‘LA FAMIGLIA CHINI DI SEGNO E MEZZOCORONA’ Un’origine sicuramente anaune, con una fama internazionale
Chi non conosce la stirpe dei Chini di Segno d’Anaunia?
Forse è una delle famiglie trentine, delle quali si è scritto e disquisito di più, anche per la sua origine, almeno da quando un suo membro divenne famoso a livello internazionale, il missionario gesuita del ‘600 padre Eusebio Francesco, che fu anche esploratore, scienziato e certo uno dei ‘padri fondatori’ del successivo stato di California. Cercherò quindi di dare qui qualche informazione in più, soprattutto riguardo ai documenti più antichi. Il cognome deriva dal nome di un capostipite, ma essendo formato per ‘aferesi’, cioè troncamento della prima sillaba, tale nome potrebbe essere il personale Franceschino, diminutivo di Francesco, così come Gioachino, Federichino, ma anche i medievali ‘Amichino’ o ‘Bovolchino’. Nel nostro caso, però, il più gettonato ma anche probabile resta ‘Franceschino’ e, infatti, in una pergamena del 1368 dell’archivio parrocchiale di Coredo, interessante poiché territorio limitrofo a quello di insediamento conosciuto della famiglia, si legge che il rettore della pieve di Santa Maria di quel paese concede la locazione di un vigneto a ‘Francesco del fu Corradino Chini’ da Coredo. Questo dato, credo ad oggi ancora inedito, permetterebbe così di individuare i più antichi antenati dei Chini d’Anaunia, contenendo il nome ‘Francesco’ e collegandosi ad altro documento, che già aveva citato Marco Benedetto Chini, nel suo libro del 1938 sulla famiglia: si tratta di certi ‘heredes (eredi) Chini’, confinanti nel 1399 con terreni dati in investitura anche lì a Coredo, ai signori del paese ed ecco così che torna il collegamento coi due personaggi visti prima. Ma ancor più significativo è trovare poi, in una pergamena dell’archivio Thun di Bragher del 1438, a Segno, un ‘ser Francesco fu ser Domenico Chini’, vicario della contea di Sporo per gli Spaur, che allora dominavano appunto anche su Torra e paesi limitrofi. In tal caso, tornano il ‘cognome’ e la corrispondenza dei nomi, in particolare proprio ‘Francesco’, per cui si può dire di essere in presenza con tutta probabilità dei primi membri della famiglia, proveniente all’inizio dal territorio di Coredo. Peraltro, in altra pergamena dell’archivio parrocchiale di Coredo, compare ancor prima, nel 1423, un altro confinante con proprietà della chiesa di Coredo, ma già definito del paese di Segno, questi é Jacobo Chini, possidente in località ‘Senzon’. Anche qui, il nome Jacobo o Giacomo torna più volte in famiglia, così come il legame con Coredo. Dunque poco fondamento hanno altre genealogie ed ipotesi: una ad opera di un cavaliere De Chini di Mezzocorona, che fissava l’origine della famiglia a Toss e da certo ‘Odorico’, solo perché in una pergamena del 1592 si trova nominato il bisnonno di un intervenuto, come ‘Odorico Chini di Toss’: in questo caso potrebbe significare solo che Odorico era figlio di un Francesco di Toss. L’altra ipotesi, di minor fondamento ancora, vorrebbe un’origine toscana della famiglia, solo per il fatto che il Principe Vescovo Ortenburg investì nel 1386 i figli di un certo ‘Chino’ di Firenze, abitanti e cittadini di Trento, dei quali rimane nominato poi solo Filippo, nel 1393 come commerciante di stoffe in città e poi il nipote ‘Chino fu Pietro’, citato nel 1446 e in realtà ultimo di tale stirpe, poiché da qui in poi di tale famiglia si perdono le tracce. Ci si chiede anche che scopo possa aver avuto un ricco commerciante di città, di trasferirsi allora in val di Non e d’altronde, come visto, lì il cognome esisteva già, senza ‘scomodare’ quelli di Firenze.

Arrivando all’inizio della genealogia sicura e comprovata della discendenza di famiglia, abbiamo un personaggio ben definito in Simone Chini, notaio di Segno, notaio molto attivo nei primi decenni del ‘500 e fino alla metà del secolo, che è definito ‘figlio di ser Antonio del fu ser Nicolò’ ed ecco quindi i primi personaggi, che si pongono sicuramente come ‘stipite’ di tutti i ‘Chini’ e ‘Chin’ successivi. Proprio questo Simone riceve nel 1529 uno stemma trasmissibile dall’imperatore Carlo V, emblema utilizzato da tutti i rami della famiglia, che prosegue nel suo ampliamento ed affermazione sociale, tra XVI e XVII secolo, fino a giungere al personaggio ‘fiore all’occhiello’ e uno dei più famosi trentini di tutti i tempi: padre Eusebio Francesco Chini (1645-1711), gesuita, missionario e esploratore, che fu tra i primi a descrivere (anche con carte), l’antico territorio dell’attuale California, incontrando anche molti popoli indigeni, diffondendo tra loro la ‘buona novella’ del cristianesimo ed insegnando a svilupparsi e farli progredire al meglio nella loro terra. Un suo avo aveva fatto erigere nella chiesa di Segno la tomba di famiglia con documento del 1628, presso l’altare di san Giovanni e lì fu sepolto anche il nonno omonimo Eusebio nel 1640, mentre nel 1766 passò con sentenza ad una linea di discendenza femminile dei De Luca. Uno dei rami più importanti fu poi quello di Mezzocorona, in quanto acquistò il noto ‘palazzo Firmian’, sede in paese della famiglia castellana e comitale omonima, signori di ‘Kronmetz’ dalla fine del ‘400. Questi, nella persona di Simone Francesco Giovanni ottennero la prima concessione di Nobiltà Imperiale nel 1792, con i predicati (aggiunte al cognome) di ‘Etschfeld und Kronhaus’, quali riferimenti in lingua tedesca al territorio di insediamento: il primo a significare che il ramo era radicato ora in val d’Adige (‘Etsch’ in tedesco), il secondo riferito più in particolare alla prima parte del nome del paese di Mezzocorona (‘Kronmetz’ in tedesco) e al fatto che molti della famiglia fossero stati capitani dei Firmian in castel Corona. Poi arrivò anche il titolo di cavaliere nel 1793, con l’inquartamento nello stemma della stella bicolore, con due leoni e successivamente (1798) ancora un nuovo stemma, dove il leone porta anche una stella e cambia solo il cimiero (parte alta) e un nuovo predicato di ‘Obermetz’, ancor più specificamente riferito al palazzo di famiglia, ubicato nella parte alta del paese.

Stemma ‘De Chini’, concesso nel 1798 come miglioramento di quello già associato al titolo di cavaliere del 1793.

