Un itinerario in Val di Non: le opere di Venter Marini architetto e pittore
Camminando per le strade di campagna che attraversano prati e boschi non è difficile trovare segnali a forma di conchiglia che indicano il tracciato di una delle tappe del Cammino Iacopeo d’Anaunia. Nel 2007 si costituisce l’Associazione Anaune Amici del Cammino di Santiago. Dopo un accurato studio sul territorio, nel 2009, viene presentato ufficialmente questo “Cammino”. La bellezza del paesaggio, la sua diversità e la ricchezza dei siti artistico-culturali presenti sul percorso ha decretato il grande successo dell’iniziativa. Accompagnati dalla guida redatta dall’associazione, molti “pellegrini” si sono convertiti a percorrere a piedi, a passo lento, la Valle di Non. Nella descrizione della prima tappa Sanzeno-Fondo, all’altezza di Cavareno la guida suggerisce di imboccare una variante al classico percorso che, attraversando una prateria, raggiunge Fondo. Seguendo le indicazioni di questa variante, attraversata la piazza, ci si avvia per una strada in salita, che attraversa la zona più moderna e residenziale del paese. Si arriva così alla ciclabile che porta verso Ronzone. In questa area agricola coltivata a foraggio, ha trovato l’ambiente ideale per la riproduzione un uccello migratore il “Re di Quaglie”. Nella zona incontriamo alcuni grandi tabelloni che informano il viandante su un importante progetto voluto dalle amministrazioni del territorio in collaborazione con l’associazione allevatori per salvaguardare questa specie protetta. Proseguendo per il percorso si arriva a Ronzone e poi a Malosco. Il paese sorge sulla riva sinistra del rio Sas, è luogo di villeggiatura estiva e invernale, dotato di diverse strutture alberghiere. Seguendo sempre le indicazioni del Cammino Jacopeo si giunge ad un edificio storico sulla cui facciata è stato scoperto un bell’affresco in buone condizioni di conservazione. La pittura rappresenta una Madonna con Bambino e i Santi Antonio Abate e Giacomo il Maggiore. Questo affresco votivo fu probabilmente realizzato, come quelli che si possono vedere nell’abitato di Fondo, a seguito delle grandi pestilenze che hanno afflitto la zona nei secoli XIV e XV. Transitando davanti alla chiesa parrocchiale dedicata a S. Tecla, si raggiunge il cimitero che merita una visita per la presenza di un monumento ai caduti durante la prima guerra mondiale. Nel 1922 l’ufficio delle Belle Arti di Trento organizzò un concorso per idee riguardanti monumenti celebrativi dei caduti durante la Grande Guerra.
Giorgio Venter Marini vinse il concorso relativo al comune di Malosco. Questo artista nato a Rovereto (1890-1973) è stato una figura poliedrica nel panorama culturale del Trentino nel difficile momento del dopoguerra avvicinando la precisione tecnica del progetto architettonico con la libertà espressiva del pittore e del decoratore. Dopo aver studiato a Vienna e a Monaco, rientrato in Italia, fece un’esperienza importante a Roma, frequentando anche lo studio di Marcello Piacentini, figura chiave dell’architettura durante il ventennio fascista. A Trento, fu subito individuato da Giuseppe Gerola, soprintendente dell’ufficio regionale dell’Antichità e Belle Arti, come il più adatto per seguire il complesso progetto della ricostruzione postbellica. In quel periodo vi è un grande fermento culturale in Trentino, in quel momento, a causa del rinnovato assetto istituzionale, si cercavano nuove modalità espressive. Il monumento ai caduti di Malosco si distingue per il superamento della retorica monumentale classica a favore di un linguaggio più simbolico. L’opera è strutturata come una semplice edicola aperta su tre lati preceduta da un pronao. La parte più interessante riguarda l’ampia decorazione a graffito, in cui il Marini era maestro. Dopo aver tinteggiato tutte le superfici di un giallo ocra molto intenso l’artista ha graffito una grande corona di spine sulla volta del pronao. All’interno della nicchia possiamo vedere una Crocifissione e sulle pareti un corteo di figure femminili disperate e piangenti. Appare molto significativo e singolare la teoria di combattenti costretti ad avanzare sotto i colpi della verga dell’oppressore straniero. Per comprenderlo ci immergiamo nell’ideologia del periodo storico fascista caratterizzata da un forte nazionalismo. La scena è accompagnata da un’epigrafe che recita “a imperitura ricordanza” dei caduti trentini “costretti a pugnare nelle file dell’oppressore”. Sulle pareti esterne troviamo guerrieri trionfanti e sul timpano contadini al lavoro che testimoniano l’operosità della valle in tempo di pace.
Una importante mostra è stata dedicata dal Comune di Cles a questo artista illustrandone la produzione pittorica, grafica e di arte applicata. Giorgio Venter Marini era legato alla borgata nonesa a cause dei suoi rapporti di amicizia e ammirazione con il famoso pittore paesaggista Bartolomeo Bezzi (Fucine1851, Cles 1923). Il Bezzi era spesso presente nella borgata, aveva sposato, nel 1892 Isabella Dal Lago. Per la sua intensa attività di pittore risiedeva in città diverse ma tornando sempre volentieri a Cles, nel palazzo Dal Lago che affaccia sull’attuale via Trento, dalle cui finestra ha ripreso i paesaggi della Valle di Non. Venter Marini nel 1924 decora con un graffito celebrativo del pittore da poco scomparso, la facciata di questo palazzo. Il Marini viene chiamato anche a realizzare, nel cimitero di Cles, il monumento funebre del pittore Bezzi. Come scrive lo stesso autore, nei progetti di questa tomba realizzata tra il 1927-29, si è ispirato alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta costruita in stile gotico clesiano. Marini adotta, per coprire la semplice pietra della sepoltura, un tetto ripido e spiovente di tipo gotico. La decorazione a graffito, su sfondo ocra, è stata realizzata dall’artista su più registri. Nella parete alta, vicina alla cuspide, troviamo una croce e una corona di spine. Nel secondo registro vediamo un contadino intento ad arare, nel terzo le figure femminili e maschili alternate a decorazioni vegetali, al centro, altri simboli religiosi. La cappella resta, insieme al monumento di Malosco, un importante testimonianza del risveglio dell’arte trentina dopo le ferite del primo conflitto mondiale. Nel 1944 l’architetto Venter Marini ottiene la libera docenza per l’insegnamento di architettura presso l’Istituto Universitario di Venezia dove resterà fino alla morte avvenuta nel 1973.


