Orientamento professionale dal “cosa faccio” al “come scelgo la strada futura”
“In quale scuola superiore mi iscrivo?” “Ho fatto qualche esame all’università, ma non so più se è la mia strada…!”. Scegliere il futuro professionale non è solo avere un’indicazione per le scelte di studio o di lavoro, ma concepire l’orientamento come progetto di vita, ricerca di senso, scelta di felicità possibile.
Come mai scegliere il percorso professionale giusto fa paura e, allo stesso tempo, è così emozionante?
La risposta è “scritta” tra le stelle. “Desiderare” è un termine che deriva dal latino de-sidera. La particella de- indica mancanza, mentre sidera significa “stella”. Anticamente, i marinai leggevano il cielo per non perdere la rotta. “Desiderare” significava avvertire la mancanza delle stelle guida e, di conseguenza, mettersi in cammino per ritrovarle.
Orientarsi nel futuro professionale significa allenare sentimenti, valori e passioni per trasformare quella sensazione di smarrimento in una scelta consapevole e capace di illuminare il percorso formativo più adatto. Non si tratta solo di decidere “cosa fare da grandi”, ma esplorare dentro sé “chi si vuole diventare”.
Quali gli elementi importanti per un Metodo di Orientamento Vocazionale Umanistico?
Lo scopriamo attraverso un progetto: “laboratorio Future Lab” realizzato da un team di coach umanisti a Brescia, attraverso il racconto di Marina Alini. L’iniziativa ha coinvolto ragazze e ragazzi della scuola secondaria in un percorso costruito attorno a tre aree fondamentali: Risorse, Futuro, Azione. Hanno partecipato anche i genitori: i migliori alleati nella costruzione del progetto di vita dei figli. Il mondo professionale è sempre più ricco di opportunità ma anche di incertezze. Molti giovani arrivano spesso alle scelte formative con scarso orientamento nel senso di sé e del proprio futuro, con conseguente demotivazione a studiare e scelte rinunciatarie. FutureLab è nato come spazio di sperimentazione, condivisione e gioco, in cui iniziare a dare forma al futuro. Durante il percorso, i ragazzi hanno costruito un set di carte simboliche che raccoglievano risorse, scoperte e riflessioni emerse nelle diverse attività.
Nell’area Risorse i ragazzi, hanno scoperto i loro “superpoteri”: cioè le loro capacità, caratteristiche e potenzialità personali. Il test sulle potenzialità li ha aiutati a riflettere su se stessi in modo più consapevole. Nel confronto hanno esercitato la capacità di pensarsi, osservarsi e conoscersi meglio mentre imparano, collaborano o affrontano una difficoltà. Un passaggio cruciale perché senza la consapevolezza delle proprie risorse, ogni scelta per il futuro rischia di restare fragile.
Nell’area Futuro, hanno realizzato attività per conoscere i campi vocazionali: macro-aree che raggruppano i “mestieri” in relazione alle loro specifiche finalità, entro cui -nel tempo- potrà prendere forma un progetto professionale. Esso sono: comunicazione, cura e difesa, ricerca, meccanica, organizzazione, formazione, arte e agro-gastronomia. L’obiettivo non era decidere “quale professione farò”, ma riconoscere ciò che attrae ed entusiasma. Stimolare la curiosità e alimentare l’immaginazione è il modo migliore per nutrire il desiderio di futuro. In merito, ai genitori sono stati forniti indicazioni e strumenti per l’approfondimento dei campi prescelti, inclusa la possibilità di conoscere persone impiegate negli specifici settori.
Nell’area Azione, i ragazzi hanno sperimentato l’importanza di mettersi in gioco, affrontando la fatica con fiducia. Hanno imparato a cambiare prospettiva di fronte a un ostacolo, passando da una mentalità statica: “non sono capace”, a una mentalità dinamica “posso migliorare”. Hanno riflettuto sul valore dell’errore come parte del processo di apprendimento e sull’importanza di concentrare energie su ciò che è sotto il proprio controllo. In questa fase è emerso il valore dell’allenamento di abilità e competenze e il ruolo degli alleati nel percorso di crescita.
Il laboratorio è stato vissuto come uno spazio di “gioco impegnato”, in cui divertirsi e apprendere. Un’esperienza ricca di scoperte: “Abbiamo vissuto insieme un tempo pieno di meraviglia, che ha rafforzato l’alleanza adulto-ragazzi”.
Hanno commentato i ragazzi: “Con i coach abbiamo scoperto che non si allenano solo i muscoli, ma che si possono allenare e rendere più forti anche le nostre risorse personali”. E insieme abbiamo capito che “Il futuro non è qualcosa che accade, ma qualcosa per cui ci si può preparare, con curiosità, impegno e “fatica buona”, per costruire direzioni di sviluppo verso il domani”.
I cinque punti fondamentali emersi per i genitori e per i giovani:
1) I genitori possono essere guide attente ed amorevoli: le vostre idee sono importanti tanto più se non sono imposte, ma proposte come ipotesi e occasioni di confronto.
2) Condividete ciò che vedete nei vostri figli – risorse, qualità, inclinazioni, incertezze – raccontate come li immaginate nel futuro.
3) Quando emergono interessi e passioni, aiutateli a esplorarli attraverso esperienze, ricerche e momenti di approfondimento.
4) Il futuro si costruisce nel dialogo e nella riflessione condivisa sulle esperienze vissute insieme.
5) Ai giovani vorremmo dire: il futuro non è una minaccia. Può creare timore, ma ciò che non si conosce si può esplorare. L’ignoto, quando diventa esperienza, trasforma la paura in opportunità di crescita.

