (Il Margine, 2024), probabilmente il miglior libro in circolazione sulla questione in Trentino – nel mese di dicembre ha pubblicato un interessante contributo su «Sentieri», il nuovo Annuario della SAT. Per favorire la convivenza uomo-orso, dice, bisogna agire su due fronti.

Il primo: evitare nel modo più assoluto che l’orso associ la presenza umana al cibo. «Per i plantigradi, l’offerta di cibo da parte di terzi come attestato di vicinanza o non belligeranza è un concetto incomprensibile. In un sapiens che lo alimenta, quell’orso imparerà quindi a vedere non un amico o un messaggero di pace, ma un incomprensibile distributore automatico di merendine, magari da provare a scassinare il giorno in cui non offrisse il premio in cibo». I cassonetti anti-orso installati dopo il 2023, le recinzioni elettriche per proteggere pollai, apiari e bestiame hanno prodotto, l’abbattimento dei soggetti irrecuperabili, dice Zeni, «hanno portato a un netto miglioramento della situazione» (rimane il problema dei frutteti vicino al bosco…).

Poi c’è il secondo fronte: fino a quando non avremmo uomini infallibili (conoscenza perfetta dell’etologia, capacità di gestire perfettamente un incontro ravvicinato, capacità di prevenire incontri improvvisi) e orsi infallibili (capaci di allontanarsi sempre per tempo all’arrivo dell’uomo) legalizzare lo spray anti-orso rimane l’unica soluzione. «Sia a noi che agli orsi può capitare di trovarsi con la guardia abbassata, magari nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Sia noi che gli orsi siamo fallibili. Anche con le linee guida; anche se ci sono i cartelli di avviso all’ingresso del bosco. Gli incontri ravvicinati tra individui delle due specie, insomma, accadranno finché sulle Alpi vivranno uomini e orsi bruni; di conseguenza, si verificheranno ancora presupposti per colluttazioni pericolose. Debitamente utilizzato, il bear spray sa risolvere incontri tesi; può salvare vite umane».

ULTIME NOTIZIE SULLA QUESTIONE DELL’ORSO IN TRENTINO Fatti (solo fatti, non opinioni) occorsi tra il 1° dicembre e il 15 gennaio

Il limite dell’Ispra nel milleproroghe

Il Consiglio provinciale ha prorogato a tutto il 2026 il limite massimo di 8 orsi – tra cui massimo 4 subadulti, massimo 2 maschi adulti e massimo 2 femmine in età riproduttiva – che si possono abbattere ogni anno in Trentino. La regola, divenuta norma a livello provinciale nell’aprile 2024 (ddl Failoni, che ha modificato la legge Rossi), era valida fino al 31 dicembre scorso perché strettamente legata all’andamento della popolazione di orsi. In attesa di un nuovo censimento tra plantigradi che ne valuti numerosità e stato di salute genetica, si è deciso di rimandare la scadenza. Per ottenere la proroga la giunta ha inserito un codicillo (art. 28) alla «legge collegata» alla manovra (la manovra si compone di tre leggi: legge di stabilità, bilancio di previsione, legge collegata). A un certo punto il consigliere provinciale Walter Kaswalder, del Patt, ha presentato un emendamento per innalzare il limite a 16 orsi, scatenando le proteste di Enpa, Lipu, Wwf e Legambiente.

Lo stesso Kaswalder ha poi ritirato l’emendamento, riconoscendo un problema di competenza che supera la Provincia. Dopo sette giorni di discussioni in Aula, la manovra è stata approvata in blocco con 19 sì e 12 no [17.12].

Il limite di otto orsi – indicato dall’Ispra, Istituto superiore per la protezione dell’ambiente, subito dopo il caso Papi – è ricavato da uno studio secondo cui «nell’arco di 10-15 anni gli orsi in Trentino potrebbero diventare 250» ma «il rischio di estinzione rimane estremamente alto» e basterebbe rimuovere anche solo pochi esemplari per portare la specie al collasso. In pratica: l’Ispra ha autorizzato maggior libertà di azione per la Provincia in caso di orsi problematici, ma ha sancito che una applicazione più ampia delle deroghe alla direttiva Habitat (che permette di abbattere i capi in eccesso a patto di non compromettere l’esistenza della specie, il c.d. «modello sloveno») per noi è impossibile.

Gli orsi sono in letargo

È inverno, e quasi tutti gli orsi sono in letargo. A dicembre qualche esemplare ancora sveglio si è avventurato tra alcuni meleti al limitare del bosco, alla ricerca delle mele rimaste al suolo dopo la raccolta – li hanno scoperti quando hanno trovato le recinzioni anti-ungulati danneggiate. Le due femmine con radiocollare, F7 e F89, sono in ibernazione assieme ai loro piccoli, che ormai hanno quasi un anno. F7 si è addormentata sul monte Gazza, davanti alla valle dei Laghi, già dalla seconda metà di novembre. F89 invece si è sistemata in alta val di Sole, sinistra orografica, nella seconda metà di dicembre. Ora riposa, in attesa della primavera [8.1].

Un simbolico falò

A Caoria, frazione di Canal San Bovo, valle del Vanoi, la sera del 31 dicembre si è tenuta la tradizionale fiaccolata di fine anno. Al rientro in paese è stato dato alle fiamme «il vecchio orso», simbolo del 2025 ormai agli sgoccioli. In paese ancora ricordano la mitica caccia all’orso dell’anno 1840. Uno degli uomini che vi prese parte, Francesco Loss, detto Vicenzon, ne uscì vivo per miracolo. Ma rimase storpio e gibboso per tutta la vita [31.12].

Comitato Papi vs Provincia

Quattro giorni prima di Natale i rappresentanti del comitato «Insieme per Andrea Papi» hanno tenuto un’altra conferenza stampa in piazza Dante, a Trento, sotto il palazzo della Regione. Ancora una volta chiedono di essere ammessi al Tavolo Grandi Carnivori. Rivendicano, numeri alla mano, un consenso popolare maggiore a quello di tutti i partiti. E dicono: «Con la Provincia non ci sono contatti da mesi» [20.12]. Il 1° dicembre la Provincia aveva pubblicato un comunicato di precisazione dopo alcune dichiarazioni del Comitato definite «scorrette» e «fuorvianti». Dicono che, ad oggi, non sono emersi effetti negativi dovuti alla consanguineità né «sulla struttura fisica» né sul «comportamento» degli orsi. Che la Provincia negli ultimi vent’anni ha sempre fatto informazione corretta. E, soprattutto, che la scarsa accettazione sociale «non deriva dai presunti problemi indicati dal comitato» ma dal fatto che «una delle principali misure gestionali previste — la rimozione dei soggetti problematici — è stata negli anni fortemente ostacolata dai ricorsi giudiziari. Il mancato tempestivo intervento nei confronti degli individui più problematici ha determinato un aumento degli incidenti (KJ2 e JJ4 hanno attaccato due volte), la morte di una persona e lo sviluppo di comprensibili timori e polemiche nella popolazione».

Redazione