Riscopriamo Mastellina in Val di Sole
Percorrendo la parte centrale della Valle di Sole si incontrano diversi borghi di antica tradizione storica ma oggi un po’ dimenticati, la passione per gli sport invernali forse sorpassa gli interessi più legati alla storia e alla cultura.
Il comune di Commezzadura non ha una unità geografica ma è formato da cinque paesi che sono tra i più interessanti. Oltre alla stessa Commezzadura, Piano, Mestriago, Mastellina e Deggiano sorprendono per le loro interessanti caratteristiche. Sorpassata la rotonda di Dimaro, percorrendo la statale verso nord, sulla destra si vede una chiesetta che attira l’attenzione anche per il suo bel campanile con doppio ordine di monofore che termina con una copertura piramidale in pietra e quattro piccole guglie.
Dedicata a S. Antonio Abate, eremita egiziano vissuto tra il III e il IV secolo, considerato il fondatore del monachesimo cristiano.
Tutti conoscono la sua associazione con il mondo animale che è un misto di storia, leggenda e necessità pratiche medioevali. Molto rappresentato nelle chiese antiche il Santo è accompagnato quasi sempre da un maiale. Secondo la tradizione popolare Antonio scese all’inferno per rubare il fuoco al diavolo e donarlo agli uomini. Portò il suo fedele maialino che il santo incontrò malato e guarì miracolosamente divenendo il suo accompagnatore inseparabile. L’animale distrasse i diavoli e permise l’impresa.
Nel medioevo i monaci Antoniani curavano il cosiddetto “fuoco di S. Antonio” (herpes zoster) con il grasso di questi suini che venivano allevati, fatti pascolare liberamente divenendo simbolo del santo. Ricordando queste leggende in molte località la notte del 17 gennaio, data della morte di Antonio, si fanno grandi falò che significano rinnovamento e purificazione. Nella stessa data era anche molto diffusa la benedizione degli animali domestici e delle stalle.
La chiesa venne consacrata nel 1461 forse in seguito ad un rimaneggiamento di un edificio più antico, probabilmente una semplice cappella. Il paese di Mastellina fu interessato, all’inizio del 1600, da una rovinosa frana proveniente dalla vicinissima montagna. Per arrivare alla navata della chiesa oggi bisogna scendere ben nove gradini, tanto si era alzato il livello della strada. Risistemata, ampliata e restaurata in seguito a questo avvenimento fu dotata di un nuovo elegante portale architravato su cui è incisa la data del 1607 e il nome del lapicida che eseguì i lavori: Antonio Gramola da Dezano oggi Deggiano. Nell’interno l’aula è coperta da un soffitto ligneo piano, il presbiterio è rettangolare e voltato a botte. Un ciclo di affreschi decorava le pareti del presbiterio e non solo.
Il vescovo suffraganeo Pietro Belli visitò la chiesa nel 1617, ordinò alcuni lavori per renderla più funzionale e sicura dopo la frana e ordinò anche che fossero cancellati tutti gli affreschi. Oggi nel presbiterio, dietro l’altare vediamo una Crocifissione, un Cristo in mandorla, alcune scene come la Natività, l’Adorazione dei Magi e un lacerto delle Fuga in Egitto. Riscoperte durante un restauro nel 1933, il ciclo è stato attribuito a Giovanni e Battista Baschenis. Due iscrizioni in caratteri gotici riportano la data 1483 e 1489.
La chiesa ha tre altari: il maggiore è intagliato e dorato, presenta una forma a trittico ed è attribuito a Lenner, quello laterale destro è sempre intagliato e dorato dalla bottega di Lenner. Il terzo, in origine collocato sulla sinistra dell’arco santo fu spostato lungo la navata per permettere di ammirare altri affreschi scoperti nell’ultimo restauro.
Oltrepassata la chiesa, addentrandosi verso il paese, superata la canonica oggi occupata dallo studio del pittore Albino Rossi, si raggiunge un gruppo di case, piccoli palazzi della nobiltà rurale tra cui si distingue quello della famiglia Guardi. Nella semplice facciata si aprono due piani di bifore architravate in marmo, troviamo anche un affresco ormai molto deteriorato che rappresenta la Madonna con Bambino accompagnata da S. Antonio Abate e S. Rocco. Il bel portale in forma tardo rinascimentale è in pietra con lo stemma della famiglia nella chiave di volta, lo completa una importante cornice a forma di architrave. Nel libro dei nati e battezzati presso la chiesa di s. Agata, alla data 22 maggio 1678 è scritto che a Mastellina è nato Domenico, nella famiglia Guardi. Verso il 1690 questo Domenico, poco più che dodicenne, appassionato di disegno e pittura si trasferisce a Vienna chiamato dallo zio Don Giovanni che esercitava il suo ministero presso la cattedrale di S. Stefano. Nella capitale dell’impero il giovane ebbe la possibilità di studiare pittura. Domenico fece famiglia e a Vienna, nel 1698 nacque il primo figlio, Gianantonio.
Nel 1702 la famiglia si trasferì a Venezia dove fu aperta una bottega di pittura. Qui arrivarono altri figli tra cui nel 1712 Francesco il notissimo vedutista. Nel 1716, alla morte del padre Gianantonio, il primogenito, ereditò la bottega che era già ben avviata. Creava riproduzioni di celebri dipinti del cinquecento e seicento, opere di soggetto biblico e storico, per decorare ville e palazzi. Francesco inizia il suo apprendistato nella bottega di famiglia, passerà poi, negli anni, presso altri maestri tra cui Canaletto e qui Francesco si appassionerà alla pittura di veduta. I fratelli Guardi mantennero a Mastellina una serie di proprietà, prati, campi e boschi restando così legati al paese di origine.

In chiusura ricordo che nella pieve di Vigo di Ton sono conservate tre lunette e una pala d’altare dipinte dai fratelli Guardi nel 1735, chiamati ad eseguire queste opere dal parroco, Pietro Antonio Guardi di Almazzago cugino dei pittori, dotto teologo.

