La Chiesetta di Santa Lucia di Campo Tassullo – Documenti inediti
La chiesa di S. Lucia di Campo Tassullo è, forse, una tra le meno conosciute della valle. Non tanto perché sia nascosta, è, infatti, prospiciente alla frequentata strada provinciale delle 4 Ville, quanto perché di questa chiesa si sa ben poco. Negli archivi parrocchiali di Tassullo non si trova quasi niente. Notizie frammentarie si trovano nel libro “Memorie della Parrocchia e dei Parroci di Tassullo (don
Luigi Borghesi, 1910)”, tre-quattro citazioni, nel 1488, 1536 e 1579, lasciti, inventario dei beni e visite vescovili. La chiesa è citata per la prima volta in un lascito testamentario del 17 giugno 1374, nei protocolli del notaio Bartolomeo detto Tomeo da Tuenno (pubblicato nella tesi di laurea di Alessandra Faes, Università di Trento, 1996-97).
Dalla predella dell’altare maggiore, si può risalire alla sua data di realizzazione: 1626.
Don Simone Weber, nei suoi tre volumi “Le Chiese della Val Di Non nella storia e nell’arte (1937-38)”, dedica alla chiesetta di Campo poco più di dodici righe. Inizia dicendo: «Conserva il suo volto primiero, perché non andò soggetta a rifacimenti.» Le altre notizie riportate sono le medesime del già citato libro di don Borghesi.
In nessun documento antico si trova quello che invece, per caso, ho veduto spulciando vecchie carte lasciatemi dallo stimato Federico Pinamonti (1931-2024) e conservate ancor prima, con cura, dalla mamma Caterina Pietroboni. Nel primo documento, scritto dal Signor Parroco di Tassullo don Giombatta Tolameotti e titolato: “Promemoria esteso dagli immarginati Nicolò Menapace capoVilla di Campo, Carlo Menapace sindico della chiesa di S. Lucia, Antonio Torresani sacristano di detta chiesa, in Campo Tassullo il 13 maggio 1838”. Troviamo nella prime righe: «Essendo la chiesa Figliale di S. Lucia in Campo bisognosa di ristauro nell’interno e nella facciata, onde potere continuare ad uffiziarla fu proposto di riattivarla in modo, che riesca più decorosa più asciutta e più comoda all’ingresso, trasportando il presbiterio a sera e facendo la facciata a mattina verso la strada.»
Già da queste poche righe possiamo conoscere come allora la chiesetta avesse il presbiterio posto ad est, con la porta di entrata a ovest, come peraltro tutte le antiche chiese di Tassullo (Parrocchiale, S. Vigilio, Immacolata di Sanzenone, S. Paolo a Pavillo…) mentre attualmente il presbiterio è posto ad ovest, con l’entrata ad est. E questo contrasta con quanto invece scrive don Weber: «Conserva il suo volto primiero, perché non andò soggetta a rifacimenti.»
Il documento del 1838 prosegue: «Per eseguire tutto questo sarà di bisogno la spesa di circa fiorini cinquecento abusivi oltre la condotta de materiali ad ammanire quest’importo prima di tutto si chiederà il permesso alle superiori Autorità d’impiegare gli avanzi della villa di Campo ascendenti circa a fiorini duecento abusivi. In secondo luogo si ricorre alla generosa carità degli abitanti di Campo, e di altri benevoli benefattori, che vorranno concorrere ad opera si pia e decorosa. A tal fine si estende il presente promemoria da esibirsi, e mostrarsi ad ogni capo famiglia di Campo, acciò voglia e possa dichiarare il suo consenso.»
Troviamo che fu sottoscritto da 29 capi famiglia, tra i quali due donne, quattro preti di Campo, i Conti Spaur e don Tolameotti. L’impegno sottoscritto era per ogni famiglia di 2-3 fiorini, alcune fino a 10-15, più generosi i preti con un massimo di 30 f per don Michele Menapace.
Negli anni seguenti fu eseguito disegno e premisura per i lavori a cura del geometra Stefano [cognome incomprensibile] il cui prezzo finale è stato fissato a f. 529,43. Queste informazioni le abbiamo da un secondo documento inedito, di data 16 maggio 1845. Tale documento, in premessa, dice che non si è avuto dall’ Eccelso I. R. Governo il permesso di appaltare i lavori in quanto mancava l’intero fondo occorrente. Prosegue così: «siccome tale impresa viene incontrata per la maggior parte con offerte private fatte dagli stessi vicini, pensarono di far eseguir l’impresa in discorso mediante un contratto privato, sempre però colla riserva dell’approvazione Superiore; e quindi essendosi presentati i due maestri muratori Giuseppe Arnoldi di Denno e Giuseppe Eccher di Flavon i quali esaminati gli operati tecnici relativi a tale impresa, preparano in base agli stessi il seguente contratto, colla rappresentanza della sud.ta Chiesa, e con alcuni altri individui della Villa di Campo autorizzati a tale opera da tutti i vicini di Campo con atto 13 maggio 1838 in cui tutti sono firmati mediante il quale convennero quanto segue.
1°. I sunnominati imprenditori Arnoldi e Echer agendo per se ed eredi si obbligano e promettono di intraprendere ed eseguire maestrevolmente e secondo le regole dell’arte la opera di riedizione della chiesa di Santa Lucia di Campo Tassullo, nonché i prescritti restauri sempre in base agli operati tecnici relativi, cioè disegno, premisura, descrizione dei lavori, a condizione d’asta sopra citati, i quali furono da essi letti e ispezionati, colla dichiarazione di eseguirli rigorosamente /salve alcune modificazioni, come si dirà di sotto/ e perciò vengono uniti al presente documento, come parte integrante Sotto lett.a A».
Questo documento è in realtà la sottoscrizione dell’impegno dei due imprenditori ad eseguire i lavori richiesti, in cui troviamo alcune clausole tra le quali al punto c) «Dovrà venir trasportato il campanile dal luogo ove si ritrova, in prospettiva sopra alla porta e ben fermato al coperto.»
Questo dimostra che, in origine, il campanile non era dove si trova attualmente, mentre l’altare del 1626, venne trasportato nel nuovo presbiterio. Si può quindi affermare che i lavori che iniziarono nel 1845, per la chiesetta di Campo, furono assai consistenti e tali da cambiarne l’aspetto. Da altri documenti inediti si percepisce che l’impresa fu tutt’altro che semplice. Terminarono intorno al 1855, ma con strascichi giudiziari nei confronti delle due ditte appaltatrici e con la chiamata in causa di chi aveva dato sicurtà (una sorta di fideiussione bancaria) per le ditte stesse. La vicenda fu alquanto complessa, fu chiamato a dirimere le questioni il Signor Carlo Antonio Conci De Brattia di Tassullo e si giunse anche di fronte al Giudice Distrettuale di Cles. Ci sono altre carte, difficili da interpretare, comunque sembra che la vicenda si sia conclusa con atto del 24 maggio 1857. Resta il fatto incontrovertibile che la chiesetta di S. Lucia di Campo, fino al 1845, non era come oggi si presenta.
Il documento


