La villa Giannantoni a Coredo

La villa Giannantoni a Coredo
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Il caratteristico edificio dal colore rosa che con le sue torri dai tetti appuntiti, chiamato dai Coredani la villa del Mantovan, che domina da nord il paese di Coredo fin dagli anni 20 del secolo scorso, venne costruito dalla famiglia Giannantoni, industriali mantovani, che in pianura padana possedevano grandi mulini.

A Coredo, nella loro villa venivano a passare le vacanze estive, con la servitù al seguito, ospitando amici e personalità.

Perfino il principe Umberto di Savoia, venuto in val di Non   per osservare le manovre militari che nel 1935 si svolsero in tutta la valle, venne ospitato per una notte a villa Giannantoni, insieme agli ufficiali della sua guardia e anche Gabriele D’Annunzio vi fece una visita.

La villa era circondata da un grande parco e l’entrata principale, passato il grande cancello vicino alla strada, lungo il viale portava alle due scale esterne in marmo bianco, da cui si arrivava nel salone principale, dal soffitto a travi in legno decorato, e alle cui pareti erano appesi trofei di caccia di ogni tipo, anche africani, essendo il capofamiglia appassionato cacciatore.

C’era poi la stanza della musica con il pianoforte, il salotto con i sofà,  la veranda con grandi finestre e una vista meravigliosa sulle montagne del Brenta, le cucine, la sala da pranzo e al secondo piano le stanze da letto e i bagni. Soffitti e pareti erano decorati con pitture e disegni e un magnifico portale, con due colonne e un arco dal vago stile orientale, separava l’ingresso dalla sala del biliardo.

L’acqua necessaria agli usi della casa nei primi anni veniva presa dal sottostante canale che la portava in paese dalla valle di Verdes, a uso potabile e irriguo, e per mezzo di una pompa veniva spinta su fino alla villa. In seguito venne fatto il collegamento all’acquedotto.

Una famiglia di Coredo svolgeva il compito di custodi e molte persone del paese ogni tanto lavoravano a giornata alla villa per la cura del parco o per altri lavori.

Dallo scoppio della 2a guerra la famiglia Giannantoni restò a Coredo per tre anni consecutivi, ma poi con lo spostarsi al nord del fronte decisero di partire e trasferirsi a Salò e alla loro villa non tornarono più, inoltre nel luglio del 44 i loro mulini in pianura vennero bombardati e rasi al suolo. Rimasta deserta la villa venne occupata fino alla fine della guerra dalla formazione partigiana che operava a Coredo e dintorni.

Passò poi di proprietà più volte finché a metà anni cinquanta fu acquistata dalle Manifatture Tabacchi dello Stato e divenne parte di un compendio che con la costruzione dei grandi edifici lì vicino, ospitò per tante estati, fino ai primi anni 80, moltissimi ragazzini, figli dei dipendenti delle Manifatture che a turni, venivano mandati in vacanza a Coredo.

Da lì in poi cominciò l’abbandono, interrotto per un mese nel 2001 da un interessante manifestazione, Floranaunia, che portò nelle stanze della villa una esposizione di artigianato di varia natura, con il parco rimesso a nuovo e che ebbe molto successo.

Poi di nuovo abbandono e incuria.

Nel 2006 la villa con la vicina casa dove al tempo della colonia estiva c’erano lavanderia, stireria e altri locali e con la casa del custode più sopra passarono alla P.A. di Trento e venne anche posto un vincolo di interesse culturale, da parte della Soprintendenza Beni Architettonici che doveva garantire conservazione e manutenzione.

Vincolo di tutela che rimane solo sulla carta, anche se siamo nel virtuoso Trentino, perché come tutti possono vedere la villa è in condizioni pietose, con i muri delle stanze imbrattate dai vandali, i serramenti distrutti, le finestre sul tetto con i vetri sfondati da cui, da anni piove dentro e anche i caratteristici tetti a punta delle torri sono un colabrodo.

Né la P.A. di Trento come proprietaria né il Comune prima di Coredo e ora di Predaia si sono mai preoccupati, se non a parole, di mettere in pratica o di sollecitare almeno i minimi provvedimenti per fermare i vandalismi e garantire la manutenzione di questo bellissimo edificio.

Perfino alcune persone, a titolo personale, hanno interessato l’assessorato competente della P.A. di Trento sullo stato della villa, ricevendo solo promesse di interventi mai fatti. Da poco anche una studentessa di Coredo ha elaborato la sua tesi di Laurea sulla storia e sulle vicende della villa.

Invito tutti a visitare la villa Giannantoni, per rendersi conto in che stato si trova e di quello che potrebbe diventare, per Coredo, ad esempio luogo di mostre, di esposizioni di artigianato, di concerti e di manifestazioni culturali.

Fabrizio Rizzardi