Chapeau all’enologo Walter Webber
La Val di Non si conferma superstar anche nel mondo del vino con l’ingresso del winemaker di Vigo di Ton nella “Hall of Fame” dei benemeriti della viticoltura italiana. La consegna del prestigioso riconoscimento a Verona in occasione del recente Vinitaly.
Le Valli di Non e Sole, nel corso dei secoli, hanno sfornato una miriade di personaggi storici, figure emblematiche del mondo ecclesiastico (martiri, missionari, vescovi, cardinali, alti prelati) e della nobiltà tirolese (i conti Thun, Spaur, Coreth, Welsperg) i quali hanno avuto il merito di conservare e tutelare i numerosi castelli diventati patrimonio dell’intera comunità. Ma non sono mancate figure importanti nel mondo della cultura, della medicina, della politica, della finanza e dell’imprenditoria non solo industriale, ma anche agricola.
Ed è proprio all’imprenditoria agricola che oggi intendiamo riservare l’onore delle cronache, in particolare al settore della viticoltura di montagna che negli ultimi anni, accanto al fenomeno ormai consolidato delle mele, si è ritagliato un posto di primissimo piano nell’economia della Val di Non.
Un testimone del Rinascimento enoico della Val di Non
Uno dei testimoni di questo Rinascimento enoico, meglio del rilancio – dopo anni di abbandono – della viticoltura in Val di Non è un enologo figlio di questa terra: Walter Webber che al recente Vinitaly è entrato nella “Hall of Fame” dei benemeriti della viticoltura italiana. Il prestigioso riconoscimento che è dedicato alla figura di un romagnolo visionario, Angelo Betti, che 58 anni fa trasformò la Fiera di Verona nel salone internazionale più importante del pianeta, è stato assegnato a Walter Webber.
Alla cerimonia di premiazione erano presenti l’assessore allo Sviluppo economico della Provincia di Trento Achille Spinelli, numerosi ministri e rappresentati istituzionali del mondo agricolo. “Il riconoscimento – ha evidenziato Spinelli – premia la visione imprenditoriale di Walter Webber che è riuscito a coniugare l’innovazione senza rinnegare la tradizione. E al tempo stesso è il segnale di un Trentino che investe con convinzione nel settore vitivinicolo come opportunità di sviluppo territoriale, culturale e turistico”.
La motivazione del Premio
Questa la motivazione del Premio assegnato a Walter Webber, classe 1962, originario di Vigo di Ton. Un Acquario caparbio che – come suggerisce lo Zodiaco – coniuga lo spirito libero con la creatività e una visione rivolta al futuro.
“Walter Webber – si legge nella motivazione – è un autorevole testimone dell’eccellenza vitivinicola trentina. Enologo formatosi presso lo storico Istituto Agrario di San Michele all’Adige, con specializzazioni internazionali a Geisenheim e Weinsberg, la sua carriera ultraquarantennale incarna i valori del premio, distinguendosi per la salvaguardia dei territori montani e la valorizzazione dei vitigni autoctoni, tra cooperazione e viticoltura eroica. Già direttore della Cantina Valle di Cembra e approdato successivamente alla guida della Cantina di Aldeno, Walter Webber ha saputo coniugare con rara efficacia la gestione di grandi realtà cooperative con una profonda specializzazione nella viticoltura eroica.”
Nella veste di ambasciatore e referente del Cervim (Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana) ha promosso come responsabile del Centro per il Trentino-Alto Adige, la cultura dei cosiddetti “vini estremi”, operando come giurato e presidente nei più prestigiosi concorsi internazionali.
L’innovazione, la tutela dell’ambiente e le nuove sfide
Al rigore della tradizione, Walter Webber ha saputo affiancare una visione pionieristica orientata al futuro e alla tutela ambientale. È stato tra i promotori dei Vitigni Interspecifici (PIWI, acronimo del tedesco Pilzwiderstandsfähig, “resistenti alle malattie fungine”) sperimentando la vinificazione e valorizzazione di queste produzioni e interpretando questi vitigni non come una rottura con il passato, ma come una risposta strategica ai cambiamenti climatici. Inoltre ne ha favorito la diffusione in un’ottica di sostenibilità integrale, garantendo la resilienza della viticoltura di montagna di fronte alle nuove sfide fitosanitarie e climatiche e preservando la salubrità e la tutela del delicato paesaggio alpino coniugando la protezione della biodiversità con la produzione di vini di altissimo profilo sensoriale.

Walter Webber e Giuseppe Casagrande (Vinitaly 2026)
L’impegno di Walter Webber spazia dalla docenza come insegnante nei concorsi professionali organizzati dalla Federazione Italiana Sommelier alle consulenze tecniche in numerose aziende con una visione lungimirante che abbraccia l’intera Penisola: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, dal Trentino Alto Adige alla Sardegna, sempre con l’obiettivo di elevare la dignità dei vini prodotti in contesti geografici difficili ed in alcuni casi “eroici”.
A questo proposito, dopo aver ritirato il premio, ad una domanda specifica sul futuro della viticoltura in Val di Non ha risposto senza alcuna esitazione che con i cambiamenti climatici in atto le condizioni sono favorevoli per la messa a dimora di nuovi impianti non solo nelle zone storicamente vocate (Revò, Cagnò, Romallo, oltre a Sporminore, Taio, Campodenno, Flavon), ma anche in Alta Anaunia. Sarà la nuova sfida. Per questo gli auguriamo lunga vita tra i vigneti e le cantine della Val di Non.
Chapeau. In alto i calici!

