La croce di Flavon
Ciao a tutti,
oggi voglio narrarvi la leggenda della Cros de Flavon.
Flavon si trova in Val di Non, sulla sponda destra del fiume Noce. è una frazione del comune di Contà ma fino al 2015 era un comune autonomo che confinava con i comuni di Cunevo, Denno, Nanno, Terres e Tuenno, ma poi si è fuso con Cunevo e Terres nel nuovo comune.
La leggenda narra che….
Correvano i tempi in cui il Principe Vescovo di Trento era in continue lotte con i Conti del Tirolo e con i dinasti del Principato, i quali dai loro turriti castelli negavano obbedienza al loro signore alleandosi con i suoi nemici. Nel Contado di Flavon vicino al villaggio di Sporminore, si ergeva un temuto castello che apparteneva ai Conti di Sporo. Il Conte di Sporo era un acerrimo nemico del Principe Vescovo e da una parte e dall’altra avvenivano dispetti e rappresaglie. Il Principe Vescovo però essendo più potente riusciva a tenere a freno il turbolento Conte di Sporo il quale, non potendo riuscire con la forza a vincere l’avversario pensò di usare l’inganno. Smise per qualche tempo di litigare e iniziò a fingere la più completa obbedienza dimostrando di essersi pentito di ciò che aveva combinato nel passato e, con i signorotti della Valle studiò il modo di dimostrarsi amico del Principe e fare con esso la pace. Il tranello riuscì e la pace fu fatta; il Vescovo riposava così sonni tranquilli. I perfidi però non dormivano e quando furono certi che il Principe Vescovo ormai li credeva, amici il Conte di Sporo lo invitò nel suo castello. Il Vescovo aveva qualche dubbio ma poi si convinse della loro sincerità, accettò l’invito e venne accompagnato da pochi soldati. Ci fu uno splendido banchetto con tanta allegria e intanto con la scusa del cibo disarmarono anche i soldati della scorta. L’allegria regnava nel salone e chi ubriaco e chi fingeva di esserlo tutti adulavano il Principe Vescovo.
A un tratto però entrarono dodici uomini mascherati che avvicinatisi al Vescovo, volevano che andasse con loro. Lì per lì credette ad uno scherzo ma poi chiese – “Cosa volete da me signori?” – essi risposero – “Che ci accompagni in un allegro ma non lungo viaggio …” –
Il Principe inizio a spazientirsi e rispose che, vista l’ora, il viaggio che avrebbe fatto era verso una stanza con un bel letto! Gli uomini mascherati però lo presero e gli dissero – “Bene ora verrà con noi!” -.
Lo scherzo iniziava a farsi serio e il Vescovo cominciò a pensare di essere stato tradito anche perché, vide i signorotti che lo circondavano sorridere con fare traditore.
– “Cos’è un gioco?” – gridò il Vescovo ma non era un gioco, era ormai prigioniero del Conte di Sporo.
Battevano le dodici di mezzanotte quando il Principe, trasportato a forza in una tetra cella, sentì chiudersi la porta dell’orribile torre in cui era rinchiuso e dove sarebbe dovuto morire. La scomparsa del Vescovo non rimase ignota a lungo, si sparsero voci anche nei paesi vicini grazie ad un servo del conte che ubriaco, raccontò cos’era accaduto e cosi la notizia che il Principe Vescovo era prigioniero del Conte di Sporo si sparse rapidamente nel Contà, in Val di Non e in tutto il Trentino dividendo gli abitanti in favorevoli o contrari in base alle loro simpatie per l’uno o per l’altro. Il Vescovo però era molto amato dai contadini dei dintorni del castello di Sporo e questi decisero di liberarlo. Si riunirono di qua e di là per molto tempo, organizzandosi con le armi e scegliendo i capi e quelli che avrebbero fatto parte della spedizione liberatoria; attesero poi il momento opportuno per assaltare il castello e liberare il loro principe. Ma l’impresa non era semplice, il castello era molto forte e ben difeso ed era aumentata la sorveglianza; il conte poi, non lasciava mai il castello come invece era solito fare uscendo dalla Valle. I contadini montanari erano scoraggiati e stavano per arrendersi quando uno di Flavon un po’ strano e bonario ma molto furbo e coraggioso propose di ricorrere anch’essi ad uno stratagemma, l’idea piacque molto a tutti e in fretta si misero all’opera.
Era una bella giornata di tardo autunno e il Conte era finalmente partito e non doveva tornare prima di quindici giorni, sapendo che i suoi soldati quando lui non c’era si davano a mille pazzie, i contadini pensarono di attirarli fuori dal castello e ridurli all’impotenza! Un grande numero di giovani armati si appostò nei dintorni del castello nascondendosi dietro ad alberi, pronti per fare il colpo. Intanto l’uomo di Flavon, che aveva proposto l’idea, portava su un carro una grossa botte di vino buonissimo. La strada passava sotto il castello del Conte di Sporo e quando fu giunto sotto le sue mura diede un forte calcio alla botte che rotolò in un fosso alquanto profondo e quindi si mise a gridare. Tutti uscirono dal castello quando videro la botte e iniziarono ad estrarla con l’intenzione però di non restituirla ma di godersela loro gridando –“Alla salute di sua Altezza!”- Fra risate, sforzi e bestemmie finalmente riuscirono ad estrarla e si misero a trincare; il contadino comincio a piangere e protestare chiedendo pietà e compassione per quello che era il frutto del suo lavoro! Uscirono altri soldati e in poco tempo la botte fu vuota! Tutti barcollavano e cadevano di qua e di là era una scena ridicola che faceva ridere i contadini nascosti lì vicino. Il contadino di Flavon aveva mescolato al vino un infuso di succo di papaveri ed era questo che aveva fatto l’effetto desiderato, addormentarli tutti. I giovani contadini uscirono dai loro nascondigli, assaltarono il castello, ammanettarono servi e cuochi e si fecero dare le chiavi delle prigioni. Non sapendo in quale cella stesse il Principe Vescovo liberarono tutti i prigionieri e finalmente giunsero dal Vescovo che spaventato credeva fosse giunta la sua ora. I liberatori al grido – “Evviva il Vescovo! Morte allo Sporo”- sciolsero il Principe e lo portarono in trionfo sino a Flavon. In seguito il Principe Vescovo torno a Trento dove fu accolto con gran festa dai suoi cittadini. Il Vescovo a memoria e riconoscenza donò alla chiesa parrocchiale di Flavon una magnifica croce d’oro ornata di molte pietre preziose.
La croce è conservata tuttora nella chiesa di Flavon …
Spero che la leggenda sia piaciuta a voi leggerla come a me raccontarvela.

