FRA I MONTI UNA PICCOLA PATRIA (*) Alta val di Non tedesca (1a parte)

FRA I MONTI UNA PICCOLA PATRIA (*) Alta val di Non tedesca (1a parte)

“In capo alla Valle di Non sopra la Terra di Fondo trovasi Senal, Villa di poco conto: ma rispettabile per una Madonna miracolosa di gran concorso. Qui una meta degli abitanti parla Italiano, l’altra Todesco in modo, che d’un solo popolo gli uni non si intendono da gli altri, per quanto intesi” (M. A. Mariani 1673). La situazione particolare nell’estremo limite nord dell’Anaunia dal punto di vista culturale e linguistico meraviglia l’osservatore del XVII secolo.

II Pinamonti, nel 1829, tenta una spiegazione storica: “Senale, paese tutto disperso e singolare al pari di quelli di Lauregno e Proves per la mescolanza degli usi e de’ linguaggi che si incontrano e si fondono; sia che l’idioma tedesco vi giungesse coi cavatori di mine che lasciarono nei monti una profonda traccia della loro presenza, sia che in remoti tempi i regolari di Senale vi abbiano per servizio di quell’ospizio condotta una colonia germanica, la quale siasi poi estesa anche a Proves e Lauregno” (La Naunia descritta al viaggiatore, Milano 1829. p. 50).

Dopo aver tentato di spiegare i motivi d’una presenza cosi eccezionale in Val di Non, il Pinamonti aggiunge: “… In Senale, in Proves e in Lauregno, terre situate nella Naunia a settentrione, per una strana combinazione di cui, come accennai, ben non si conosce la causa, parlasi questo idioma corrotto però frammischiato a parole italiane” (p. 87). In tempi di nazionalismo italiano e tedesco, agli inizi del XX secolo, Cesare Battisti spiegava: “In fondo alla Valle, presso il confine fra Trentino e Tirolo sono i paeselli di Proves e Lauregno, Senale e S. Felice ove si parla tedesco. Si tratta di 1462 abitanti. Questi tedeschi sono lavoratori immigrati vari secoli fa per la lavorazione della miniera delle quali restano non poche traccie”.

Gli studiosi del passato sono concordi nel descrivere i caratteri linguistici della zona; meno nel ricercarne la causa. Si pensa ad una colonizzazione di gente parlante tedesco, voluta dai Conti di Appiano durante il XIII secolo ed incrementata dal Principe Vescovo di Trento Federico Wanga: ipotesi condivisa da A. Zieger:

Il Wanga “ …. cercò di intensificare lo sfruttamento dei luoghi incolti e alpestri col chiamare dei – roncadori – tedeschi… Da questi immigrati, assorbiti poi in parte dall’elemento locale. ebbero origine (le) piccole oasi linguistiche”.

Ma rimane valida anche l’altra teoria: che gli antenati delle genti germanofone dell’alta Val di Non siano stati minatori, come pensano il Pinamonti ed il Battisti e conferma anche lo Zieger: ai primi del XIII secolo vi fu una “massiccia immigrazione di operai (canOpi), imprenditori e specialisti da fuori, specie tedeschi” ingaggiati nella corsa all’argento, rame, piombo e ferro che il grande Vescovo Wanga aprì, dando alle miniere trentine il primo statuto in Europa.

Una testimonianza indiretta per questa tesi viene della carta delle Valli del Noce dipinta dal Mattioli fra il 1527 ed il 1542; ad Ovest della zona abitata dalle genti nonese che parlano tedesco egli annota: “Qui si cava argento”. J. W. Cole ed E. R. Wolf, nel loro studio “La frontiera nascosta, Ecologia ed etnicità fra Trentino e Sudtirolo” (New York-London 1973, trad. ital. Trento 1993) approfondiscono il tema con dati documentali e geografici di insuperata chiarezza: “Non pare probabile che esistesse alcun insediamento permanente nella zona prima del 1000 d. C. Nel 1184 esisteva a Unsere Liebe Frau im Walde/Senale un ospedale… (che) come ogni altro ospizio dell’epoca aveva lo scopo di fornire aiuto ai pellegrini e ai crociati che attraversavano i passi alpini. Sembra che Laurein e Proveis siano stati entrambi fondati nel XII secolo, anche se Laurein viene nominato per la prima volta nei documenti nel 1233 e Proveis nel 1274. Entrambi furono probabilmente fondati sotto l’auspicio dei conti di Eppan, che erano anche interessati a espandere l’area di insediamento tedesco nella vicina val d’Ulten. Proveis era probabilmente costituito da un gruppo di casolari per la sosta dei pastori (Schweigen)” (p 102). I due ricercatori raccolgono dati molto interessanti sulla zona in questione, elencando anche il nome dei masi di U. L. Frau im Walde/Senale e St. Felix a cominciare dal 1318: sono oltre 50 toponimi, che risalgono in maggioranza al XVI secolo. Lo studio risulta estremamente complesso, perché abbraccia anche gli aspetti sociologici ed economici della cultura locale; dal libro appare un profilo attento e veritiero dell’identità dei “Nonsberger”, gli abitanti tedeschi della Valle di Non.

In tempi più vicini, G. Maistrelli Anzilotti ha studiato l’origine di alcuni cognomi tedeschi delle alte valli della Pescara e della Novella. L’elenco comprende 39 cognomi, il più antico dei quali è documentato già nel 1294; la formazione dei nomi di famiglia però in massima parte risale al 1500 (Studi Trentini di Scienze Storiche, LXXVIII, 1, 1999, pp. 3-13). Fra i paesi dei parlanti tedesco, il più documentato è Senale al quale il Vescovo di Trento Alberto di Campo concesse ospizio nel 1184. Il Papa Lucio III l’anno successivo esentò la fondazione dalla soggezione alla pieve di Sarnonico. Nel 1207 Federico Wanga consacrò la chiesa di Senale, dedicata a S. Maria; nel 1309 essa doveva essere florida, se venne tassata di 25 marche. Nel 1321 Senale fu donata al Monastero di Augia (Bolzano), appartenente ai Canonici Regolari di S. Agostino. A partire dall’ospedale, che ebbe fino a sette religiosi occupati nell’assistenza ai viaggiatori ed ai pellegrini, si creò un vero e proprio “distretto” di cura d’anime, che si estese ai masi via via sorti sul territorio circostante. Tale fatto differenzia Senale dagli altri “ospedali” del tempo (Campiglio in prima fila), che rimasero istituzioni slegate dalla cura d’anime tradizionale. è da ricordare che nel 1476 funzionava a poca distanza la chiesetta di Casaid, che ebbe il suo cimitero nel 1693. La chiesa di S. Felix, sempre nei dintorni di Senale, risale invece al 1742. Le cronache del XVIII secolo registrano un fatto che fu tenuto per miracoloso. Nel 1772 andò persa la cassetta delle offerte della chiesa di Senale, con tutto il denaro che conteneva. Il rettore della chiesa si rivolse ai frati di Cles, per domandare la grazia di ritrovare la cassetta a S. Antonio, titolare del convento clesiano. Per intercessione del santo taumaturgo nel 1773 la cassetta venne recuperata intatta. Verso il 1843 agli Agostiniani subentrarono i Benedettini di Gries. La chiesa-santuario della Madonna di Senale e ancor oggi uno dei luoghi di culto più amati dalla popolazione nonesa, oltre che meta d’un turismo religioso e paesaggistico di prim’ordine in ogni stagione. (continua …)

Don Fortunato Turrini