LA FAMIGLIA PEZZI DI CRESSINO E DERCOLO Una lontana origine, ad oggi sconosciuta, che rivela parentele illustri

LA FAMIGLIA PEZZI DI CRESSINO E DERCOLO Una lontana origine, ad oggi sconosciuta, che rivela parentele illustri

La famiglia Pezzi, stanziata da secoli nella zona limitrofa al passo della Rocchetta, nelle località di Cressino, Maso Milano e Dercolo e in altri paesi vicini, ha però lontane origini, in particolare lombarde, e vedremo perché.

Parlando anche del cognome ‘Pezzi’, esso potrebbe avere una derivazione da luogo (toponimico), con un gran numero di abeti, le ‘picee’, che in dialetto trentino si traducono per l’appunto con ‘pezi’, ma anche in lombardo con ‘peci’. Ma nel nostro caso è forse più ancora probabile l’origine ‘patronimica’, ovvero da un antichissimo capostipite, che nel Medioevo potrebbe aver avuto uno di quei nomi particolari, che si usavano allora, come ‘Opizzo’, poi senza iniziale e con la ‘e’ al posto della ‘i’. O magari anche da un soprannome, come ‘Malpezzo’: fuori dal Trentino, c’è proprio anche il cognome Malpezzi. Un’altra variante porta a sostituire le ‘z’ con le ‘c’ e quindi a dare il cognome Pecci, che è quello anche del noto papa laziale Leone XIII e diffuso però anche in Lombardia.

Tornando alla provenienza della famiglia, incontriamo in un’antica pergamena di Dercolo del 1608 un Francesco fu Alberto Pezzi “Del Odrio” nel territorio di Milano, fabbro e abitante nella fucina “al Milan”. Per cui si può stabilire con certezza nella Valsolda, a nord del lago di Lugano, se bene interpretiamo il nome ‘Odrio’ visto sopra (che infatti se preso alla lettera non esisterebbe) ed è verosimilmente la storpiatura di Oria, paesino di quella valle. Peraltro si potrebbe pensare anche a due altre località lombarde: Dorio, sulla sponda orientale del lago di Como, nonché Orio (al Serio), vicino a Bergamo, sempre vicini al territorio di Milano; peccato però che lì manchi nello specifico il cognome appunto, che invece risulta già in Valsolda nel ‘500. Si pensa comunque possa derivare ancor prima dal territorio bergamasco e quindi avere in comune lo stemma antico con l’omonima famiglia della val Brembana, che originò pure i Cavagna o Cava(g)nis, famiglia di pittori e prelati/cardinali nel ‘700/800, con anche un ramo veneziano, come quelli di Valsolda. Inoltre, i Pezzi di questa località furono storicamente maestri ‘comacini’, ovvero dediti alla costruzione di chiese e palazzi dal Medioevo in poi, molto richiesti anche nelle valli trentine, anche se appunto i primi qui li troviamo come fabbri e con tale cognome sono l’unico esempio nel territorio di Trento.

Partiamo quindi dal ramo noneso, ben stanziato al Cressino, come dicevamo nel maso e fucina, dati in locazione dai signori di castel Belasi, allo sbocco del torrente Lovernatico, compresi allora nella località generica ‘al Milan’ e poi passati in proprietà alla famiglia; la fucina fu però demolita nel 1960.

L’antico maso-fucina ‘al Cressino’, in un’incisione del 1830 di Johanna Isser: si vede la piccola cappella sulla destra, ancor oggi presente, in alto a sinistra il castel Belasi e sopra Dercolo

Poco più a monte vi era anche il mulino, di proprietà dei Cova. Di questi, possiamo menzionare il sacerdote Celestino Pezzi, nato nel 1875, che fu studioso di botanica e mineralogia, lasciando la sua raccolta e un erbario al museo di scienze naturali ‘G. Bresadola’, istituito nel 1869 per fini didattici del seminario minore e ancora oggi esistente.

La famiglia poi si spostò nelle zone limitrofe di val di Non e si diramò due volte a Mezzolombardo, una durante il ‘700 e una nell’ ‘800, con Giovanni fu Pietro Pezzi (Dercolo 1847 – Mezzolombardo 1907)

molto conosciuto, in quanto ebbe anzitutto una storica cantina, situata nella zona nord del quartiere Travaion e vinse numerosi premi, “tra cui la medaglia d’oro a Bruxelles nel 1897, medaglie d’argento a Trieste (1882), a Kiel (1894), a Vienna (1890) e a Bolzano (1896) e quella di bronzo ancora a Vienna (1894)”. Le vecchie botti in rovere di tale cantina andarono poi alla Cantina Sociale Rotaliana. Oltre a questo, da imprenditore a 360 gradi, si occupò anche di spedizioni, commercio di granaglie e acquavite, anche con l’estero e rappresentante per l’Italia della ditta ‘Kraft’ di Kufstein, produttrice di cemento, che all’epoca cominciava ad essere impiegato frequentemente. Per molti anni ricoprì il ruolo di consigliere della Camera di Commercio e Industria di Rovereto e membro di associazioni locali. Fece anche molta beneficenza, lasciando somme ingenti all’asilo infantile e alla casa di riposo di Mezzolombardo, nonché nei paesi di Dercolo, Grumo, ove fu il fondatore dell’asilo e Nave. Fu padre di Iginia Maddalena, che sposò in prime nozze Ugo Taiti: da questo matrimonio nacque nel 1915 Olga, moglie del conte milanese Augusto Premoli, i cui discendenti furono per decenni i proprietari di castel Malgolo, sopra Sanzeno. Rimasta vedova nel 1916, Iginia si risposò successivamente con Enrico Firpo, commissario prefettizio tra le due guerre, dal quale matrimonio nacque nel 1926 la figlia Mariangiola, che sposò il celebre violinista genovese di fama internazionale Enrico De Barbieri, per tal motivo molto legato a Mezzolombardo e alla Piana Rotaliana. Ancor oggi abbiamo al cimitero di Mezzolombardo la tomba di Giovanni Pezzi e discendenti.

Il ramo più illustre fu quello della Valsolda, stanziato prima a Verona e poi, da qui, a Venezia con Alberto (1692 – 1764), che fu noto imprenditore della lana, fondando anche lanifici a Schio e Pieve di Soligo, precursori delle moderne ‘Lane Rossi’, oggi della famiglia Marzotto. Ebbe anche diversi negozi di lane e sete nella città lagunare e per un certo periodo possedette la famosa Ca’ d’Oro sul Canal Grande. Suoi discendenti furono

Pietro Pezzi (1757 – 1826), noto medico, fra i primi ad interessarsi al sonnambulismo. Poi il fratello Carlo Antonio, letterato di idee napoleoniche, lodato dal grande Niccolò Tommaseo. Infine Francesco, celebre giornalista, anche di simpatie bonapartiste, che visse prima a Parigi, poi a Milano, dove, assieme ai noti letterati Lamberti e Monti, fondò e diresse importanti giornali, tra cui ‘la Gazzetta di Milano’. Anche i suoi figli furono giornalisti: Gian Jacopo, scrittore e critico musicale e Giulietta, una delle prime giornaliste donna, di idee mazziniane e che assieme al fratello frequentò il noto salotto letterario di Clara Maffei.

Paolo Turri