I fonti battesimali delle chiese solandre
Il Battesimo è la porta d’ingresso nella famiglia dei figli di Dio. Istituito da Gesù Cristo, fu il segno distintivo della comunità cristiana fin dalle origini. Si amministrava durante le solennità pasquali.
II luogo del Sacramento, normalmente, è la cattedrale, anche se in pericolo di morte chiunque può battezzare in qualunque posto.
Già dal III secolo appaiono accanto alle chiese degli edifici costruiti o adattati ad uso esclusivo di battistero: esso era unico in ogni città, in quanto battezzare competeva solo al Vescovo.
I neobattezzati vi andavano in pellegrinaggio processionalmente, tutte le sere della settimana di Pasqua.
La rarefazione del Battesimo di adulti e la scomparsa del rito per immersione rimpicciolirono i battisteri, che col tempo vennero ridotti ad uno spazio vicino all’ingresso delle chiese parrocchiali. Con ii sorgere delle pievi – luogo di residenza della “plebs christiana”- già durante il primo millennio dopo Cristo, l’amministrazione del Battesimo venne riservata alla parrocchia pievana: per la Val di Sole, a Ossana, Malé e Livo; per la Val di Non nelle chiese “decanali”.
A Ossana il fonte battesimale è forse del secolo XV; in pietra, con forma di calice senza ornamenti, si alza sopra un piede ornato a foglie.
Il fonte di Malé non è quello antichissimo, ma risale a fine 1400: è una vasca tazza in pietra rossa, elevata su una base di pietra bianca; il coperchio in legno di noce che riporta la figura di S. Giovanni Battista è un lavoro artigianale di fine 1800.
A Livo, chiesa madre delle “capele” nella bassa valle, nominata fin dal 1208, il battistero esisteva sicuramente da secoli quando nel 1539 i visitatori ordinarono di spostare la vasca in posizione più decorosa.
La tradizione del Battesimo riservato alla pieve durò fino al XIV-XV secolo: da tutti i villaggi i solandri vi portavano i bambini per farli cristiani, con i disagi facilmente immaginabili.
L’aumento della popolazione, la costruzione delle chiese anche nei paesi più lontani, la mentalità di autogoverno che animava le comunità rurali e che richiedeva anche una certa autonomia in campo ecclesiastico, per orgoglio paesano portarono alla richiesta di avere il fonte battesimale in ogni cura d’anime.
La domanda fu fortemente osteggiata dai pievani, e non solo per motivi teologici; ma con il passare degli anni essi dovettero cedere, pur riservandosi un “diritto di stola” su ogni battezzato.
La prima “curazia esposta” che ottenne il fonte, probabilmente, fu Vermiglio; nella chiesa si conserva la vasca ottogonale di pietra che reca l’iscrizione: “è stato concesso il presente battistero nel 1433 et renovato l’anno 1604 de commiss. del M. Nob. R.do Canonico Pezzani visitatore”.
Pejo ottenne il suo battistero dal Principe Vescovo Giovanni IV Hinderbach il 14 febbraio 1480. Data la distanza, anche S. Bernardo di Rabbi si vide accontentata il 13 maggio 1513 (però i rabbiesi si obbligarono a pagare al pievano 3 lire di denari meranesi per il S. Crisma ed un ‘grosso’ per ogni nuovo battezzato nella loro chiesa).
Durante il XVI secolo fu la volta di Mezzana (verso il 1537); forse anche di Castello, pure nel 1537, quando gli furono annesse le curazie di Termenago ed Ortisè; nel 1550 circa ebbe il fonte Comasine; a Celledizzo il curato esercitava sui battezzati un suo diritto di stola anche per Cogolo, ed aveva il fonte verso il 1400.
Durante il 1580 si rese autonoma la curazia di Celentino (sulla vasca battesimale si legge in latino: “Giovanni Alessandrini, Canonico di Trento, vicario per le cose spirituali Cardinale Ludovico Madruzzo Principe di Trento, ci concesse questo fonte nel 1580”).
Nel 1597 lo ottenne anche Pellizzano. Caldes ha una bella vasca datata 1603; Termenago, svincolatosi da Castello, ebbe il fonte il 9 settembre 1606. Bolentina probabilmente già nel 1605, ma i documenti rimasti farebbero pensare al 1691.
A S. Agata di Commezzadura il battistero fu trasportato durante il 1616 nella cappella nuova, quindi risaliva forse al secolo precedente. Cogolo, reso indipendente da Celledizzo, ha la vasca battesimale del 1619. S. Giacomo (o Solasna) si fece autonomo da Livo e da Cis nel 1620. A Dimaro si battezzava nella chiesa forse ancora dal 1560 in avanti, ma la concessione della curazia è del 1628, come anche per Monclassico, al tempo dell’ultimo Vescovo Madruzzo.
Nel corso del secolo XVIII venne concesso il fonte battesimale a Terzolas (1710), a Ortisè durante il 1724, a Samoclevo (1732), a Cavizzana nel 1735 (il battistero è opera di Vigilio Prati di Cles), a Bozzana, la cui vasca e datata 1737, a Magras il 22 marzo 1748, a Piazzola (verso il 1755).
Nel 1800 richiesero ed ottennero l’indipendenza le curazie di Pracorno (1820) e Deggiano (dal 1829).
Quando durante il ventesimo secolo nostro secolo quasi tutti i paesi divennero parrocchie, il fonte battesimale fu dato a tutte le cure d’ anime: si tratta solitamente di piccole vasche alzate su uno stelo piuttosto esile, non sempre di valore artistico, che si vedono in posizione più o meno defilata nelle varie chiese della valle. In alcune il battistero, con una scelta discutibile, è stato spostato accanto al presbiterio: così il Battesimo ha in un certo senso perso il significato di “porta d’ingresso nella comunità cristiana”.
(*) Da “Storia e storie nelle Valli del Noce” ed. dic. 2001
LE NOVE RISORSE DEMOGRAFICHE (*)
Mi scasi scasi fón en fiöl,
el vöi biondo, bèl e spiazaröl.
G’ai pù o men sesanta ani,
l’età zusta, migia come sti ani!
Che vös? De neodi no s’en spia
chi se mör tuti de malinconia.
Si, si, son decisa mi vöi far sto fiöl,
en barba a ruge, artrosi e storzicol.
E se ‘l me om, no ‘l g’a pù somenza,
mi me farai aidar dala scienza.
N’ovulo fres-c el domandi a me fiöla
e per la somenza, basta zerner na fiala.
Ieri sera ai vardà för campionari
che m’a spedì ‘l professor Antinori.
I contemplava semi putòst importanti
zent de cinema, sport, politici arcanti.
…Semi di Fassino: mio Dio che miseria!
Semi di Prodi: no i val en botón!
Semi di… Sssilvio: chi ‘l prezi ‘l va su
di Montezemolo: ma i sa da prezzemolo
e po’, l’é massa esaltà!
E ancora tanti, tanti
… tuti de mondo, ‘n po’ bei e ‘n po’ bruti
ma ziri la s-ciatola e lézi: Scaduti.
Alor zapi ‘l telefono putost enrabiada.
“Ma Profesor Antinori, m’al dat na `mbroiada?”
Zo ‘fónt nafialeta con scrit su: Raul Bova.
Oh finalmente!
L’é zoven, lé bèl; aggiudicato!
E scoménzi la cova.
La é fata!
Basterà na baby sitter per el futuro infante
e per mi giaterai na brava badante!
Antonietta Dalpiaz Breda
(*) Dalla raccolta “Ombrie e Solùster”
Poesie in lingua nònesa con traduzione
Ed. RATAA 2013

