San Romedio, sagra ‘feriale’ e un nuovo priore, padre Bortolino Maistrello

San Romedio, sagra ‘feriale’ e un nuovo priore, padre Bortolino Maistrello

Vicentino di nascita, classe 1954, è da nove anni in val di Non dopo i trenta trascorsi in Africa come missionario.

“Unire” sempre di più il santuario di San Romedio e la basilica dei Santi Martiri Anauniesi di Sanzeno in un unico contesto di fede e religiosità. Questa la mission che padre Bortolino Maistrello, nuovo priore del santuario e parroco di Sanzeno, Casez e Banco porta avanti con i tre frati della sua comunità. A Sanzeno si conferma così la comunità dei francescani conventuali, ormai l’ultima e unica presenza rimasta in Trentino a far capo ai frati di Sant’Antonio da Padova dopo la decisione del Capitolo provinciale di ritirarsi dalla parrocchia di Borgo Sacco, in quel di Rovereto.

“Una scelta difficile ma dovendo scegliere si è voluto rimanere in val di Non, una terra che nel corso dei decenni passati è stata generosa di vocazioni che hanno portato e portano onore e forze al nostro Ordine” – spiega padre Bortolino che abbiamo incontrato nella sede della comunità a Sanzeno.

La basilica dei santi Martiri Anauniesi è stata per tutto il 2025 una delle quattro porte dell’Anno Santo nella Diocesi di Trento e questo ha rinsaldato e rilanciato il legame storico e religioso con San Romelio che in valle di Non è uno dei maggiori poli di attrazione anche turistica oltre che devozionale.

“Uno richiama l’altro e mi vien di dire che non si comprende appieno il messaggio di san Romedio se non ci si richiama alle radici dell’evangelizzazione della valle e del Trentino documentata dalla basilica di Sanzeno”.

Quest’anno il 15 gennaio, la festa di San Romedio, cade di giovedì, un giorno feriale, ma questo non scoraggerà i pellegrini che tradizionalmente e con ogni condizione meteo raggiungono a piedi il santuario partendo oltre che da Sanzeno anche dalle altre località collegate con i sentieri.

Di sagre nel santuario noneso padre Bortolino ne ha vissute già una decina da quando, tornato dalla missione in Ghana dove ha vissuto trent’anni, è arrivato a Sanzeno, ma questa è la prima da priore e per lui sarà quindi una sorta di investitura popolare.

La ricorrenza sarà all’insegna della tradizione. Come ogni anno nel santuario verranno celebrate tre

Messe alle ore 9.00, 11.00 e 16.00. La funzione delle ore 11.00, sarà presieduta da mons. Lauro Tisi che da vescovo non manca mai di solennizzare le iniziative legate ad autentiche tradizioni devozionali. Confermato anche quest’anno l’ormai consueto e frequentatissimo appuntamento della vigilia con il cammino nella notte che unisce idealmente i due poli della fede cristiana in val di Non, la basilica dei santi Martiri d’Anaunia e san Romedio.

“Sarà un cammino di riflessione e di preghiere, temi su cui riflettere in questi difficili tempi tra pace e guerra non ne mancano” – afferma il neo priore.

Al fianco degli eventi religiosi il giorno di San Romedio si rinnova la tradizione del “pasto del pellegrino” a base di trippe che verranno preparate nel ristorante Pineta a Tavon e quindi servite fumanti dagli alpini del Nuvola nella foresteria del santuario che si animerà per questo per tutta la giornata.

Trent’anni di missionario in Ghana hanno lasciato un ricordo profondo nella storia personale del priore trascorsi in una terra difficile tra rivolte, carestia ed epidemie e tanta sofferenza. “Ci dividevamo un panino e un kg di farina a settimana” – ricorda.

La maggior parte degli anni trascorsi in missione li ha condivisi con padre Giorgio Abram, papà di Ronzone e mamma di Coredo, frate francescano conventuale con ben 45 anni in Ghana dove ha dedicato la vita alla lotta contro la lebbra fin quando, nel marzo 2021 è morto di Covid.

La missione a Takoradi, secondo porto del Paese dopo la capitale Accra, era diventata un riferimento internazionale riconosciuto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ha rivoluzionato l’approccio alla cura della lebbra. “Gli ammalati non finivano più come prima nei lebbrosari dove rimanevano isolati fino alla morte ma restavano nei loro villaggi. Qui con cure adeguate potevano guarire: una rivoluzione culturale oltre che sanitaria verso una malattia terribile che incuteva terrore e la morte sociale prima ancora che fisica” – ricorda padre Bortolino che nella missione si occupava della tipografia per la stampa e divulgazione delle pubblicazioni cattoliche in inglese e nelle lingue locali.

Nei suoi primi anni in val di Non padre Bortolino ha curato la parte amministrativa come economo della parrocchia e del santuario, e sono stati anni di rilancio sopra tutto per san Romedio, con numeri in crescita anno dopo anno per quanto riguarda i visitatori, pellegrini e turisti e un crescendo devozionale.

Anni segnati da lavori che hanno reso più sicuro ed attrattivo il santuario in termini di accoglienza anche per merito – sottolinea il frate – della famiglia dei gestori, custodi discreti ed efficienti dell’antico eremo, e dalla candidatura, poi accantonata, di inserire San Romedio nella Lista propositiva dello Stato italiano per accedere ai beni UNESCO come patrimonio dell’umanità.

Candidatura che – spiega il religioso – a quanto mi risulta non è stata abbandonata ma è in fase di ripensamento a cura dell’apposito Comitato istituito dalla Provincia di Trento puntando più alla connotazione ambientale (canyon, natura selvaggia ecc.) che sull’aspetto religioso perché di santuari italiani nell’elenco Unesco ce ne sono già troppi.

“La devozione a San Romedio è ben viva ed attuale in val di Non e non solo. Anche nel 2025 sono stati oltre centomila i visitatori per turismo e per devozione. La domenica la messa delle nove è frequentata quasi solo da fedeli che vengono abitualmente dai paesi del circondario, quella delle 11 invece anche da tanti visitatori e turisti”.

Giacomo Eccher