LA FAMIGLIA DE VIGILI DI MEZZOLOMBARDO I molti rami di una stirpe da sempre legata al Trentino e a casa d’Austria
Il cognome ‘De Vigili’ o ‘Devigili’ è tipico e diffuso nella borgata di Mezzolombardo, con una delle famiglie più antiche dello stesso paese; si tratta di un ‘patronimico’, dal nome Vigilio, piuttosto diffuso sul territorio, per via del santo patrono della Diocesi. La forma cognominale antica era ‘De Villis’, per poi dar luogo a ‘Devilli’ e quindi a ‘Devigili’ ai primi del ‘600.

Stemma antico ‘De Vigili’, concesso nel 1438 a Michele, capostipite di tutta la famiglia
Il personaggio più antico, dai documenti di metà ‘400, è un Michele che ottenne nel 1438 uno stemma dall’arciduca d’Austria Federico Tascavuota. Il simbolo caratteristico è qui del cane levriere, animale vigile, quindi termine già descrittivo dello stesso cognome (de) ‘Vigili’.
Nel ‘500 la famiglia è sempre presente in affari della comunità e atti privati a Mezzolombardo, ad esempio compare un ‘ser Giovanni fu ser Biagio’ nel 1538 e possiamo pensarla già divisa in rami e residenze sparse per la borgata. Dagli archivi di stato austriaci si può poi risalire ad altri stemmi concessi in questo periodo: quello che compare anche sulla lastra tombale di Bartolomeo e discendenti, nella chiesa di S. Pietro a Mezzolombardo ed accoppia al levriero delle sbarre.

Stemma ‘De Vigili’, concesso nel 1584 dal conte palatino e vescovo di Trieste Nicolò De Coredo, al ramo che poi diventò ‘De Kreutzemberg’
Poi, un altro concesso nel 1584 dal vescovo di Trieste Nicolò De Coredo, ove il levriero regge una croce e probabilmente legato anche ad un primo titolo di nobiltà, se cosí è definito lo stesso Bartolomeo, sulla stessa lastra tombale del 1694 e che darà origine ad un ramo particolarmente illustre. Si sa che ebbe due fratelli, Giovanni Antonio e Francesco, fu capitano imperiale nel castello di Tenno e si distinse per un’eccellente carriera militare: sottoufficiale per il generale Galasso e poi capitano contro gli Svedesi, nell’ambito della Guerra dei Trent’anni.
I suoi quattro figli ottennero nel 1698 la nobiltà imperiale e un ulteriore miglioramento dello stemma, che questa volta è inquartato e reca al centro un altro piccolo scudo, con un guanto nero, che tiene una bandierina rossa, presente anche nella parte superiore, alludendo al ruolo di capitano, prestato per molti anni dal padre dei destinatari. Tale ramo della famiglia ottenne poi altri diplomi di nobiltà: due dei figli di Bartolomeo, Pietro Antonio e Giovanni Francesco, ebbero nel 1712 ancora un miglioramento dello stemma, il titolo di cavalieri e, visto l’elemento dominante della croce sul monte, il predicato di ‘De Kreutzenberg’, da poter aggiungere al cognome o anche usare come cognome alternativo.

Da qui, i discendenti di Pietro Antonio rimasero nel palazzo avito di famiglia, con stemma sul concio di chiave, che aggiunge sopra un busto di guerriero con bandiera, alludente ancora una volta alla carriera militare del padre. Tra i figli di Giovanni Francesco, invece, Giuseppe Carlo Casimiro (1694-1757) si trasferì a Roveré della Luna, ereditando i possessi dei Gartner di quel paese, per matrimonio. Egli usó definitivamente come cognome il solo predicato nobiliare e, come il nonno, intraprese la carriera militare, risultando luogotenente per il barone Völs Colonna, generale della milizia Tirolese, capitano di quella vescovile e familiare aulico dello stesso Principe Vescovo. Si distinse anche nelle battaglie contro i Francesi del 1703, a fianco del colonnello Francesco Firmian. Questo ramo, come attività di famiglia, si dedicó prima alla bachicoltura e poi alla viticoltura, tutt’oggi attività di famiglia. Il padre del precedente ottenne poi assieme al nipote Francesco Antonio la conferma di nobiltà dal Principe Vescovo Domenico Antonio Thun, nel 1731, con ugual predicato, ma uno stemma leggermente semplificato. La dimora di Francesco Antonio e discendenti fu un elegante palazzotto, situato proprio a ridosso delle mura del castello di Mezzolombardo, in contrada ‘al Travaion’, con bello stemma in ferro battuto. Un ulteriore ramo si trasferì a Ceola, nel corso del ‘700, e poi a Cembra, sempre conservando il predicato ‘De Kreutzenberg’.
Altro personaggio di questi fu Giacomo, che nel 1747 ottenne un altro diploma di nobiltà vescovile e il predicato ‘De Weisenkreiz’, ovvero ‘del tripudio del cerchio’ (o anche ‘della croce’, per somiglianza del termine ‘Kreiz’ e ‘Kreutz’), in quanto lo scudo contiene soltanto la croce circondata da stelle, mentre la parte alta (cimiero) è identica a quella dello stemma del 1712.

Stemma De Vigili ‘De Weisenkreiz’, concesso nel 1747 dal Principe Vescovo Domenico Antonio Thun, a Giacomo, del ramo dei ‘De Kreutzemberg’
I discendenti dei due fratelli non divenuti cavalieri, Giovanni Battista e Cipriano, vissero invece in un palazzo adiacente a quello dei precedenti, già sede al piano terra di una storica pasticceria.
Altro ramo, probabilmente già differenziatosi nel ‘500, fu quello noto come De Vigili ‘De Freyenfeld’, predicato ottenuto da Gustavo e Giusto del fu Giuliano del fu Agostino, nel 1747, con un diploma sempre concesso dal vescovo Domenico Antonio Thun e uno stemma non dissimile da quelli più antichi. Abitarono in un palazzo in prossimità della piazza delle Erbe, oggi sede di studi notarili e di avvocati.
Anche il frate francescano padre Serafico fu conosciuto nel ‘700 e veniva dal ramo dei Kreutzemberg. Per inciso, la famiglia ebbe anche tomba nel chiostro del convento dei francescani di Mezzolombardo, precedentemente dei Rizzi di Toss.
Arrivando all’ ‘800, menzioniamo il medico Giusto Giuseppe Francesco Vigili ‘de Freyenfeld’, nato nel 1808, che fu molto lodato per il contributo straordinario prestato durante l’epidemia di colera del 1836, ottenendone croce e medaglia d’oro. Si appassionò anche di archeologia, storia locale e numismatica, con interessanti pubblicazioni. Dello stesso ramo, il sacerdote e storico Carlo Nicola (1795-1886), che insegnò per ben 52 anni a Milano e scrisse una storia sulla nuova chiesa di Mezzolombardo.
Concludiamo con un curioso imparentamento, per cui dopo tanta fedeltà a casa d’Austria, si ebbe un legame anche con la casa di Savoia, infatti Maria Clotilde Savoia Villafranca Soissons, figlia di un lontano cugino del re Umberto I, nata nel 1906, sposó Ambrogio De Vigili e morí a Trento nel 1963, con un figlio Filiberto, nome evidentemente molto evocativo nella famiglia reale d’Italia.

