Duecento anni di strade ferrate. Storia sintetica delle ferrovie

Duecento anni di strade ferrate. Storia sintetica delle ferrovie

di Carlo Peretti

Quest’anno si celebrano i 200 anni della prima, seppur sperimentale, linea ferroviaria con trazione a vapore che collegava Stockton con Darlington in Inghilterra, realizzata da George Stephenson. L’invenzione della prima locomotiva a vapore la si deve però a Richard Trevitick che già nel 1804 la utilizzava per movimentare i carrelli carichi di materiale estratto in una miniera nel Galles, sempre in Inghilterra.

A Stephenson va il merito di pensare che questo nuovo e rivoluzionario mezzo di trasporto poteva essere utilizzato anche per lo spostamento delle persone in luogo delle carrozze trainate da cavalli come era in voga in quegli anni.

Si pensò quindi di istituire una vera linea ferroviaria di una certa importanza per collegare Manchester con il porto di Liverpool, ma per fare ciò era necessario che, per garantire un servizio sicuro e affidabile, venisse individuato un vettore con tali caratteristiche; a tal fine nella cittadina di Reinhill nel 1829 venne indetta una gara tra 5 costruttori di locomotive ed a vincerla fu Stephenson con la sua macchina chiamata Rocket (razzo) che diventò successivamente la capostipite delle future macchine a vapore.

Anche se in un primo momento il “mostro d’ acciaio”, così come veniva chiamata la locomotiva, suscitò in molti paura temendo che potesse scoppiare, la novità poi suscitò interesse a livello mondiale tanto che ogni stato non vedeva l’ora di inaugurare una propria linea ferroviaria anche in zone impensabili come il Perù, dove già nel 1876, con la linea Arequipa – Puno vennero raggiunti i 3.877 m. s.l.m. e 30 anni dopo, nel 1906 con la ferrovia Lima – Huancavelica si toccarono addirittura i 4.758 m. s.l.m.

In Europa, nel tentativo di emulare i record delle ferrovie andine, un imprenditore zurighese, Adolf Guyer Zeller, pensò di costruire una ferrovia che raggiungesse la vetta della Jungfrau, montagna Svizzera situata nell’Oberland, alla quota di 4.158 m. s.l.m.

I lavori iniziarono nel 1896 ma nel 1899 il costruttore morì; fortunatamente i lavori proseguirono però a causa dell’aumentare dei costi non fu possibile raggiungere la quota prevista e si dovette attestare la stazione a 3.454 m., che comunque dalla sua inaugurazione avvenuta il 21.2.1912, è, tutt’ora, la ferrovia più alta d’Europa. In epoca più recente, grazie anche alle moderne tecnologie, questi record sono stati polverizzati con la realizzazione, nel 2007, della ferrovia che collega la città di Xining, in Cina, con Lhasa, la capitale del Tibet, dopo 1.700 km di tracciato ed una quota massima di 5.072 m. s.l.m. Per evitare problemi al personale di servizio e ai viaggatori, causa la carenza di ossigeno, sia i locomotori che le carrozze sono pressurizzati come gli aerei. Invece in Russia nel 1914 è stata inaugurata quella che è tutt’ ora la ferrovia più lunga del mondo che da Mosca, attraverso la gelida Siberia, dopo quasi 9.300 km porta fino a Vladivostok, città portuale sul mar del Giappone.

In Italia la prima linea ferroviaria è stata la Napoli – Portici di 7 km inaugurata il 3 ottobre 1839 seguita l’anno successivo dalla Milano – Monza; vent’ anni dopo, nel 1859, veniva inaugurata la prima ferrovia in territorio trentino: la Verona – Bolzano ed a seguire la Mori – Arco – Riva nel 1891, la Trento – Tezze nel 1896, la Trento – Malé e la Dermulo – Mendola nel 1909 e la Ora – Predazzo nel 1918.

I destini di queste ferrovie però sono stati molto diversi perché purtroppo 3 di queste sono state soppresse: la Dermulo – Mendola (come si è ricordato su “Il Melo” dello scorso novembre) il 31 gennaio 1934, la Mori – Arco – Riva (che era stata prolungata fino a Rovereto) il 21 ottobre 1936 e la Ora – Predazzo il 10 gennaio 1963.

Da circa 20 anni l’associazione Transdolomites si sta battendo per una linea ferroviaria che colleghi Trento con le valli di Cembra – Fiemme e Fassa mentre molto più realistica potrebbe essere la realizzazione di quella da Mori al Garda perché sembra rientri nei programmi della stessa Provincia.

Per la Dermulo – Mendola invece non c’ è alcuna prospettiva se non il ricordo basato su alcune vestigia come il ponte sul rio S. Romedio a Sanzeno, convertito a scopi stradali, alcuni cippi chilometrici come ad esempio uno nei pressi dell’abitato di Malgolo, l’ex stazione di Fondo e una corta galleria a Ruffrè, anche questa adeguata al traffico su gomma.

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