L’acqua che costruisce futuro

L’acqua che costruisce futuro

Chi coltiva la terra lo sa: l’acqua è una risorsa che fa la differenza. In Val di Non, dove meli, assieme a ciliegi e piccoli frutti rappresentano la base dell’economia agricola, la disponibilità idrica non è mai stata un dettaglio. Negli ultimi anni, però, gestire l’acqua è diventato più complesso. Non tanto perché ce n’è meno in assoluto, quanto perché si presenta in modo diverso rispetto al passato: meno neve durante l’inverno, scioglimento più rapido in primavera, piogge concentrate in episodi intensi e brevi. D’estate, invece, l’acqua scarseggia e la pressione aumenta: servono irrigazioni frequenti, ma nello stesso periodo anche centri abitati hanno bisogno della stessa risorsa.

Questo cambiamento del ciclo idrico comporta difficoltà concrete. Per evitare conflitti e per garantire continuità alle coltivazioni, diventa quindi essenziale accumulare acqua quando c’è, in modo da utilizzarla quando serve davvero.

Un bene comune

Pensare all’acqua solo come a un input agricolo sarebbe riduttivo. È un bene prezioso che serve a tutti: agli usi civili, al turismo, all’agricoltura e alla sicurezza del territorio. Lo dimostrano gli aspetti ricreativi: laghi e specchi d’acqua qualificano il paesaggio, attraggono visitatori e creano opportunità per la comunità. Ma non solo: lo confermano i mesi estivi, quando gli incendi boschivi purtroppo possono divampare ed invasi e bacini facilitano le operazioni di spegnimento.

Per questo, i progetti di accumulo idrico vanno pensati non solo a servizio dell’agricoltura, ma in un’ottica più ampia, che tenga insieme esigenze produttive e sociali.

Il bacino di Brez: un esempio concreto

Alessandro Anselmi e Dino Mazzolini, rispettivamente Presidente e Segretario del Consorzio di Miglioramento Fondiario di 2° Grado Comunitas Bretii, che unisce quattro consorzi locali e gestisce complessivamente circa 300 ettari di frutteti, ci raccontano un esempio virtuoso di questo approccio olistico alla gestione idrica: il bacino di nuova realizzazione a Brez, in località Pradena.

Da dove nasce l’idea di realizzare un bacino a Brez?

L’idea nasce già nel 2008, quando abbiamo costituito il Consorzio di secondo grado Comunitas Bretii, che unisce quattro consorzi irrigui locali per un totale di circa 300 ettari di frutteti. All’epoca i problemi di approvvigionamento idrico si facevano sentire sempre di più e ci siamo resi conto che da soli non avremmo

mai potuto trovare una soluzione stabile. Serviva un’opera di accumulo capace di garantire acqua per tutti, anche nei momenti più difficili.

Chi ha supportato il progetto?

Il progetto è nato da una visione spinta dalle esigenze concrete della nostra comunità e portata avanti da chi ci ha creduto sin dall’inizio. Senza la determinazione locale non saremmo mai arrivati fin qui. Allo stesso tempo, la Provincia Autonoma di Trento ha avuto un ruolo fondamentale nel poter mettere a terra il progetto con un contributo concreto ai costi di costruzione, abbattendo così l’ammortamento sui singoli soci.

Come avete individuato l’area più adatta?

Dai primi studi è emersa la località Pradena, che ha caratteristiche ideali: è vicina al rio Rabiola, da cui arriva l’adduzione, e si trova ad una quota che permette di distribuire l’acqua “a caduta” a tutti i consorzi. Inoltre, si tratta di una zona storicamente legata alla comunità, che ospitava feste e momenti di aggregazione: anche per questo ci tenevamo a valorizzarla.

Il progetto è stato lungo e complesso: quali sono stati i passaggi principali?

Sì, ci è voluto tempo. Dopo gli studi preliminari e le fasi autorizzative, abbiamo ottenuto il contributo dalla Provincia nel 2020. I lavori sono stati divisi in quattro lotti e si sono conclusi nel settembre 2024. A marzo 2025 abbiamo riempito per la prima volta il bacino, che da subito è stato utilizzato per l’irrigazione.

Parliamo di numeri: che dimensioni ha il bacino?

Il bacino ha una capienza di circa 135.000 metri cubi e uno specchio d’acqua di 20.000 metri quadrati. Per ragioni di sicurezza non è balneabile, ma non volevamo che l’area restasse chiusa alla comunità: per questo abbiamo realizzato, accanto all’invaso, un piccolo laghetto balneabile e spazi ricreativi, così da restituire qualcosa ai cittadini. È un’opera agricola, certo, ma pensata con una visione più ampia.

Oltre all’irrigazione, quali altre funzioni svolge?

Oltre a garantire acqua ai frutteti, il bacino ha un ruolo importante nella prevenzione e gestione degli incendi boschivi. Abbiamo installato idranti lungo le piste forestali e in futuro potrà essere utilizzato anche dagli elicotteri per rifornirsi. Inoltre, grazie a sonde e stazioni meteo, possiamo ottimizzare l’uso della risorsa idrica ed evitare sprechi.

Che cosa rappresenta questa opera per gli agricoltori della zona?

Significa stabilità. Significa sapere che, nel nostro quotidiano, ma soprattutto in annate siccitose, possiamo contare su una riserva preziosa per difendere le colture e portare a casa un raccolto di qualità. In altre parole, significa poter continuare a investire con fiducia. Ma, ripeto, il bacino non è solo per gli agricoltori: è un bene per l’intera comunità.

Un modello da moltiplicare

Capiamo quindi come il bacino di Brez non sia solo un’infrastruttura agricola: è una scelta strategica che guarda al futuro. Grazie a questa opera, le aziende agricole possono contare su una maggiore stabilità produttiva e quindi economica. Ma ne beneficia anche l’intera comunità, che ha a disposizione un’opera in grado di garantire più sicurezza e nuove opportunità.

Il prossimo passo sarà replicare esperienze simili in altre zone della Val di Non. Perché i segnali che arrivano dal clima e dall’ambiente sono chiari: la disponibilità d’acqua diventerà sempre più centrale. I cambiamenti climatici ci impongono di pensare in modo lungimirante e non si può affrontare il problema dell’acqua solo nell’emergenza. Servono opere strutturali, condivise e sostenute dalle istituzioni, perché l’acqua è un bene comune e la sua gestione riguarda tutti, con progetti che beneficiano la comunità nel suo complesso.

Il bacino di Brez ci ricorda che ciò è possibile: basta unire visione, collaborazione e capacità di agire.

Michele Odorizzi