Le case e le famiglie di Mechel dal 1800
Gli “Status Animarum”
Grazie ad un certosino e paziente lavoro di ricerca negli archivi ecclesiali e comunali da parte di Carlo Nicolodi possiamo disporre di una grossa mole di dati e riferimenti relativi alla situazione della popolazione di Mechel e delle loro abitazioni a partire dal 1800.
Il paese di Mechel si sviluppa longitudinalmente da sud verso nord, passando per il centro rappresentato dalla piazza con a monte la chiesa, fino al castello, un tempo abitato dai conti Firmian.
Le abitazioni erano dei grossi agglomerati tuttora esistenti occupati da diverse famiglie spesso imparentate tra di loro.

La casa numero 1 era la prima del paese verso l’attuale cimitero, (che allora non esisteva), un grosso caseggiato in salita sulla costa in direzione est-ovest. La porzione più ad est che confina con la strada è sicuramente quella più antica e ancora esistente. In un documento di compravendita di detta casa del 1685 tra i signori Vigilio Leonardi di Samoclevo e Leonardo Leonardi di Mechel viene specificato espressamente “…con il portale e gli stipiti delle finestre di pietra…”
Prima di giungere alla piazza vanno ricordate la canonica, adibita anche a edificio scolastico fino al 1960 e la casa nobiliare con lo stemma degli Andreis sul portale rivolto a ovest e quello dei Cazzuffo sul portale ad est.

La numerazione progressiva procede quindi in direzione nord fino al punto più estremo del paese, per contiguità di abitazione e senza distinzione di numeri pari e dispari in base al lato della strada. Tra agosto e settembre 1820 subentra una riforma e cambiano i numeri delle case. Ci è dato sapere questo in quanto annotato nel registro dei morti di Mechel. Grazie alla numerazione è stato possibile individuare dove abitavano le varie famiglie e i loro spostamenti nel corso dei decenni anche se con qualche difficoltà in seguito alla riforma.
“Status Animarum”
Gli Status Animarum (stati delle anime) erano dei registri parrocchiali che, in seguito al Concilio di Trento (1545-1563), i curati erano tenuti obbligatoriamente a compilare: in essi erano registrati dati anagrafici e religiosi dei parrocchiani, nonché le professioni svolte e la presenza di eventuali domestici. Pertanto, gli Status Animarum possono essere considerati una sorta di censimento organizzato della popolazione. In tali documenti venivano annotati ad una precisa data tutti i nominativi dei componenti della famiglia che abitavano in quella precisa casa contrassegnata dal numero civico, la loro data di nascita, quella dell’eventuale matrimonio e successivamente quella di morte.
I riferimenti per l’individuazione dei numeri civici delle case di Mechel nel 1800 e dei loro abitanti sono stati i tre (i) “Status Animarum” del 1832, del 1838 e del 1865, il (ii) Registro dei Battesimi, dei matrimoni e dei morti. Il Curato doveva segnare il numero dell’abitazione del neobattezzato, del marito della nuova coppia, del defunto. Il registro dei battesimi per Mechel inizia nel 1792 anno in cui viene concesso il Fonte Battesimale. Prima di questa data i battesimi venivano celebrati a Cles. Il Registro dei morti a Mechel è disponibile solo a partire dal 1798. Prima di tale data non vi era obbligo di annotazione.
Un terzo riferimento, alle conoscenze attuali, è costituito da (iii) due piantine del Comune di Mechel, entrambe conservate presso l’Ufficio del Catasto di Cles e pubblicate nel libro di Candido Deromedi “Contributo alla storia di Mechel”. A questo si aggiunge un’ulteriore mappa del paese 1859 presente in una pubblicazione di Giacomoni.
Don Lorenzo Poletti (Micei), curato a Mechel dal 1818 al 1845, è il firmatario dello Status Animarum sia del 1832 che del 1838, i più precisi e ricchi di particolari. Quello del 1865 è redatto da don Giacomo Bertoldi.
Grazie a queste scritture sappiamo che nel 1832 le famiglie del paese sono 47, nel 1838 sono 65 e nel 1865 sono 87. Si nota l’incremento demografico. Alcune nuove famiglie entrano in paese altre lasciano e si traferiscono altrove.
È interessante osservare come dal 1832 al 1838 il curato don Lorenzo modifica il cognome Deromedi. Fino agli ultimi anni del 1700 il cognome nel registro dei nati è scritto in latino e inizia sempre con il de (es. de Agostinis, de Romedis ecc.). A partire dal 1832 don Lorenzo italianizza i cognomi e toglie il de (es. Agostini, Romedi ecc.). Ma già nel 1838 Romedi, forse per una pronuncia più morbida e fluente, diventa Deromedi.
Status Animarum, Registro dei battesimi, dei matrimoni, dei morti costituiscono l’anagrafe di riferimento per ogni evenienza. Questi fondamentali documenti di enorme importanza c’era l’obbligo di conservarli in cassaforte metallica resistente al fuoco. La Curazia rappresentava l’ufficio anagrafe dell’epoca e punto indiscusso di riferimento per ogni controversia in argomento genealogico.
Frequentemente, in seguito al decesso di un padre di famiglia, veniva chiesto al curato l’albero genealogico ai fini della successione ereditaria.
Ai giorni nostri i grossi agglomerati sono tuttora esistenti; taluni con porzioni ristrutturate e abitati, molti altri in disuso e vuoti. Purtroppo, le loro dimensioni rappresentano un grosso ostacolo strutturale ai fini del rifacimento. Anche le esigenze abitative delle persone sono notevolmente mutate assieme allo stile di vita e difficilmente alcune abitazioni anche se rimaneggiate potrebbero risultare idonee.

