La forza di chi non si arrende: credere in sé stessi cambia tutto…

La forza di chi non si arrende: credere in sé stessi cambia tutto…

Ciao a tutti,

che cosa succede quando nessuno crede più in qualcosa e soprattutto, quando nessuno crede più in sé stesso?

Nella leggenda vi racconterò di una ragazza che non ha certezze, ma sceglie comunque di agire, non aspetta di sentirsi pronta, decide di fidarsi di sé stessa anche nel dubbio. Credere in sé stessi non significa essere sicuri di riuscire, ma avere il coraggio di agire anche quando si ha paura di fallire. Spesso, nella realtà, succede il contrario. Si rimane fermi perché si pensa, di non essere abbastanza capaci, abbastanza forti, abbastanza importanti. Si aspetta il momento giusto, l’approvazione degli altri, o qualcuno che faccia il primo passo. Ma quel momento non arriva.

Il cambiamento inizia quando qualcuno decide di provarci comunque, ed è quello che succede ogni giorno, in piccoli e grandi gesti: quando una persona difende un’idea, un altro essere umano o un amico e prende una posizione o inizia qualcosa di nuovo senza garanzie. Questo mio articolo vuole essere uno stimolo per tutti i ragazzi ma anche i bambini che in questi tempi difficili devono trovare anche e soprattutto in sé stessi il coraggio di iniziare un viaggio di studio, scoperte e conoscenze. Solo attraverso queste riusciranno a non seguire cattivi maestri che possono influenzare i loro pensieri; avere una mente analitica e aperta per crescere e imparare, forte per resistere alle difficoltà e non mollare, positiva per affrontare tutto con fiducia e determinazione, flessibile per adattarsi ai cambiamenti e trovare sempre soluzioni positive … questo è fondamentale per la crescita di ogni essere umano.

Leggenda

Si racconta che, tra le Valli alte del Trentino, quando ancora i paesi erano poco più che gruppi di case in legno e pietra, la primavera non arrivasse da sola. Doveva essere liberata.

Sopra un villaggio nascosto tra le montagne, oltre i pascoli e le ultime baite, si alzava una cima che gli anziani chiamavano la Montagna Chiusa. Nessuno saliva fin lassù dopo l’inverno, perché si diceva che il gelo non fosse naturale, ma custodito.

Ogni anno, infatti, quando la neve cadeva, una presenza antica si svegliava sotto la montagna: la Regina del Gelo, spirito delle nevi eterne. Non era malvagia, ma severa. Il suo compito era tenere la terra addormentata finché gli uomini non dimostravano di essere pronti a risvegliarla.

Un tempo, gli abitanti del villaggio lo sapevano. Alla fine dell’inverno, salivano in processione fino a un vecchio larice solitario, appena sotto la vetta.

Lì cantavano insieme, portando con sé rami secchi, semi e acqua dei torrenti ghiacciati. Non era un rito religioso, ma qualcosa di più antico: un patto.

E ogni anno, dopo quel canto, la neve cominciava a sciogliersi.

Ma col passare del tempo, le tradizioni si persero. I giovani non volevano più salire fin lassù. Dicevano che era solo una storia per spaventare i bambini. E così, un anno, nessuno salì.

La primavera non arrivò.

La neve rimase nei campi anche quando il calendario diceva che era tempo di semina. I torrenti erano lenti, il bosco silenzioso.

Le scorte iniziarono a finire, e la paura si fece strada tra le case.

Nel villaggio viveva una ragazza, Elia, figlia di un boscaiolo. Era cresciuta ascoltando le storie del nonno, che parlava della Montagna Chiusa come di un luogo vivo. Non rideva mai di quelle leggende.

Una sera, mentre il vento faceva scricchiolare le finestre, Elia trovò in soffitta un vecchio corno di legno e un mantello consumato. Erano appartenuti a suo nonno. Ricordò allora una frase che lui ripeteva spesso:

“Non è la montagna a trattenere la primavera, siamo noi che smettiamo di cercarla.”

Il mattino dopo partì.

Salì tra boschi carichi di neve, dove ogni passo affondava fino al ginocchio. Il silenzio era così fitto che sembrava ascoltarla. A tratti, le parve di vedere ombre muoversi tra gli alberi—spiriti del bosco, forse, o solo la paura. Quando raggiunse il larice, il cielo era coperto e il vento tagliava il viso. Era sola.

Per un momento esitò. Poi prese il corno, lo portò alle labbra e soffiò.

Il suono non era forte, ma profondo. Risuonò tra le rocce, rimbalzando da una parete all’altra della valle, come se la montagna stessa rispondesse.

Allora parlò, a voce alta: “Non siamo pronti… ma abbiamo bisogno di ricominciare.” Il vento si fermò.

La neve, attorno a lei, scricchiolò. Dal pendio sopra il larice, il ghiaccio si incrinò lentamente. E da quella crepa scese una figura alta, avvolta in un mantello bianco: la Regina del Gelo.

I suoi occhi erano chiari come ghiaccio di lago. “Perché sei venuta da sola?” chiese.

Elia tremava, ma non abbassò lo sguardo e rispose: “Perché gli altri hanno dimenticato… ma io no.”

Ci fu un lungo silenzio.

Poi la Regina posò una mano sul tronco del larice. Il ghiaccio che lo ricopriva iniziò a sciogliersi, goccia dopo goccia.

“Non serve che tutti ricordino,” disse. “Basta che qualcuno lo faccia davvero.” Si voltò verso la valle.

E allora accadde. La neve iniziò a cedere, prima lentamente, poi sempre più in fretta; dai pendii scesero rivoli d’acqua, i rami si alleggerirono, e sotto la coltre bianca comparve il primo verde.

Quando Elia tornò al villaggio, trovò i tetti che gocciolavano e l’aria diversa…più morbida, più viva.

Da quel giorno, gli abitanti tornarono a salire ogni anno fino al larice. Non per paura, ma per non dimenticare.

E ancora oggi, in certe valli del Trentino, si dice che se la primavera tarda troppo, basta salire in alto, fermarsi in silenzio tra gli alberi… e chiamarla.

Perché la montagna ascolta.

(Leggenda Anonima)

Avete capito ragazzi, la forza di Elia sta proprio qui: non nel risultato, ma nella decisione di non arrendersi prima ancora di iniziare. Il vero cambiamento avviene, nel momento in cui si sceglie di credere in sé stessi. Perché, in fondo, non è la mancanza di possibilità a bloccarci, ma la mancanza di fiducia e finché nessuno prova, tutto resta immobile. Proprio come la neve che non si scioglie.

Nicoletta Moretti